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domenica 17 agosto 2014

67 - nuovo uomo primitivo del futuro

Se tutti si battessero soltanto secondo le proprie opinioni, la guerra non si farebbe mai. (Lev Tolstoj).

      

Nella storia dei popoli, il linguaggio della guerra ha spesso prevalso come soluzione di conflitti ritenuti irrisolvibili diversamente. In particolare un tempo, preparandosi continuamente ad una guerra, anche solo per mostrare i muscoli, spesso aiutava le diplomazie a negoziare. Le spese militari, da sempre sono stati per i governi, un modo per dimostrare la loro ricchezza e la loro capacità di difesa. Su questo tema gli argomenti sono aspri e delicati. Occorre un grande equilibrio e una visione precisa di concetto di difesa in funzione degli scenari geopolitici mondiali. L'Europa ha una sua politica ed una visione comune, oppure ogni Stato sperpera denaro pensando solo a sé stesso?

Oggi, più che in qualsiasi altro tempo del passato, la follia consiste nel fatto che in questioni militari, il mostrare i muscoli per non farsi percepire deboli, consiste nel dare quantità di denaro esorbitante alle poche aziende che fabbricano armi per qualsiasi governo. Non solo, ogni Stato, per proteggere l'economia del proprio Paese e le proprie politiche estere, spende anche tanti soldi in ricerca e sviluppo militare e nel relativo spionaggio industriale e scientifico. Questo, evidentemente incide non poco sulle politiche o economico fiscale e sullo stato sociale. La questione è davvero delicata da trattare.

Ricerca e spionaggio sono sia un bene sia un male, dipende dalle intenzioni di partenza. Tutto questo, sta accadendo in un contesto internazionale dove a nessuno conviene una guerra totale, ma tutti temono qualche follia improvvisa di qualche insano gesto che qualcuno possa fare da qualche parte del mondo dello scacchiere internazionale. Dalla caduta del muro di Berlino in poi, economie instabili sono alla ricerca di riassetto di nuovi equilibri, mentre una finanza spesso incosciente, perde non di rado i contatti con la nuova complessa realtà riguardo il bene comune, che non è stato mai il loro forte.

In questo scenario non sono poche le domande da farsi in un'economia così precaria, senza più confini e sempre più interdipendente. Ad esempio, cosa accadrebbe se un bel giorno, Russia o Cina decidessero che il dollaro non può più essere la moneta di riferimento di tutti i Paesi? Perché mai ciò non potrebbe accadere? Perché sono solo gli Stati Uniti che devono avere delle società (private ma con interessi nazionali precisi) che devono mettere le pagelle ai governi e alle economie del mondo? Se un bel giorno Europa, Russia, Cina, e magari anche India ed altri, dovessero decidere di avere ognuno una propria agenzia di rating, cosa ne sarebbe dei precari equilibri geopolitici?

Le risorse primarie, stanno mutando la loro importanza e priorità strategica, il petrolio perderà sempre più peso geopolitico, nuove energie prendono forma e alcune di esse stanno prendendo il sopravvento in alcune nazioni (vedi nucleare ma non solo). Tutto ciò di certo modificherà ancor più gli scenari dell'intero pianeta. Si riuscirà ad essere abbastanza sapienti? Si potrebbero vedere tutte queste energie alternative come strumenti di pace, in un quadro internazionale? Ai posteri l'ardua sentenza. 

Intanto, sarebbe bene cercare di avere delle classi dirigenti con meno ambizioni personali e un po' più di visione di lungo termine e con una visione internazionale più strategica per la competitività delle nostre economie. Non è saggio da parte della Germania e dei Paesi del Nord Europa guardare troppo a Est, con il fine di impossessarsi della manodopera a costi bassi, dei loro mercati, e delle opportunità strutturali industriali che questi nuovi territori appena entrati nella UE offrono loro. 

Facendo così, pensano di scaricare il blocco mediterraneo a loro culturalmente più estraneo. Gli Usa potrebbero anche apprezzare questo scenario, ma la Federazione Russa, nostra vicina di casa e ricca di risorse primarie, non sembra gradire questa propensione del gruppo dei Paesi germanici. In tal modo i russi, vedrebbero il mercato asiatico, e cinese in particolare, sempre più un riferimento strategico di primaria importanza per loro, questo li avvicinerà sempre di più rafforzando entrambi i blocchi anche da un punto di vista militare. In tal caso, vedrei l'Europa leggermente spiazzata nel contesto dei mercati internazionali, aggiungendo anche le divisioni interne e le poche risorse primarie che possiede per il suo sviluppo. Questi temi fanno venire i brividi a chi ama la vita e la pace.

Le nostre aziende nazionali, tranne che in alcuni casi, le vedo non molto competitive se non in mercati di nicchia. Il mediterraneo ci conviene vederlo con occhio di riguardo, nonostante i casini che ci sono in nord Africa. Da sempre nella storia dell'uomo, un conflitto parte dal presupposto di difendere qualcosa ritenuto vitale che non può assolutamente essere perso. Altro motivo per cui si combatte, riguarda qualcosa fuori dai propri confini che serve da conquistare per vivere meglio. Oggi essendo tutto così volatile con ogni economia sempre più interdipendente che mai, molti equilibri potrebbero saltare. Si riesce ad avere abbastanza buon senso ed una cultura globale capace di indurre maggiore saggezza? La cultura, riuscirà mai a unire in modo intelligente, anziché dividere guidata dalla follia umana?

Armonia e pace, presuppongono una visione globale da parte di tutti, e un nuovo contesto geopolitico è tutto ancora da creare. Si richiede buon senso, rispetto per gli altri, e comportamento equo e razionale da parte di tutti gli attori principali. Ma l'uomo per sua natura, non in tutte le culture e non sempre è educato ad essere equo e razionale. Troppe sono ancora le paure e i pregiudizi, molta l'avidità in particolare di chi si sente potente in ogni parte del mondo, e poche sono le attuali risorse del pianeta per soddisfare i desideri insaziabili della natura umana. 

Intanto una cosa è certa, attualmente almeno, i Paesi in via di sviluppo aiutano solo ai paesi ricchi a diventare più ricchi. Le risorse naturali attuali non possono assolutamente permettere a tutti di vivere secondo le logiche degli sprechi dei popoli ad economia avanzata. Pertanto, già sarebbe questo un primo problema da approfondire e rivedere. L'economia occidentale fa sognare tanti popoli finora esclusi dalla festa dei consumi, ma non tutti questi ultimi pretendenti, ancora riescono a vedere il costo di tutto ciò, sia per loro, sia per il pianeta.

Se la sola Cina imparasse a sprecare e consumare come gli Stati Uniti e L'Europa, quante risorse dovrebbe avere il nostro pianeta? Al momento, le risorse che occorrono e che provengono dalla natura, nessuna è da considerare infinita. Maggiore saranno avidità e sprechi di quanti più umani possibili, tanto più velocemente queste risorse naturali si esauriranno. Nella storia dell'umanità, l'acqua ad esempio, è stata sempre ritenuta una fonte vitale e quindi di tensione e fattore di conflitto. Altri elementi chiave come motivo di guerra, sono dovuti a controversie territoriali per motivi di risorse presenti come oro, gas, petrolio, diamanti, e così via. Tutti mercati che spesso convivono con la morte.

Da sempre l'uomo lotta per la conquista di queste risorse. Esse sono ritenute utili per avere un vantaggio strategico di tipo militare, o tale da garantire un benessere di un popolo. Nota: la cosa non è così romantica come sembra, per conquistare tali risorse, occorre tanto sangue di tantissima gente, tuttavia, il benessere poi conquistato, non sempre è per tutti. Un vecchio  proverbio africano così recita: quando gli elefanti si combattono, è l'erba ad essere schiacciata. Non di buono auspicio è neppure la famosa frase di Einstein, quando diceva di non sapere come poteva essere combattuta la prossima guerra, ma affermava con sicurezza, che l'altra ancora, sarebbe stata certamente combattuta con le pietre.

Da qui, una batteria di domande: Tra i diversi centri di potere del globo, sono abbastanza coloro che hanno capito fino in fondo, che l'unico popolo esistente da difendere è quello dell'intero pianeta terra? La scienza e le tecnologie, riusciranno a trovare alternative alla natura per colmare i vuoti delle energie primarie che serviranno per la sopravvivenza di tutti i popoli? Se la scienza dovesse essere in grado di dare una risposta nel creare energie alternative, cosa faranno i governanti dei paesi che finora hanno basato il loro potere sugli altri, grazie alle loro materie prime? Le religioni, saranno stare tutte alla larga dalle guerre sante? Le culture, saranno in grado di comunicare tra loro, annientando le diverse aree integraliste interne? Quale nuovo ruolo dovranno avere i militari, considerando anche le nuove tecnologie?

Lasciando aperte le su esposte domande poiché difficile è essere in grado di capire per me tali argomenti, iniziamo a pensare all'acqua ad esempio. Cosa che siamo in molti oggi a darla per scontata nei Paesi ad economia avanzata. Ma considerando inquinamento e mancanza di rispetto per l'ambiente, non è detto che possa esserci prima o poi un ritorno di fiamma su questo tema come argomento di conflitto, e in questo scenario mondiale, il rispetto per l'ambiente non è che sia proprio un problema di tutti, in particolare di chi deve pagare mutui, affitti, bollette, e fare la spesa ogni giorno. Sembra strano, ma parlando di Paesi ricchi, bisogna parlare anche di questo.

Molte fonti di acqua dolce, sono già condivise da varie nazioni confinanti non sempre in pace tra loro. Perché quindi non diffondere una cultura ramificata su questi temi in modo da creare una diffusa cultura della pace? Scienziati, religiosi, università e scuole, devono avere una visione interculturale e stare lontani dalle politiche localistiche. Il mondo web è a disposizione ... ma lo sarà sempre per tutti?

L'accesso alle risorse idriche, è da sempre stata il motivo che ha supportato altri argomenti nella storia delle guerre dell'umanità. Essa in tanti casi, già oggi vale più dell'oro e anche più petrolio. Vedi ad esempio le costruzioni delle dighe e ciò che queste comportano per il bene nell'economia reale di ogni Paese in via di sviluppo capace di non sopravvivere di carità spesso ipocrita e affaristica dei Paesi ricchi. Vedi anche l'importanza di avere sbocchi sul mare per strategie di difesa, e vedi come la vita da sempre sia legata al corso dei fiumi. L'acqua quindi, non è scontata affatto per nessuno, tanto da sprecarla e inquinarla come se nulla fosse. Anch'essa è una risorsa della natura che richiede saggezza.

Credo che come dice il Prof Lee Yearley (Professore di Etica dell’Unuversità di Stanford), in occidente esistono tre diverse tradizioni filosofiche che guidano il nostro cammino, e queste, è indispensabile che ora imparino a fare i conti con alcuni fondamentali da condividere, alimentando tra loro un confronto che sia capace di concentrarsi più su ciò che unisce e non su quanto divide. 

Le tre fonti del Prof. Yearley sono il liberismo, il quale modello sostiene che tutto ciò che soddisfi l’individuo sia giusto; il razionalismo, che ritiene etico solo le azioni ragionevoli che risultano essere tali in tutte le situazioni; ed infine il perfezionismo, il quale orienta l’azione individuale verso dei principi da seguire, dove il comportamento, quanto più si conforma a questo ideale, tanto più è da ritenersi etico. (Vedi post 4). 

Ognuna delle tre fonti primarie, deve e può imparare ad incontrarsi con le altre senza paura di perdere la propria identità. Tanto tra l'altro, è evidente che economia globale, scienza, tecnologie e modernità, da sole, senza che vi siano dibattiti di vario genere, il mondo lo hanno già cambiato. Basta esserne coscienti e il resto va da sé. Basta dirsi se si vuole alimentare la pace oppure no. 

Essere tutti consapevoli che le relazioni culturali e politiche debbano ristrutturarsi, mi pare solo una cosa di buon senso. Ad esempio, nel caso in cui vi fosse una vera Europa politica con un esercito proprio, la NATO quale ruolo avrebbe considerando la caduto del muro di Berlino? Quale politica estera guiderebbe la nostra economia?

Le imprese, a parte ciò che fanno da sempre le multinazionali, oltre che per migliorare i loro fatturati e margini, per aiutare la costruzione della pace nel mondo, più che delocaluzzare, dovrebbero superare ogni barriera di lingua e cultura. Dovrebbero iper specializzarsi, e costituirsi in reti collegate tra loro, per occupare varie nicchie di mercato nel mondo. 

Questo, in ogni area merceologica o di servizio possibile. Ricerca avanzata e sviluppo tecnologico e scientifico, difficilmente i militari dei vari governi saranno (al momento) felici di condividere risorse pubbliche per le ricerche. Le imprese manifatturiere, dovrebbero avere una loro visione per collaborare di più tra loro indioendentemente dai confini politici.

A tal proposito i servizi di sicurezza vanno iper curati in ogni nazione, e il contro spionaggio va ben retribuito con cautela e attenzione. Nessuno deve sentirsi sicuro di nulla in nessun posto del mondo. Nessuno deve poter immaginare di possedere nulla di certo e solo per lui, a maggior ragione integralisti e malati di mente, che i popoli non riescono a fermare a casa loro.

Indipendentemente dalle politiche e dalle classe dirigenti chiuse al cambiamento, solo per proteggere i loro personali spazi conquistati con il vecchio mondo, tantissime sono le cose che richiedono alta cultura umanistica, militare, finanziaria e scientifica. I politici non possono essere più degli egoisti improvvisati e impreparati. intanto, già tanti imprenditori, lavoratori e professionisti, stanno cambiando, nel bene e nel male l'economia planetaria. 

Queste reti di relazioni devono ampliarsi, arricchirsi e consolidarsi il più possibile, questo, per il bene di ogni impresa, e per acquisire una nuova visione del mondo, che non dia mai spazio all'incoscienza e alla follia di pochi e di ricche oligarchie.

Know how finora locali che si allargano; battaglie legali su brevetti che ampliano la concorrenza; materie prime, mai per fortuna in mani di uno solo; spionaggio industriale; piccole imprese che trasferiscono know how nel mondo per avidità personale di breve termine di imprenditori di stretta visione; universitari e ingegneri in giro per il mondo perché a casa loro non sempre trovano lavoro; contrariamente a quanto si pensi, non per cinismo, ma sono tutte cose ed eventi benvenut per l'uomo primitivo del futuro. Possono essere viste in positivo e incentivate in un contesto culturale nuovo.

Burocrati, politici ottusi al cambiamento e classe dirigente arroccata sulla difesa dei propri privilegi, la storia li ha già sbattuto la porta in faccia. Abbiamo bisogno ora di ricostruttori. L'istruzione umanistica, scientifica e tecnologica, insieme devono essere viste come un tutt'uno. L'educazione va  rivoluzionata nella direzione dei punti sopra riportati, tutte queste cose, in tal modo, continueranno anche a creare nuove professionalità, nuove persone e nuove filosofie di vita di più ampio respiro. Bisogna anche incentivare e spronare tutto quanto possa crearsi attraverso le tecnologie, senza mai perdere il contatto con la natura, l'umanesimo un diritto d'impresa etico e la vera essenza delle cose.

Spesso i governi cercano o s’inventano pretesti per orientare l’opinione pubblica per loro interessi specifici non sempre trasparenti per il bene comune. Bisogna lasciar perdere tali governi, e bisogna far capire a oligarchie e mafie di ogni cultura, che "oltre certi limiti", nessuno di loro può andare, visto che è purtroppo illusorio pensare di cancellarli come sarebbe giusto che fosse.

Nessuno può andare "oltre cert limiti" in ogni Stato. In casi diversi, ogni guerra a vari livelli è la sola benvenuta circoscritta a quell'ambito culturale, contro quella specifica oligarchia o mafia. Chi stabilisce questo "oltre certi limiti"? Lo può solo stabilire la cultura media diffusa ai più ampi strati sociali di ogni nazione. La cultura pluralistica, diffusa e allargata in ogni ambito, è la vera garanzia di ogni democrazia. Ma questo richiede tempo e pazienza, richiede buona volontà e visione. Ecco cosa temo! Ma bisogna aver fiducia nell'uomo nuovo consapevole di essere cittadino libero del mondo.

Alla base di tutti conflitti, che di solito partono in particolare nei paesi dove è bassa la democrazia fatta di popoli ad elevata cultura media, vi è sempre la necessità di pochi che tendono ad accaparrarsi le nuove risorse produttive e le aree commerciali strategiche. Questi sono oligarchi che si sono impossessati della pace di un popolo pensando ai loro sporchi interessi personali. Nelle vere democrazie, la cultura emergente è diversa. Segue a tal proposito un articolo di "d.repubblica" del 20 marzo 2014 giornata mondiale della felicità indetta dall'ONU.

Mark Williamson, presidente di Action for Happiness afferma: 

"I governi devono investire di più sulla salute e il benessere della popolazione. Stress, ansia, depressione portano sofferenza, a problemi di salute. Sono situazioni nelle quali si spendono soldi per le cure. È sempre più necessario destinare fondi alla tutela della salute mentale delle persone e aiutarle a stare bene. Serve la serenità necessaria per affrontare ogni difficoltà. Alla lunga è la scelta migliore e queste politiche pagano. Se le persone sono meno ansiose e stressate, ad esempio, si ammalano di meno. Le cure rappresentano un costo sociale importante. E se gli individui non stanno bene, perdono più facilmente il lavoro e i costi per la società aumentano".

Davvero di grande auspicio l'invito alla nuova riflessione di Mark Williamson. Questo approccio fa pensare che le guerre tra gli umani, spariranno solo quando si diventerà tutti consapevoli di essere su questa terra, inquilini per il tempo di una sola singola vita. Questo è un luogo dove le risorse naturali e artificiali, sono da considerare quanto prima un bene comune di tutta l’umanità. Investire in cultura pluralistica ma seria, assolutamente e subito, bene, e puntando alla qualità totale.

Beata ingenuità la mia? Lo so, ma certe considerazioni le si fanno ugualmente. Tutti sappiamo che in un piccolo angolo della nostra mente, qualche piccolo messaggio di pace, aiuta anche i più chiusi di mente, quando capita che si ritrovano per un attimo ad essere solo con sé stessi.

Religione, tradizioni, cultura e razza, come sempre, sono vendute bene dalle propagande dei centri di potere di ogni cultura. Ma queste sono solo variabili secondarie di ogni guerra. Esse sono solo approcci nobili utilizzati da pochi avidi folli. Conviene averne in abbondanza di tradizioni, culture e religioni, è importante anzi che esse dialoghino, senza mai essere divise tra loro, e senza che mai a nessuna venga mai in mente di mettersi al servizio della stupidità umana. Esistono sintesi possibili tra diverse culture, senza che nessuna di queste abbia paura di perdere la propria identità. Il tempo da solo, sa poi sempre aiutare a saper decidere quel che è davvero bene fare, per iniziare un nuovo virtuoso ciclo dopo ogni naturale ciclico declino.

Dando uno sguardo alla storia di ogni cultura, si nota che le guerre nascono sistematicamente solo ed esclusivamente dal contrasto fra Potenti di territori vicini, i quali non intendono saper condividere le risorse. Le guerre nascono solo per motivazione al potere e avidità di pochi. L'avidità è un concetto strano ma diabolico, facile da innescare in ogni mente anche piccola e di poveri, ma che in realtà, serve come cultura dominante solo a pochi. L'avidità anche se dovesse essere innata, cosa in cui non credo, se si vive in contesti culturali ricchi e adeguati fin da bambini, è un seme che ogni mente pur avendolo in sé, da solo non si alimenta per essere un pericolo per tutti.

Vi sono anche alcune false idee da buttare giù quanto prima. Non è vero che solo e tutti i ricchi per esempio, siano necessariamente avidi per natura; tanti sono invece a volte i poveri che lo diventano. Tantissimi sono poi coloro che non poveri e non ricchi davvero, convivendo con le illusioni, vivono avidamente e in "miseria" la loro esistenza, sporcando ogni cosa che toccano nel corso del loro tempo. Questo ultimo tipo di persona però, è altra gente, essa va aiutata per conseguenze negative della loro mente, dovuto solo alle conseguenze del disagio sociale dilagante.



Conclusione 

Se le risorse fossero infinite, senza cambiare cultura, attraverso una visione basata sull'avidità umana che non è naturale ma acquisita culturalmente, sono certo che le guerre sarebbero molte di più. La gente comune, in realtà ama la pace e il benessere, ama sentirsi realizzata in cose produttive, belle o piacevoli da realizzare. Come dice  Tolstoj, "Se tutti si battessero soltanto secondo le proprie opinioni, la guerra non si farebbe mai". Purtroppo però, a volte pochi ricchi e politici idioti, sono loro che fanno la storia e segnano la vita dell'umanità. Brutto da ammettere ma vero. 

Nessuno di buon senso da solo ama morire davvero per un Dio astratto o una Razza superiore. Questo accade solo quando qualcuno non sano di mente, o qualcuno per avida visione del mondo, attraverso un progetto culturale mirato che crea ad hoc, decide di mettersi al vertice di una società (che glielo permette). Quanto la follia va al potere, il popolo che si divide con una parte che si schiera con i potenti di turno, spesso dimentica che chi comanda in questi casi, lo fa solo per desideri concreti di beni materiali da voler acquisire per sé stesso, o lo fa per potere e vanagloria personale.

Grandi uomini finora hanno realizzato grandi progetti, tante cose che abbiamo le dobbiamo alla loro visione del mondo e alla loro capacità di lotta solitaria che a duo tempo sapevano portare avanti, a volte rimettendoci la vita. Studiando la storia abbiamo tantissimo da imparare da quei grandi personaggi, uomini e donne. Ma il mondo una volta era disperso nel cielo e questo lo si ignorava, si pensava addirittura che tutto girasse intorno alla terra. 

Oggi il mondo, tutti sanno che è un semplice punto del cosmo, dove all'interno del quale, tutti possiamo interagire per il bene o per il male. Oggi i grandi uomini e le grandi donne, sono coloro che sanno condividere intelligenze, sapienze, scoperte e invenzioni per il bene comune, grazie anche ai nostri avi di ogni cultura, credenza e tradizione che si sono distinti nel passato. 

Economia, impresa e anche una finanza non moltiplicatrice di cattiva cultura e pessimo esempio fatto di valore irreale in tutti i sensi, in un contesto diverso, che sappia tener conto di tecnologie e nuove energie, quanto benessere potrebbe creare vedendo il mondo come un bene comune? È vero, lo so, ogni cosa nasconde in sé sempre sia il bene sia il male. Ma come amo dire, questa è vita, intanto concentriamoci tutti, a vedere tutto come un insieme di variabili interdipendenti tra loro, che deve funzionare grazie al contributo di ogni cellula di ogni corpo vivente.

Nei nostri tempi, molti conflitti sono stati finora evitati solo ed esclusivamente grazie ad un'economia ormai così intricata e interdipendente, che qualunque governo pensi di fare casini, innanzitutto crea dei danni economici a sé stesso. Io non vedo male questo intreccio, basta solo non far decidere solo tutto alle monete e alla grande finanza. Incrementiamo tutti processi sani di internazionalizzazione ad ogni livello, ragioniamo in grande come le multinazionali, e stiamo con i piedi per terra a consolidare ognuno i propri bilanci e la sana gestione.

Più passa il tempo, più l'economia diventa interdipendente con scambi societari e movimento di flussi finanziari, tanto più solo pochi Stati, perderanno la loro funzione di decisori assoluti. Come affrontare politicamente questo nuovo mondo? Federazione Russa, Ucraina, Germania e Italia, ultimamente tanto per fare un esempio recente, ne sanno qualcosa. USA e Cina ognuna per motivi diversi, secondo qualcuno, resteranno a guardare? Ecco un esempio di interdipendenza non proprio positiva, da far diventare ciclo virtuoso.

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