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domenica 10 agosto 2014

66 - logos ethos e pathos

L'uomo non fa quasi mai uso delle libertà che ha, come per esempio della libertà di pensiero; pretende invece come compenso la libertà di parola. (Sören Kierkegaard)
    
      

Oggi essere circondati da imbonitori e gente che ti vuol convincere di ogni cosa, è ormai un fatto palese a tutti. A parte la nipote di Mubarak e le varie "Vanna Marchi", in ogni settore, possiamo ben dire che spesso, senza saper selezionare e approfondire, ogni cosa è sfuggente e può anche prendere diverse forme a secondo del vento delle emozioni del momento. Senza una propria stabilità, la speranza spesso in realtà è sempre più illusione. Imparare ad aver fiducia nel proprio equilibrio (da ricercare continuamente) è sempre più un'arte.

A partire dai politici, a finire a coloro che agli incroci de semafori cercano l'elemosina, da tempo sempre allo stesso punto, e sempre con la stessa tecnica, è evidente che tutti vogliono far credere qualcosa di diverso, indipendentemente dalla realtà per quella che è. Siamo al punto ormai, che nella vita tutto è surreale. Ogni cosa ha confini non sempre ben definibili tra vero e ingannevole, tra importante per davvero e certamente fasullo.

Conoscere le tecniche di persuasione, forse potrebbe aiutare per proteggersi dalla gente che intende manipolare. Tuttavia però, tale sapere, potrebbe anche diventare uno strumento di diffusione in più per aiutare ad amplificare il fenomeno della cultura della manipolazione. 

Per fortuna, convincere qualcuno a fare qualcosa di cui non é portata, funziona solo nel breve termine. A lungo termine, le persone si sentiranno manipolate e probabilmente eviteranno il "parolaio". Tuttavia bisogna considerare che tante cose nel breve termine a tante persone sempre diverse, fanno spesso la fortuna di tantissimi truffatori di vario livello e grado. Questo perché, abbiamo bisogno di credere e loro lo sanno. Quante persone fanno la ricchezza di qualcuno, senza poi potersi rivalere della truffa subita? 

Abbiamo mentalmente degli schemi di interpretazione abbastanza banali, ad esempio quando qualcuno ci dice “non pensare ad un’elefante“, ci riesce difficile non pensare al pachiderma. Basta la parola “elefante”, e l’immagine dell'animale ci balza alla mente, indipendentemente dal contesto in cui la parola chiave è stata inserita. Tale piccolo esempio, dovrebbe indurci a riflettere sull'importanza del saper sempre vivere ogni cosa con attenzione e nel momento presente.

Secondo il principio dell'esempio dell'elefante, possiamo provocare nelle persone dei pensieri positivi, anche se il concetto espresso non lo sia per davvero. È più efficace dire ad esempio “esplorazione energetica” che “ricerca petrolifera”, "forze di pace" che "forze armate". Questa roba, non é cosa da nulla. Pochi si soffermano nella turbinio della vita quotidiana, ma in tal modo, sono tanti i messaggi che passano in maniera inconsapevole a livello anche di massa.

La cosa delicata di questa tecnica, é che essa può essere utilizzata anche per far insorgere pensieri negativi. Per applicarla, basta solo pensare alle parole giuste da utilizzare in sostituzione delle più diffuse e il gioco é fatto. Agendo con il fine di fare in modo che le parole ricercate siano correlate ad immagini che si vogliono far evocare agli ascoltatori, il successo e il consenso sono garantiti. 

Queste immagini che si possono creare, possono essere positive, negative o neutre. In funzione del contesto e all'occorrenza dei propri bisogni, basta solo far attenzione a ciò che si dice, avendo un obiettivo chiaro in mente da raggiungere. Non è facile, non è da tutti, ma funziona. Forse non son queste cose che utilizzano i media, che vediamo passivamente affondati in un divano dopo un giorno di lavoro? Sappiamo già queste cose e nonostante tutto lasciamo correre, e non ci impegnamo in cose che possano garantire qualità alla nostra breve esistenza? Ok allora bene così.

Se a questo si aggiunge poi un'altra tecnica chiamata effetto camaleonte, il gioco si perfeziona. Vediamo ora se riusciamo a smuovere la mente a non essere passiva. Questa tecnica può servire per migliorare ogni relazione di ogni genere. Non é il miracolo, ma aiuta a realizzarlo. 

In questo cado, basta "Rispecchiare" l'altro cercando di imitarlo nei movimenti senza scimmiottarlo. Inconsciamente si é percepiti in tal modo come simili, e si agevola in tal modo la predisposizione ad avere maggiore credibilità. I movimenti imitati più ovvii sono quelli delle posture e i movimenti della testa. Saper poi dare l’impressione di essere una persona leale è la classica ciliegina sulla torta. Ma si ha qualcosa da dire davvero? Questo conviene non dimenticarlo mai. I contenuti, hanno sempre un loro valore, oggi non sempre questo lo si considera importante.

Contenuti i meno, bisogna tuttavia fare attenzione però. Fatto cento ciò che un emittente (chi di solito ha qualcosa da dire … si spera sensato) intende trasferire, egli, a causa di disturbi come rumori, distrazioni, barriere varie ecc. ahimè, comunica solo il settanta per cento di ciò che ha in mente di trasferire. Non male tanto per capire che prima di parlare sarebbe anche bene pensare ciò che si vuol far ricordare e a non buttare via tempo inutile con chicchessia.

Da considerare inoltre che a sua volta, il ricevente, del messaggio originario, raccoglie solo il quaranta per cento di quanto comunicato (e qui cominciano altri problemi). Di quello che egli ascolta, ne elabora solo il venti per cento, ricordandone il dieci. Non entro qui in merito a tutti gli aspetti relativi al ricordo nel tempo di quanto si è ascoltato. A tal punto è evidente che l'uso sapiente dei media e delle tecniche di propaganda stiano diventando strategia per tutto, più che un mezzo per dire qualcosa.

Che dire dunque di quello che si é ascoltato, magari da altri, che a loro volta hanno sentito dire per caso qualcosa da qualcuno? Questi spesso sono gli opinionisti di oggi. Gente che fa audience per le cose più strane, e per questo abilitati quindi a parlare di tutto. Vedi Sgarbi, Valeria Marini, e tantissimi altri ancora, ognuno scelto sempre ad hoc, sempre per il Dio audience. 

Qui conviene farci una bella vacanza lei luoghi più lontani o rinchiuderci in un monastero, e mandare tutti e tutto al diavolo!  Ma dato che fuggire serve a poco nell'era della globalizzazione, a conti fatti dunque, nella comunicazione, è utile non sottovalutare questi elementi che si stanno descrivendo. La nostra cultura dei nostri tempi lo richiede.

Questo, in una società multietnica, orientata molto ai servizi, e in continuo mutamento nelle cose e nel valore stesso di quanto si trasferisce, anche a livello economico nelle transazioni, non è poco saperlo quantomeno vedere come tema da considerare in ogni arte, mestiere, professione o relazione. Sono nozioni che servono anche per il mondo web 2.

La globalizzazione è un fenomeno di grande portata storica, queste tecniche di cui si sta parlando, trattandosi di cose che riguardano il mondo della mente umana, valgono per ogni persona di ogni genere, età, cultura, razza o lingua. Che dire ad esempio del fatto che almeno il 90% delle lingue scompariranno nell'era della comunicazione di massa a tecnologia avanzata? Il mondo web si riuscirà a tenerlo libero, senza che esso diventi luogo e mezzo delinquenziale o terroristico?

A proposito delle lingue, basti pensare che nella sola Europa, tra i 28 stati membri, esistono ben 24 lingue esclusion fatta per i vari dialetti, che qui non si considerano, giusto per non perdersi anche in altri labirinti senza vie d'uscita. Nel mondo, secondo un vecchio articolo di aprile del 2002 di Focus, esistono ben 6.700 lingue parlate. 

Le più diffuse del pianeta sono cinese mandarino, inglese, hindi/urdu, spagnolo, russo, arabo, bengali, portoghese, indonesiano e giapponese. Noi italiani abbiamo una lingua che si attesta a pari merito con quelle cantonese, telogo (parlato in India e in Malaysia) e turco. 

La globalizzazione e altre valutazioni di tipo culturale e politico degli ultimi decenni, ci dicono che entro la fine del ventunesimo secolo, come si diceva, potrebbero estinguersi circa il 90 per cento delle lingue attualmente parlate. Come ogni cosa, questo è sia un bene, sia una male. La comunicazione è sempre più un mondo di grande importanza che deve farci riflettere e da non trascurare mai per il bene di ogni democrazia. 

Indipendentemente dalla lingua che si adopera per comunicare, vediamo ora in poche righe un sintetico manualetto di cose da non perdere di vista per essere efficaci nella comunicazione. Per cominciare ricordiamoci che: 

1) Distrazione e limiti culturali di capacità del ricevente, sono le prime cose da saper valutare che chi governa. Lo scarso interesse per certi temi, bisogna saperlo gestire. Nelle relazioni viso a viso, è altrettanto importante saper acquisire la sensibilità nel vedere la stanchezza dell'interlocutore. In molti distrattamente sottovalutano questo aspetto, tantissimi lo sanno bene.

2) Altro fondamentale da non perdere di vista, é il distacco o l’eccessivo coinvolgimento emotivo, poiché entrambi i comportamenti, condizionano i risultati e l'efficacia del confronto. É molto importante gestire queste variabili di condizionamento che sono da monitorare con molta cura in ogni relazione. Sapere poi che la televisione è il mezzo più emozionale in assoluto, serve per riflettere anche sul fatto, che l'emozione, spesso ottenebra la ragione.

Sembrano tutte cose scontate, ma quanta attenzione porgiamo in fase di comunicazione su questi temi e come gestiamo le situazioni complesse e/o conflittuali? Altra cosa da tener conto: la comunicazione nei conflitti. Tutte "piccolezze" che, correndo ad alta velocità, sarebbe bene tener conto, perché trattasi di elementi che facilmente possono farci perdere di vista l'essenza delle cose che a volta, possono anche dare una svolta nella vita sia personale che sociale.

Esprimere con chiarezza il proprio pensiero con brevi frasi e ben costruite rimarcando i concetti chiave, e con maestria e attenzione nel fare attenzione alla frequenza della ripetizione del messaggio, è un altro punto importante da saper gestire. Nelle tecniche pubblicitarie si chiama pianificazione del messaggio. I politici e i politicanti, chi a meraviglia, chi goffamente, tutti cercano di applicarlo al meglio questo concetto. È pur vero però, che abbiamo senatori vari! che il comico Crozza ben interpreta nelle sue imitazioni. Vedi i vari politici che adopera nelle sue rappresentazioni.

Per due risate: http://youtu.be/PJWq34Q-N3Q

Quando non si è chiari, la peggiore delle informazioni che può essere percepita, è che non si sa cosa si voglia dire. Tuttavia, far parte però della classe dirigente, in Italia, è ancora possibile come dal video si è potuto vedere. Ma il potere vero, certi errori non li commette. 



Suggerimenti operativi per entrare nella cultura della comunicazione con attenzione

Quando si comunica, iniziare subito con i fatti prima di trasferire opinioni; usare con sapienza i gesti e ricercare continua empatia con l'altro/a. Chiude il breve quadro, quello di avere sempre obiettivi precisi da raggiungere. Importante è poi stabilire quando cambiare argomento oppure terminare la conversazione. Questi aspetti devono essere espressi con estrema determinazione e chiarezza. 

Prima di chiudere, è saggio gratificare senza false adulazioni, facendo affermazioni rassicuranti riguardo quanto discusso. Questi sono i segreti più indicativi di un’efficacissima comunicazione.

Affinché tutto funzioni, dobbiamo fare in modo da avere sempre un ricevente attento e disponibile alla comunicazione; sta a noi saperlo mettere sempre in una condizione di buona capacità di ascolto. La sua comunicazione non verbale (in prevalenza gesti e mimica) ci diffonde le informazioni di cui abbiamo bisogno. 

Anche qui, con pazienza e periodica presenza mentale, fare attenzione sempre a cosa l'altro capisce effettivamente, e accertarsi se l’ascoltatore interpreta correttamente i significati dei messaggi da noi emessi. Monitorare se ci corrisponde con la giusta empatia e non sottovalutare come pone le domande di approfondimento, anche queste sono preziose informazioni. 

Riguardo la parola, la modulazione della voce è l'altro campo di azione da controllare. La voce qui va oltre l’informazione, essa si concentra sul “come si dicono le cose". In questo ambito, le varianti in gioco sono la modulazione della voce, accentatura delle sillabe, intensità del tono, vibrazioni e tutto quanto produce degli effetti nella relazione. il tempo che stabilisce l'eloquio e le pause, sono altre informazioni che si ricavano.  

Questo aspetto consiste nella valutazione da fare riguardo la durata del tempo utile adoperato per pronunciare un concetto che include pause e velocità di eloquio (sarebbero il numero di sillabe al secondo incluso le pause) e la velocità di articolazione (ossia il numero di sillabe al secondo escluse le pause), la pausa è la sospensione della parola che può essere piena quando si esprime attraverso vocalizzazioni, e può essere vuota quando si esprime con semplici silenzi.



Comprendere noi stessi e il nuovo mondo
   
In noi, sono due i tipi di pensiero che si attivano, e questi, pur di portare un tornaconto al corpo all'interno del quale essi si generano, entrambi, collaborano nonostante la loro diversa natura.

Il pensiero automatico ci aiuta a comprendere situazioni nuove collegandole alle nostre esperienze precedenti. Per fare questo utilizziamo precisi schemi mentali che organizzano la nostra conoscenza del mondo sociale. 

Tali strutture influenzano profondamente le informazioni che registriamo, su cui riflettiamo e che viviamo come stereotipi. Cambiare i vecchi stereotipi aiuta a creare nuova energia creativa che porta benefici sociali end economici. 

Numerosi esperimenti hanno dimostrato che gli stereotipi influiscono in maniera notevole anche sulle percezioni, portando a comportamenti distorti ed errati. Ciò accade quando le persone utilizzano il pensiero automatico, anche se consciamente non si riconoscono nei pregiudizi incarnati dagli stereotipi che per loro natura, esaltano solo le differenze e non le similitudini.

Gli schemi, anche se ci possono portare ad una visione distorta del mondo, in realtà sono fondamentali per poter affrontare le situazioni nuove, riducendo l’ambiguità interpretativa e permettendoci di selezionare le informazioni che ci vengono dal mondo esterno. Il problema si pone quando ci si aggrappa eccessivamente a schemi che non sono rappresentazioni accurate del mondo.

Gli schemi fungono da guide della memoria: la memoria umana è ricostruttiva, e le persone riempiono gli spazi vuoti con le informazioni coerenti con i propri schemi. La scelta dello schema da applicare alle diverse situazioni dipende dall’accessibilità. 

Esistono due tipi di accessibilità: quelle in base all’esperienza passata, e quelle in base ad un evento contingente che ha fissato uno schema in memoria, in questo caso l’accessibilità può essere temporanea, e indotta.

Spesso le persone non sono consapevoli del fatto che stanno applicando concetti o schemi cui è capitato di pensare poco prima. La cosa funziona anche tramite messaggi subliminali.

Questi schemi, purtroppo possono sopravvivere anche quando non sono sostenuti più da nessuna evidenza. Quando incontriamo informazioni nuove, o vediamo confutate quelle acquisite, non rivediamo i nostri schemi. 

A volte invece si verifica il fenomeno della “profezia che si autoadempie” in persone che hanno delle aspettative rispetto ad un altro individuo e ciò influenza il modo di agire nei suoi confronti. Queste attese, a loro volta influenzano la risposta dell’individuo, che adotta comportamenti coerenti con le attese, facendo in modo che queste diventino vere.

Questo fenomeno può comportare serie conseguenze, soprattutto per chi è vittima di aspettative negative. La cultura in cui siamo cresciuti è una fonte fondamentale per i nostri schemi, e influenza notevolmente ciò che notiamo e memorizziamo del mondo.
  
Un’altra forma di pensiero automatico, è quella di applicare regole specifiche e scorciatoie mentali quando pensiamo al mondo sociale. 

Quando gli schemi che abbiamo non sono adeguati, o quando ne abbiamo troppi che potrebbero andare bene e siamo nell’incertezza, spesso impieghiamo la scorciatoia che non segue un chiaro percorso del giudizio. 

In tali circostanze ci si affida all'intuito e allo stato temporaneo delle circostanze, al fine di generare nuova conoscenza. Il solo intuito, in molti casi funziona, in altri si mostra inadeguato o male impiegato portando a giudizi errati.

Attraverso il solo intuito senza consapevolezza profonda delle complessità delle cose, si mette un freno a qualsiasi qualcosa nuova. In tal modo, le persone arrivano spesso a conclusioni errate. Quando si generalizza partendo da un campione di informazioni per arrivare alla sua totalità, viene messo in atto un processo tendenzioso.
  
L’elaborazione automatica si verifica senza che ce ne accorgiamo, e da qui deriva la difficoltà nel definirla. E’ essenziale utilizzare il pensiero conscio per fini più importanti. Questa strategia implica un prezzo da pagare, che sta nel rischio di categorizzare una persona o un oggetto in maniera erronea. Qui la classe dirigente mostra il suo spessore.

Il pensiero controllato è conscio, intenzionale, volontario, richiede energia mentale. Uno degli scopi del pensiero controllato è porre freni e bilanciamenti al pensiero automatico. Tuttavia, proprio perché il pensiero controllato richiede energia e motivazione, spesso lasciamo che sia il pensiero automatico a gestire le cose. 

Alcune teorie sostengono che le persone sono “programmate” per credere automaticamente a tutto ciò che vedono o sentono. Ciò fa parte di un meccanismo fondamentale per la vita sociale. Tuttavia, a volte, ciò che vediamo e sentiamo non è vero. 

L’accettazione iniziale si verifica inconsapevolmente e senza impegno o intenzionalità. Il giudizio e la non accettazione sono invece frutto dell’elaborazione controllata, sempre che le persone abbiano l’energia e la motivazione per attivarla. Se ciò non avviene, si può arrivare ad accettare delle falsità.

Le persone si impegnano spesso a ragionare su cosa sarebbe potuto succedere se le cose fossero andate diversamente. La facilità con cui si riesce ad annullare il passato, pensando ad esiti alternativi, può produrre un impatto notevole sulle spiegazioni che ci diamo del passato e sulle emozioni collegate. 

Più è facile “annullare” mentalmente un esito, e più forte è la reazione emotiva ad esso. E alcuni generi di esiti sembrano facili da evitare o modificare, non tanto perché lo siano realmente, quanto per la facilità con cui li possiamo annullare mentalmente.

La migliore metafora del pensiero umano è quella secondo cui le persone sono “scienziati imperfetti”, che cercano di scoprire la natura del mondo sociale in maniera logica, ma che non ci riescono alla perfezione. Possiamo ancora migliorare.

Viste le conseguenze spiacevoli, e a volte tragiche, del ragionamento umano, ci si deve porre il problema di come rimediare, insegnando alle persone come migliorare le proprie inferenze.

Uno dei possibili metodi è quello di spingere le persone a considerare con maggiore modestia le loro capacità di ragionamento: spesso infatti ci sentiamo infallibili.

Un'altra possibilità è quella di insegnare alle persone alcuni dei principi statistici e metodologici fondamentali relativi al ragionamento corretto, nella speranza che poi li applichino nella loro vita quotidiana.

Studiare il comportamento degli altri ci aiuta a comprendere il nostro mondo sociale. Lo studio della percezione sociale riguarda i modi in cui creiamo impressioni e formuliamo giudizi nei confronti degli altri.

Spesso possiamo comunicare senza parlare. La comunicazione non verbale si riferisce alle espressioni del volto, al tono della voce, ai gesti, alle posizioni e i movimenti del corpo, all'uso del tatto e allo sguardo.

Le persone, volendo, si adattano anche rapidamente alle nuove situazioni, e ciò avviene però, solo se si valutano intuitivamente gli altri, le situazioni e gli sviluppi futuri in termini vantaggiosi.



Per concludere: le funzioni della comunicazione non verbale, secondo Argyle

1) esprimere emozioni
2) comunicare atteggiamenti
3) comunicare i propri tratti di personalità
4) facilitare la comunicazione verbale

La comunicazione non verbale a volte conferma e rafforza quella verbale, altre volte la contraddice.

Lo schema più diffuso sul comportamento umano è quello secondo cui sono le caratteristiche personali degli individui ad indurli a comportarsi in un certo modo, e non le situazioni in cui si trovano. Questa tendenza è chiamata errore fondamentale di attribuzione.
  
Il processo di attribuzione di solito si struttura in due fasi: dapprima le persone operano un'attribuzione interna, quindi cercano di aggiustare l'attribuzione considerando la situazione in cui si trova l'altro. 

Questo secondo stadio però, comportando un tipo di pensiero meno automatico e più controllato, richiede maggior sforzo e attenzione, per cui in determinate circostanze (stress, stanchezza, distrazione) le persone lo saltano a piè pari, mantenendo l'attribuzione interna anche se è sbagliata.

Quando l'autostima è minacciata, si attribuiscono i successi al proprio valore personale, e i fallimenti a fattori situazionali. Le persone infatti tendono il più possibile a mantenere la propria autostima, anche a costo di distorcere la realtà modificando una cognizione. Un'altra possibile ragione si basa sull'esigenza di presentarsi bene agli altri. 

Esistono poi le attribuzioni difensive, che si verificano quando entra in gioco la consapevolezza di poter essere oggetto di eventi tragici o luttuosi. Una forma di attribuzione difensiva è l'ottimismo irrealistico: le persone tendono a pensare ad un futuro luminoso più probabile per loro rispetto agli altri. 

Un altro modo per affrontare gli aspetti spiacevoli dell'esperienza umana è credere che certe cose a noi non potranno mai capitare a noi, ma solo a persone malvagie. Questa viene definita credenza in un mondo giusto, e a volte produce conseguenze tragiche (vedi le vittime di stupro).

La capacità di comprendere il comportamento degli altri è fondamentale soprattutto per essere preparati al futuro. In realtà vi sono molte circostanze in cui non riusciamo ad essere precisi, soprattutto se le paragoniamo al grado di accuratezza che pensiamo di avere.

L'errore fondamentale di attribuzione è la prima causa di problemi. E' importante quindi considerare il grande potere delle situazioni, che a volte sono in grado di travolgere le disposizioni delle persone. Anche l'uso degli schemi, come le teorie implicite di personalità, è fonte di errori. Questo perché le teorie spesso sono frutto di stereotipi.

E' fondamentale quindi saper reagire a tutti questi condizionamenti.

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