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sabato 2 agosto 2014

65 - comunicazione tra guerra e pace

L'uomo saggio agisce prima di parlare ed in seguito parla secondo la sua azione. (Confucio)

                                   

La realtà per quella che è (ritornello spesso riportato in questo scritto), è questione molto delicata. La comunicazione, può contaminarla utilizzando la fragilità della percezione. La realtà può essere deformata con più o meno fantasia, cancellata del tutto o in parte, o generalizzata facendo perdere il senso profondo delle cose. Raramente o mai essa è compresa nella sua vera essenza e complessità 

La realtà è sempre e solo esclusivamente una nostra privatissima precisa interpretazione di ciò che entra nel nostro complesso mondo percettivo. Guerra e pace con sé stessi e con gli altri, dipendono solo dalla percezione più o meno distorta di una realtà contesa. 

Comunicazione e percezione sono attrici anche nelle cause di guerre fra popoli. Ciò avviene in oarticolare quando le classi dirigenti hanno bisogno di manipolare le loro genti. Solo una forte educazione alla consapevolezza, può dall'alto osservare tutto con equilibrato distacco, e aiutare a comprendere le cose nella loro complessità.

Ad esempio, comunicare oggi la pace vuol dire innanzitutto essere aggiornati su tutto quello che è accade sui vari teatri di guerre. Ma quanti davvero sanno fare questo con professionalità? Spesso in tanti ragionano sulle notizie di altri o le strillano con una forte base emozionale. 

Informare su questi aspetti non è semplice. Parlare e descrivere le cause delle sofferenze di popoli in conflitto, condizionano l'inconscio collettivo. Non sempre e non tutti sanno trasmettere i sottili aspetti geopolitici in modo chiaro, ancor meno sono coloro che sanno far capire bene le relative conseguenze dei vari teatri di guerra. Spesso è avvilente per come è strutturata la comunicazione su questi temi. Se non fosse per riviste specializzate e poche firme, sarebbe ancor più un casino, se non addirittura vera e  propria  disinformazione. 

Tanti giornalisti, si capisce che inseguono la notizia, costoro purtroppo parlano solo di disgrazie e non sempre aiutano a creare semi di pace, per il semplice fatto che scientemente o meno, essi non vogliono e non cercano di avere una visione più generale e più approfondita dei vari problemi. Tutto ciò purtroppo non può essere di grande aiuto a capre le complessità delle cose, e tantomeno a far crescere consapevolezza e democrazia vera. Semplificando le complessità, si crea solo irrazionali fazioni.

Chi si occupa di informazione in genere, dovrebbe esser padrone sia delle tecniche di comunicazione, sia di una conoscenza profonda degli argomenti che tratta. Questo a maggior ragione quando si parla di altre culture. Non è difficile in tal modo far innescare una cultura fatta di pericolosi semi di potenziamento di discordia e/o conflitto. Una informazione troppo dipendente dal dio consenso e dalla necessità di avere pubblicità, fa nascere solo una cultura orientata a inseguire la comunicazione come la notiziola spesso senza vera conoscenza delle complessità di un Paese. 

Sono pochi purtroppo i media che si battono per la verità dei fatti con competenza vera, e ancor meno sono coloro che si attivano per educare i lettori a saper riflettere su cose importanti ed essenziali. Sono rari i media che cercano di sfuggire ai luoghi comuni e alle notizie ad effetto, privilegiando solo quelle che il lettore ama sentirsi raccontare. Questa non è libertà di informazione.

La globalizzazione pretende una nuova cultura che sappia tener conto della differenza tra una etnia e l'altra anche dei posti più sperduti. È vero che è importante la pluralità di informazione, tuttavia ciò non deve voler dire finanziare politici con soldi pubblici,mi quali creano piccoli media di non "diffusori di notizie", fatta di gente senza neppure un'adeguata professionalità e preparazione vera dei fatti. 

Molti ad esempio fanno opinione, parlando di politica estera o copiando qua e la articoli di testate importanti, o addirittura improvvisando ragionamenti qualunquisti, basandosi su loro personali idee. Non è questo un vero servizio alla cultura della pace e al diritto di informazione. 

Tanti a volte scrivono cose confuse, o peggio ancora, anche in TV, parlano di fatti di politica interna ed estera, dando la netta sensazione che non abbiano neppure mai approfondito le cose più elementari di ciò che trattano. Vedi caso Ucraina, Cecenia, Africa ecc. 

Grazie al mondo web (ma occhio che qui potrebbe essere solo peggio se non si è attenti) si vede che le informazioni gettate in pasto agli italiani, sono spesso incomplete, faziose e tante volte addirittura false. Questo, accade in particolare sulle notizie estere o dove vi sono teatri di guerra. Attraverso il web, e in oarticolare conoscendo un po' di inglese o altra lingua, a volte si resta sbalorditi per la superficialità di tanta nostra stampa, tuttavia il mondo web è però un capitolo a sè stante e anch'esso nasconde i suoi pericoli.

Quanti detto a proposito dell'informazione tradizionale, naturalmente non vale per tutti. Con gli inviati all'estero nei luoghi nevralgici di crisi, le grandi testate offrono per fortuna un'informazione di qualità indiscutibile. Il problema non sono tanto loro. Il problema sono più spesso tv e le tante piccole medie testate diffuse a livello localistisco e spesso anche le più lette. Tra i corrispondenti, i più credibili sono soprattutto quelli che tornano più volte personalmente sui luoghi di disordine. Questi inviati o giornalisti sono rari, peccato solo che non sono solo loro ad approfondire fatti e contesti. 

Facendo parlare e scrivere a persone incopetenti, non per essere pessimisti, ma diviene alta la probabilità che tutti noi si possa in qualche modo essere corresponsabili dei guerrafondai. Vedo troppa emotività su troppi argomenti delicati, in particolare quelli relativi agli aspetti internazionali e non parliamo di politica economica. La TV è tra tutti i media il più emozionale di tutti e quella che coinvolge spesso strani opinionisti. Siamo tutti dentro un ingranaggio perverso che crea solo emozioni negative in un inconscio collettivo. Nel tempo non vedo in questo modo semi di pace.

La realtà, di fatto è digerita attraverso l'esperienza, o anche attraverso quanto la mente raccoglie da ciò che vede, sente e legge di ciò che accade intorno a noi. Essa è trasmessa per mezzo di parola, voce e corpo. Ma questo insieme di informazioni ed esperienze così confuso e poco rassicurante, è ciò che crea la personalità del cittadino medio preoccupato di tirare il carro della vita quotidiana. 

Non tutti hanno voglia e tempo di approfondire volontariamente alcune cose. Pertanto, ciò che stabilisce la visione della propria esistenza e del monento storico, è un'informazione parziale, orientata emotivamente al pessimismo. Questo non agevola fiducia nel futuro e ad avere un copione di vita equilibrato nella vita privata.

Nel mondo dell'informazione, oggi più che mai è fondamentale sapere chi contribuisce a scrive il nostro copione: fino a che punto il copione della nostra vita è scritto da noi? Chi informa con il fine di assumersi la responsabilità di fare opinione, oltre l'ego più o meno sotto controllo, quali fonti utilizza per elaborare la sua idea? 

Il problema chiaramente non è solo la politica estera, ma questa è quella che trovo trattata con maggiore ambiguità e confusione. Politica interna, economia e società, al dire il vero, non è che siano affrontate con maggiore disciplina, ma questo però, è dovuto al fatto che noi italiani siamo tutti commissari tecnici della nazionale di calcio, e presidenti del consiglio ... da bar della piazza. Questo è un dramma di altra portata.

Per comprendere le dinamiche della realtà, è importantissimo puntare a convivere sempre con i sani principi della ricerca dell'armonia dei vari momenti presenti dei diversi fatti che accadono. Viviamo in una ridondanza di notizie vere, false, ambigue e costruite ad hoc. Per questo, non è facile avere capacità di scernimento. È indispensabile allenarsi ad avere una mente consapevole e aperta, che sappia ricercare con attenzione informazioni selezionate e di diversa provenienza. 

Quanto da noi appreso del mondo fuori dalla quotidianità, fa la storia che coinvolge anche tutte le relazioni quotidiane che noi condividiamo con chi frequenta di volta in volta i nostri stessi palcoscenici della vita di ogni giorno. I suicidi ad esempio, dovrebbero essere trattati con maggiore cautela e professionalità e con meno emotività. Chi si ammazza, spesso se non trattato dai media con grande attenzione, aiuta a non far sentire soli chi ci sta pensando e ancora non ha deciso per svariati motivi!


Un po' di materiale per acquisire consapevolezza di discernimento informativo

Partiamo con quattro segreti che ci aiutano ad aver le basi dell'armonia nella vita quotidiana. Vediamo come poter essere informati ma senza essere del tutto contaminati da mondo che ci circonda, evitando conflitti interiori e relazionali: 

1) tener sempre conto che ognuno di noi, ha un suo particolare modo di comprendere e rappresentare la realtà che percepisce. Legge che vale anche per chi informa, quindi come cittadini, relativizzare ciò che si acquisisce, e se interessati al tema cercare fonti diverse. Riuscire a saper interpretare la realtà con sufficiente distacco e sensibilità, dá forza nella gestione della relazione, e migliora l'autostima e la consapevolezza delle complessità.

2) In un processo di comunicazione, solitamente l'attenzione e la responsabilità consapevole sono la leva per ridurre l'errore di comprensione apparente del verbale, del paraverbale e del non verbale delle varie notizie. Ma sopra ogni cosa, le due variabili qui esposte (attenzione e responsabilità) aiutano a non perdere amore, fiducia, senso civico e solidarietà.

3) Senza empatia, si vive in un mondo chiuso e piatto, non sempre possiamo essere attenti alle differenze esistenti tra noi e gli altri. Evitare di applicare i nostri schemi di pensiero con insensibilità, ci predispone ad avere maggiore senso di partecipazione alle cose positive della vita relazionale a vari livelli personale, ma anche come cittadini del mondo.

4) Le tecniche specifiche e importanti di un progetto di vita professionale e non solo, il programma che si intende realizzare per il proprio bene e quello comune, avranno obiettivi positivi e chiari sapendo selezionare informazioni di qualità provenienti da fonti pluralistiche, meglio se anche da altre nazioni. Le informazioni che raccogliamo, sono semi della nostra personalità che vanno curati, perché alimentati dalla terra fertile della nostra mente

I punti sopra elencati, sono straordinari per sintetizzare cose complesse, e aiutano a creare una mente equilibrata. Non basta, ora sempre in altri quattro punti, vediamo come poter meglio comprendere il significato profondo della comunicazione. Per ogni cosa, conviene sempre partire dal fatto che: 

1) Ogni punto di vista, proprio e altrui, è solo una personale interpretazione della realtà creatasi nella mente sia di chi emette il messaggio, sia di chi lo riceve. Il tutto, è sempre frutto di cose che accadono in un preciso momento dovuto a cause e condizioni da non sottovalutare. 

2) Mentre avviene una comunicazione, la nostra "antenna", essendo diversa dall'altra di altre persone, è sempre da considerare parziale o distorta. Quando si è emittenti di un messaggio importante, fare attenzione a cosa l'altro ha davvero compreso della propria intenzione

3) È importante sapere che nel trasferire i nostri messaggi, perdiamo informazioni sia sui contenuti da inviare, e sia sui segnali di ritorno percepiti. Il tutto condiziona continuamente la catena delle risposte e di conseguenza le azioni reciproche. Imparare a stare in silenzio aiuta a vedere e sentire meglio tante cose.

4)  L'abilità nella relazione, deve consistere nel saper possedere e governare sempre la giusta consapevolezza e flessibilità, ciò serve per sintonizzarsi con attenzione e acutezza sulle giuste frequenze del nostro interlocutore. 


Andare oltre l'informazione dei media e toccare le basi della comunicazione

Paul Watzlawick è uno psicologo della Scuola di Palo Alto negli USA, egli ha basato le fondamenta delle sua teorie su cinque pilastri da prendere in esame, perché molto utili al nostro discorso. I fondamentali della comunicazione per Watzlawick sono:

1) non si può non comunicare;

2) ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e un aspetto di relazione (dove il secondo definisce meglio il primo);

3) la natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione tra i comunicanti;

4) gli esseri umani comunicano sia con il modulo verbale (logico/numerico) che con quello non verbale (analogico);

5) tutti gli scambi di comunicazione sono simmetrici o complementari, a seconda che siano basati sull’uguaglianza o sulla differenza.

Il primo principio è un punto che fa riflettere molto. Esso afferma che è impossibile non comunicare, anche quando non si pronuncia nessuna parola. Infatti sono tantissime le cose che ci fanno interagire anche attraverso sguardi, gesti, silenzi e presenza fisica. Pertanto noi comunichiamo e interagiamo sempre che ci piaccia o meno. Questo quindi condiziona sempre persona, relazione e cultura.

Il secondo principio va oltre, ci dice che una parola non è sola, qui si vuole chiarire l’importanza di un contenuto che si esprime in funzione del tono e del volume della voce che sono elementi che definìscono di conseguenza, anche il tipo di relazione che si stabilisce tra le persone, ad esempio: si può dire “andiamo”, inteso in senso amicale, come un ordine da eseguire, e anche come minaccia. In pratica, il secondo principio di  Watzlawick, come egli stesso dice, ci racconta che la parola ha sempre con se amici che chiariscono il cammino. 

Il terzo principio chiarisce che la comunicazione è anche un processo circolare dove ogni messaggio è influenzato e a sua volta influenza, sia il comportamento verbale, sia quello non verbale dell’interlocutore. Cosa non da poco, e meglio se sempre presente in ogni occasione sia intima con sé stessi, sia nelle diverse relazioni personali, sia riguardo l'informazione del mondo esterno alla nostra vita.

Nel quarto principio si affronta il verbale e lo scritto, in particolare curando l'aspetto del contenuto. Qui si considera il non verbale collegato alla relazione e la parte verbale, concentrata più sul contenuto esplicito o meno della comunicazione stessa. 

Nel quinto principio, si afferma che quando la posizione relazionale degli interlocutori si crea su una comunicazione tra le stesse posizioni e ruoli dello stesso grado, si ha uno scambio simmetrico (tipico nella famiglia e tra gli amici); diversamente, lo scambio si definisce complementare quando la posizione si realizza tra persone che hanno ruoli sociali o psicologici diversi. 

Questo può avvenire sia per motivi di potere, di ruolo in uno specifico contesto, di interessi diversi, di autorità e/o aspetti similari. Di norma, la parte relativa al verbale, trasmette in modo più efficace il contenuto; l'aspetto non verbale della comunicazione, definisce meglio la relazione. 

Comunicare, vuol dire quindi interagire a vari livelli. Questo avviene in un mondo sempre in continuo fermento senza ormai più confini culturali e di nessun altro genere. Esserne consapevoli offre grandi opportunità di miglioramento di sé e dei rapporti che si vivono. Bisogna quindi imparare a saper interagire. 

Conoscere queste basi e questi studi, serve per ridurre le distanze che esistono fra gli umani: i limiti che l'uomo vuole ignorare di avere, non servono nascondendosi dietro a convinzioni e credenze indiscutibili. Dobbiamo tutti imparare a comunicare e comprendere le sue leggi. Tutto qui. 

Non serve mettere in discussione il sapere e le tradizioni. Imparare a comunicare affinché sempre più si sappia trasferire e recepire emozioni, sentimenti e pensieri, di persone e mondi diversi serve oggi più che mai. 

Il sapere che le impronte culturali tradizionali non sempre siano così ben definibili, è solo evoluzionismo dell'umanità. Ciò deve essere vissuto assolutamente con grande attenzione, responsabilità, ma anche divertimento. 

Il tutto, serve solo per evolverci da homo post industriale ma ancora primitivo, rispetto alla velocità del mondo che va.

Per esempio, sapere che quando interagiamo con il fine di acquisire approvazione, fascino o solidarietà, entriamo nella sfera della metalinguistica, non è teoria di qualcosa. Vuol dire che qui si comunica per persuadere gli altri su una nostra intenzione. 

Questo si fa con un obiettivo preciso di portare l'altro a noi. A proposito di quanto si diceva agli inizi sull'informazione questo servirebbe saperlo e anche approfondirlo.

Non ci interessa sapere della metalinguistica? Bene, riflettere allora solo sul fatto che questo è ciò che utilizzano avvocati, politici, giornalisti, religiosi e pubblicitari! Tale concetto da indagare nel suo reale significato fa pensare a nulla riguardo al nostro libero arbitrio e la nostra persona? 

La metalinguistica è quella parte della comunicazione che trasferisce e tiene viva intenzione, motivazione, pensiero e messaggio che devono però interagire in perfetta sintonia. Cose da nulla!

La comunicazione nel caso appena enunciato, è chiaramente funzionale per agire con altri per uno scopo; serve per manipolare o far interagire due o più persone su progetti, programmi e obiettivi. Esserne consapevoli, e essere addestrati nel saperla individuare come segnale, aiuta non poco. 

Quanta magia nasconde la metalinguistica? Come si potrebbe definire invece la comunicazione utilizzata come funzione di osservazione per partecipare al nostro dialogo interiore? 

Riuscendo a rispondere a queste domande, s’inizia a entrare nella logica della comprensione dei codici che bisogna imparare a sentire, capire, vivere, utilizzare in modo consapevole, e diffuso al livello di più ampie classe sociali possibili. 

Tutto ciò, serve anche alla sopravvivenza qualitativa della vera e profonda democrazia.

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