Felice è chi ha potuto conoscere le origini delle cose. (Virgilio)
Dimensione soggettiva
Quando mi capita di osservare la mente, ponendo la giusta attenzione alla sua produzione, vedo con maggiore chiarezza ció che si manifesta in essa, e non di rado sono spesso sorpreso di quante cose possano accadere in automatico nella vita.
Migliaia di pensieri prendono continuamente forma e poi svaniscono nel nulla, ma alcuni di loro, ad un tratto è come se avessero più energia degli altri. Ciò è dovuto alle emozioni del momento e a causa dei meccanismi inconsci di difesa. Per questo diventano pensieri come se fossero illuminati da un raggio di luce. In tal modo diventano importanti, e parte integrante della vita nel bene e nel male.
Cogliendo nel giusto tempo tale processo, quei pensieri illuminati dal quel faro emozionale, si possono osservare e notare come essi diventino protagonisti. Come per magia in tal modo si tramutano spesso in sorprendenti intenti. Non sempre sono visibili alla coscienza senza la dovuta attenzione.
I milioni di pensieri che vanno e vengono, quando sorgono, ho scoperto che per la mente non sono nè belli nè brutti, nè buoni, né cattivi. Quelli divenuti intenti, diventano invece qualcosa di importante e condizionano sempre in qualche modo comportamenti e azioni. La coscienza può interferire, ma non sempre può intervenire se non li definisce prima intenzioni chiare.
Se la coscienza lascia passare un intento permettendogli di diventare azione, vuol dire che ha perso il suo ruolo. In tal modo questo intento, essendo spinto dalla motivazione e supportato dalle emozioni, in un baleno diventa progetto, azione, realtà manifesta. Senza coscienza, lui agisce e non riflette su cause e conseguenze. Agisce e basta, come emozione e inconscio dettano.
Questi intenti se non individuati in tempo, sono solitamente imperscrutabili. Dipendendo di fatto solo dall'energia delle emozioni (che possono essere sia positive, sia negative), dall'istinto di sopravvivenza, e dalle paure più profonde e sconosciute che appartengono al mondo della paura, della morte o della perdita (salute, soldi, lavoro, amore ecc), fanno agire il corpo come un automa.
La coscienza se non attivata volontariamente, non ha sempre armi giuste per conquistare anzitempo i suoi spazi e fare le dovute valutazioni. Affinché ciò avvenga, devono intervenire all'unisono metodo, intelligenza, perseveranza, capacità di ascolto, cultura e volontà.
Perché tutto questo armamentario per far funzionare la coscienza? Perché occorre giusta distanza ed equilibrio per farla funzionare. La coscienza è un insieme di sapere. È legata alla conoscenza e alla consapevolezza. Pertanto, essa va attivata volontariamente per essere supporto della ragione. Non possiede da sola la potenza delle paure inconsce.
Non per questo però deve dominare. Equilibrio, occorre equilibrio. Ecco perché devono intervenire all'unisono metodo, intelligenza, perseveranza, capacità di ascolto, cultura e volontà, per valutare intenti e coscienza rapportati al contesto e al momento presente.
La manifestazione di tale processo (pensiero che diventa intento in armonia con la coscienza che vive sempre nel qui e ora), quando in condizione di equilibrio, fa nascere un valore guida che struttura personalità, comportamento e quindi azioni, riducendo in tal modo i margini di errore nelle decisioni e qui di nella vita. Il tutto può avvenire in maniera impulsiva, fredda e ragionata, determinata, intensa, dubbia, debole, o incerta. Dipende fa fatti, cause e circostanze a seconda delle diverse personalità.
Se fossi sempre cosciente di ogni intento, sarei forse una persona un po' più felice e riuscirei a rispettare meglio la vita e la morte. Le mie motivazioni, di sicuro sarebbero meglio dirette, e i miei obiettivi di breve, medio e lungo termine, certamente sarebbero meglio definiti. Sono certo che avrei progetti più solidi, stabili e seri. Di sicuro servirei meglio la mia esistenza; senza dubbio alcuno sarei un perfetto ingranaggio utile a me, agli altri e al mondo. Il mio destino può quindi essere meglio diretto.
Gli intenti nella vita normale, purtroppo sono spesso a noi sconosciuti e richiederebbero quindi metodo e tempi per essere sempre messi a fuoco. Senza un'attenta indagine, non possiamo essere coscienti. Ma razionalmente parlando, non sempre è possibile essere coscienziosi anche per un altro motivo non secondario.
Nei nostri tempi dove tutto corre veloce, trovare sempre spazi per coltivare consapevolezza ed educare la nostra mente a saper leggere i suoi intenti, non è sempre facile e possibile. Fin da bambini bisognerebbe insegnare le persone a monitorare l'osservazione della mente attraverso metodi e tecniche appropriate per avere una società più sana e consapevole dei valori dell'esistenza.
Riuscendo a leggere meglio e più spesso gli intenti, tante cose si potrebbero svolgere in modo diverso. Anche le motivazioni sarebbero più concrete e potenti. Agendo quindi in anticipo con più coscienza, si sarebbe davvero liberi, perché davvero se stessi.
Rivedendo tante cose, si può osservare che non è il massimo scoprire, che quasi mai si è in coscienza in maniera equilibrata. Spesso, ciò che si crede naturale, talvolta in varie condizioni e occasioni è solo qualcosa di errato di cui si è addirittura convinti. Quanta illusione in giro inganna gente di ogni genere, fede, cultura e ceto sociale? Sono tuttavia fiducioso.
Per comprendere credenze e convinzioni riguardo ciò che davvero guida me stesso e quello che vedo, sento e percepisco in giro, non è affatto cose pura e semplice.
Per tali motivi, mi sento in piena armonia solo con tutti coloro che trovano affascinante i diversi mondi in contatto e in confronto tra loro. Sono felice di essere un figlio dei miei tempi, senza per questo dimenticare mai ... memento mori ... perché minuscolo ospite onorato di questa terra, ma anche consapevole di essere un settemiliardesimo di umanità con contratto a tempo determinato!
Dimensione sociale, domande più che risposte
Quante forti debbono essere motivazione e intenzione per avere ad esempio oggi (ma non solo) una vita minimamente dignitosa in un Paese dove cause e condizioni sono spesso solo a favore dei poteri forti e degli ingannatori di professione?
Cause e condizioni e nuove opportunità. Chi ci pensa davvero tra i leader politici a varie responsabilità?
In quanti, fra coloro che abitano posti di direzione a vari livelli sociali e produttivi sono davvero consapevoli delle loro vere intenzioni e motivazioni, anche in funzione del ruolo che ricoprono e per quello che determinano nel corpo sociale?
Quanta determinazione occorre per avere una comunità etica, che sia anche capace di creare giuste opportunità ad ognuno di poter essere vero nobile e pensante responsabile ingranaggio di un progetto programma?
Domande sciocche. La classe dirigente tendenzialmente, più che essere guidata da attenzione e responsabilità, è guidata da ego e visibilità personale. Il senso di potere, a tanti riempie la vita più di ogni altra cosa. Fine del paragrafo.
Conclusioni
Intenzione e motivazione sono il segreto che tutti devono avere sempre ben chiaro in mente ogni qualvolta insieme si vuole formare un team, un'azienda o un'associazione che sia. Cause e condizioni, sono poi il vero lavoro che bisogna saper individuare e governare insieme.
I ruoli bisogna saperli gestire uscendo fuori dal proprio piccolo sè, ognuno per la loro funzione. Tutti con attenzione e responsabilità devono riuscire a rispettare visione del mandato e missione che bisogna darsi. I ruoli invece, purtroppo sono spesso la causa umana primaria del fallimento di bei progetti.
C'è poco da fare, siamo molto concentrati ognuno sul proprio successo personle o, peggio ncora, sul bisogno di potere. L'educazione che abbiamo è ancora fortemente concentrata su questi due punti fin da bambini.
L'uomo farebbe bene a ricordarsi, che deve la sua sopravvivenza, non alla forza del predatore, e neppure alla velocità o mimetizzazione delle prede, bensì alla sua intelligenza emotiva, sociale, comunicativa e organizzativa.
La parte organizzativa, a volte é la più dura a mutare quando serve, innanzitutto importante è capire quando davvero serve cambiare qualcosa, poi decidere di farlo è il secondo punto. Farlo è altra cosa, poiché senza alcuni suoi schemi standard, ogni organizzazione si perde, per cui, ogni cambiamento diventa spesso difficoltoso da accettare, e lento da applicare.
Le abitudini i hanno le loro responsabilità ma difficilmente lo si riconosce. Pochi sanno strutturare mentalmente sempre nuovi approcci funzionali ed efficaci, poi pianificarli e attuarli senza creare molte separazioni.
Per la parte esecutiva dell'organizzazione pensata, ci vuole poi autodisciplina, competenze specifiche e specialistiche, tanta pazienza, e capacità di controllo intermedio dei risultati. Buonanotte! Siamo messi proprio bene.
Per quanto mi riguarda, curo sempre con pazienza il cercare la continua attenzione a come regolare un comportamento il più adeguato possibile al contesto. Non sono spontaneo? Non so, cerco di essere solo naturale e fare meno danni possibile, e tra l'altro non sempre ci riesco.

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