Non esageriamo con l’ipocrisia degli uomini, la maggior parte pensa troppo poco per pensare doppio. (Marguerite Yourcenar)
L'Italia è un Paese dove si tende a sperare che le cose cambino il più tardi possibile. Questa Nazione sembra sempre non aver mai fretta. Nei momenti bui, quando meno te lo aspetti, di solito improvvise impennate d'orgoglio sono condotte ed eseguite sempre con maestria. Purtroppo però, ciò avviene solo se la gente è costretta ad agire per mala sorte. Come ogni cosa, tale agire comporta in sé sia un bene sia un male. Per rendersi conto di quanto riportato, basta dare uno sguardo alla storia.
In più occasioni di difficoltà, questo popolo, con vari gradi di sfumature, senza un apparente motivo, mostra paura e viltà, che tuttavia però, quando serve, improvvisamente mutano in improvviso coraggio e saggia umiltà. Prepotenza e arroganza, se si manifestano, sono solo il peggio che si esprime nel peggiore dei modi, perché comportamento tipico che non è nelle vere corde culturali.
La gente della nostra penisola, in questo particolare periodo storico, appare stanca, sfiduciata, con un ego un po' troppo auto referenziale per chi sta bene, e di auto commiserazione per chi sta male. Le rivoluzioni si fanno a tavolino davanti a un buon bicchiere di vino, e qualche prelibato piatto semplice ma genuino. Tutti sono allenatori, generali o statisti da bar. È gente al momento indifferente verso i giovani, ed è un popolo troppo emotivo e dipendente dalla politica ideologica garantista. Su tanti argomenti è accompagnata da un sottofondo di permanente alone di ipocrisia non sempre ben gestita.
Attualmente, il cittadino italiano, non si distingue per fare dell'Italia un Paese dinamico. Più che altro, ognuno sembra chiuso nelle proprie paure del futuro. Arrancando nel presente, e agendo più per forza d'inerzia che per un progetto, .... tira a campare se non appartiene al rango dei protetti. Questi cosiddetti protetti sono in tanti, si difendono con diverse lobby ben rappresentate nei vari governi di differenti espressioni programmatiche.
I garantiti, non sono mai la maggioranza assoluta, ma sono quel tanto che basta, per non far mai rendere visibili l'altra parte, che è sempre poco meno della metà. Ispirazione di visione politica a parte, ogni schieramento ha i suoi protetti e le sue pedine da macello. Questa poco meno della metà, son fantasmi, perché non sempre sanno davvero far sentire la loro presenza. Hanno di norma abbastanza dignità, tanto da dissimulare disagi vari e spesso povertà.
In questo Paese tutti i ceti sociali ognuno a modo loro, vogliono tutti, tutto e subito, senza però mai sapere cosa davvero occorre, e quale nobile fine dare alle cose che si guadagnano.
Metaforicamente, possiamo dire che i fortunati benestanti o cosiddetti tranquilli, vogliono e ottengono rose e il loro profumo. Ben presto però dimenticano di accudire e apprezzare ciò che hanno, i loro sensi rapidamente si abituano al profumo, e velocemente desiderano altro ogni altro giorno, senza una ragione davvero sensata. I momenti di riflessione sono pochi e rari. Quando avvengono, spesso la rosa si scopre che ormai è insecchita.
I meno fortunati, o non sono da meno con rose di meno valore, o perdono tempo a parlare di spine, o sognano solo, e neppure sanno più come son fatte le rose e le sfumature dei loro colori.
Soldi! Il leit-motiv di sempre, ultimamente è un mantra che porta però la gente alla paura e sfiducia, visto che tutto si fa per il danaro. Tema di fondo, ma senza risposta però, poiché la parola soldi, è vuota senza una visione di Stato e senza progetti di lunga durata. Da soli, solo pochi illuminati fanno quel che possono, ma non basta per un'intera ampia comunità.
Manca il saper fare e saper essere di ognuno nel suo piccolo ambito. Manca una cultura di orchestra, manca una vera sinfonia comune. Manca la stima e la fiducia nei vari direttori d'orchestra che la scuola in questi ultimi decenni ha prodotto.
In tale clima culturale, i soldi sono bravi a farli solo coloro che con agire corretto operano con vantaggi grazie anche a circostanze favorevoli. Gli altri bravi a farli, sono in tanti, e sono in particolare coloro che sanno speculare e far viaggiare i patrimoni da un posto all'altro del pianeta. Idea di Stato, progetti, piani di sviluppo e quindi soldi per il bene comune, sono solo programmi vuoti in periodi pre elettorali.
Tra l'altro, siamo in un'Europa che vedo più come un condominio di storiche villette a schiera, imbellettati con eleganti siepi fiorite come confini non ritenuti tali. Ogni famiglia di ogni villetta invidia, compete in modo insano, o pensa male del vicino ma ne parla con educazione o con supponenza a seconda dei casi. Nessuno ascolta nessuno e tutti sanno cosa dire.
Tutti convivono più o meno chiusi in casa propria, obbligati a convivere con i vicini, solo per il fatto che tutto il patrimonio di ogni singola famiglia, è custodito in un'unica cassaforte. Al momento, la comunità e solo d'intenti, vaga e tentennante.
Più che di un piano comune, sembrano vari e mutevoli matrimoni di interesse fatti tra vari svogliati attempati, che decidono di sposarsi per sentirsi più tranquilli per la vecchiaia che arriverà, per ogni giorno che passa, sempre in futuro. Ognuno intanto vive con la paura di perdere la propria ricchezza a cui non sa più dare però un vero valore.
L'Europa, è un continente dove ogni Stato lo vedo come una vecchietta che governa la sua famiglia chiusa nella sua bella villa. Ognuno vive ripiegato sui suoi ricordi e attaccata ai propri piccoli averi. Non tutti i figli e i nipoti di ogni vecchietta sono uguali.
Alcuni guardano fuori casa e sognano un continente diverso, osservano e intanto partecipano intelligentemente al mondo che gira. Altri, attenti e guardinghi, restano a casa e si limitano a pensare all'eredità che prima o poi arriverà. Altri ancora, si arrabbattono e basta; addirittura alcuni temono l'eredità, poiché sono impauriti poiché già sanno di non potersela permettere e mantenere come merita. Tutto è in perenne trasformazione, ma la velocità altrove, fuori da piccolo vecchio continente, non solo è maggiore, ma è potenza di un motore compatto.
La vecchietta è ipocrita quanto basta, ma non al punto di essere giudicata sempre male. Tranquilla e lenta nei movimenti. Slanci più o meno snob; curata ed elegante, partecipa per abitudine a serate con amici, tutti un po' frastornati dal mondo che loro malgrado va. Foto dappertutto, arredo museale; lei altezzosa e spesso presuntuosa, pronta a parlar male dei vicini ma solo in casa e in famiglia.
Finge di non vedere i suoi acciacchi e gira distrattamente fra orpelli e suppellettili, "raccolti" nei secoli. Sono quelli presi qua e là, quando si andava in giro nel nostro continente o per il mondo intero. Dalla finestra delle sue convinzioni o dalla tv, osserva distrattamente le innovazioni e i cambiamenti dei modelli di vita che in giro si susseguono. Figli e nipoti, stanno al gioco per comodità, la responsabilità di governare il tutto in modo diverso ... poi si vedrà.
Ogni vecchietta a modo suo cerca di prendere il meglio che può, dove e appena può. Ogni regola condominiale, se utile alla propria villa allora la esalta, diversamente, nulla, cerca solo di attendere. Aspetta di vedere se qualcosa prima o poi cambierà a suo favore. I suoi amministratori, tutti cercano solo di farsi belli tornando a casa per le cose che han saputo fare per la loro vecchietta. Astuta e saggia insieme, attende prima di muoversi per le cose che riguardano il resto del pianeta. Spesso infastidita dai nuovi ricchi, finge di nulla e ... poi si vedrà.
Per quanto concerne la villa Italia, i vecchietti sono tantissimi! Siamo una società che deve ancora muovere lentamente i suoi passi verso una cultura ancora più diffusa, ancora più aperta, e ancor più di qualità. Non solo su progetti di sviluppo, ma anche di visione della gestione della cosa pubblica, degli investimenti in tecnologie e comunicazione, e anche nel modo diverso di convivere, che vedrei, più in chiave internazionale, meno provinciale, ma senza per questo perdere la nostra identità.
A parte noi italiani, dobbiamo tutti saperci districare in un piccolissimo angolo di terra dove vi sono 27 lingue diverse; una storia ancora un po' troppo indigesta a qualcuno nelle diverse aree geografiche. Una sola moneta, tanti ministri economici per ogni lingua, dove per giunta alcuni di questi ragionano in euro e altri ni. Senza parlare poi, di tanti altri ancora, che si sono iscritti al club del condominio, ma intanto, nel loro Paese continua la loro valuta.
Una banca unica che si arrabatta ma non sempre può, e non sempre deve assolutamente far da sola; tanti governi e governicchi; un parlamento europeo e istituzioni varie che funzionano ma non sempre si sa per chi. Mi ritengo abbastanza prudente per ignorare che se si vuol davvero vedere la realtà per quella che essa é, non bisogna correre in avanti ad occhi chiusi, dobbiamo avere due visioni senza diventare schizofrenici.
Bisogna avere due visioni in una, e sapere la strada giusta per i nostri obietti di provincia italiana della nuova Europa politica. Non ci aiuta fermarsi e continuamente orientare la mente al passato, in tal modo il futuro lo si può solo ritardare a nostro svantaggio. Si rende necessario usare bene il presente. Serve per vivere meglio possibile il qui e ora, e serve come seme base da curare per il frutto che vogliamo far nascere. Considerare chi si é stato in passato aiuta e anche molto, ma ora bisogna rivederlo per evitare che in futuro si perpetuino sempre gli stessi errori, che spesso si ri-manifestano con rinnovata pericolosa e sottile abitudine consolidata.
Noi italiani, si potrebbe vivere dignitosamente anche sapendo valorizzare meglio quello che di grande, bello e anche un po' malandrino hanno fatto i nostri avi. Tuttavia, senza pensare a ciò che lasceremo noi ai posteri, non ho qui voglia di addentrarmi in questi meandri (ma ognuno può farci un pensierino se lo desidera ...), spesso vedo che neppure siamo bravi ad amare e utilizzare con equilibrio e intelligenza, ciò che natura e storia dei nostri antenati ci hanno lasciato in eredità.
Eppure è strana la vita, proprio dalla sommatoria della cura del particolare tanto mal visto dall'acuto Guicciardini, e dall'intelligente Machiavelli, che ora viene il patrimonio di cui godiamo. Ora, è proprio quella cura del piccolo interesse di ogni Comune con la sua storia e cultura, che dobbiamo rivedere il tutto in modo nuovo, per dover ripartire anche da questo aspetto.
Continuare la cura dell'orticello nel piccolo provincialismo per pensare al futuro, sarebbe folle di questi tempi, questo modo di vedere la vita in modo piccolo, dovrebbe essere ormai preistoria! Il mondo ora è il piccolo. Singoli troppo soli, cercano di inventare e costruire nel Belpaese, ma sono sempre abbastanza abbandonati a se stessi.
Siamo per lo più troppo incentrati sul concetto che segue: "si vive una sola volta, meglio vivere nel miglior modo possibile". Dov'è l'errore di questo pensiero guida? ... Che ogni cosa è sia un bene, sia un male. Basta pensarci, può aiutare.
Pensieri guida nazionale più "profondi": Dopo la morte? Mah ... intanto sono cattolico, di sicuro so che Dio perdona, per stare a posto con me stesso ... di tanto in tanto vado in chiesa. A volte faccio "elemosina" in vario modo ... e anche se non sempre purtroppo la detraggo dalle tasse ... pazienza.

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