Il tuo compito è scoprire qual'è il tuo compito e dedicartici con tutto il tuo cuore. (Buddha)
Nel quadro del nuovo mondo competitivo venutosi a creare, un modello di riferimento d'impresa più funzionale alla nuova realtà è costituito dalle reti d'impresa. Ogni struttura organizzativa che pensa oggi di poter fare tutto da sola, è fuori dal mondo, e chiaramente fuori dal mercato.
Ogni giovane che cerca lavoro, non può ignorare quanto seguirà in questo post. Ogni imprenditore di piccola e media impresa, deve necessariamente riconsiderare le sue strategie in chiave di rete d'impresa se vuole puntare al futuro. Competere con professionalità è un gioco di squadra. Pertanto, tutti gli attori del mondo economico produttivo e dei servizi nei vari ambiti, devono rivedere i loro assetti organizzativi, culturali e di visione.
La Rete di Impresa è in pratica un accordo tra diverse organizzazioni, dove ognuna con una mission chiara, già soddisfa precise richieste e già serve con piena soddisfazione precisi bisogni di mercato. La rete ha successo, se nasce in funzione di nuovi progetti che scaturiscono dal saper osservare i bisogni dei consumatori, o se si sa individuare nuove opportunità di business. Solo per questi motivi, più imprenditori e/o professionisti, formalizzano di volta in volta un "Contratto di Rete" basato sulla collaborazione, lo scambio e l'aggregazione tra imprese.
Una nuova figura di imprenditore, oggi ha bisogno di diversi profili di collaboratori e partner per dare risposte al cambiamento. Per tali motivi, quanto prima deve emergere una cultura capace di rivedere con uno spirito diverso processi produttivi, mercati e innovazione. Gioco di squadra e solidarietà, sono le linee guida che possono aiutare professionisti specializzati e imprese stabili, ben amministrate, e con una precisa visione di dove si può, e si vuole andare.
Tale quadro di riferimento, richiede da parte di tutti gli attori coinvolti, una grande capacità di visione d'insieme dei problemi, e necessita di una grande energia che sappia tramutare in opportunità ogni negatività. Fare mercato da soli, solo per il fatto che si sa quel che si vuole, e si sa cosa e come fare per ottenere ciò che si intende realizzare, non è più possibile. Un diverso approccio e una chiara visione di organizzazione, di società e di economia deve prendere spazio.
Lo scopo principale delle Reti di Impresa è quello di raggiungere degli obiettivi comuni e offrire servizi e prodotti di elevato standard competitivo, e potrebbe certamente essere una risposta a quanto fin qui presentato. Non specializzati o generalisti, non hanno più spazi vitali.
Le normative prevedono per questi tipi di reti, un'ampia autonomia contrattuale, per cui, le aziende possono collaborare attraverso scambi di know-how, prestazioni industriali, commerciali, tecnologiche, o esercitare in comune varie attività di impresa. Tutto ciò prevede evidentemente un sistema di valori condiviso, una gerarchia ben distribuita per ogni progetto, e un sistema informativo che sappia collegare tutti i nodi della rete con efficienza, velocità e semplicità.
Da tempo, in funzione di precisi progetti e obiettivi, le aziende ormai diventano sempre più una sorta di unità autonome ad elevate competenze specifiche e specialistiche collegate tra loro, e sono sempre più interdipendenti tra loro. Esse per conquistare eccellenza e innovazione per soddisfare i bisogni sempre più "sottili e sofisticati" del mercato, attraverso nuovi modelli organizzativi di riferimento, rete o non rete, informalmente, in tante agiscono già in modo integrato e flessibile, spesso senza esserne del tutto consapevoli. In tal modo, si perdono solo varie opportunità in più, essere coscienti di una nuova realtà in essere, premierà senza dubbio il nostro posizionamento internazionale.
Prendere atto della nuova realtà, aiuta molto il nostro sistema interno politico ed economico nazionale. Oggi, un'organizzazione moderna che già opera in rete d'impresa, rispetto a quelle non ancora consapevoli di tale fenomeno, su progetti mirati, prevedendo un'unità di presidio delle specializzazioni di strategie di marketing e finanza, un'unità di gestione della produzione e della commercializzazione che abbia una visione d'insieme del business, e un'unità di coordinamento di progetto, può individuare molti più spazi di opportunità di mercato a livello internazionale, o di nicchia.
In particolare le piccole e medie imprese coscienti del fenomeno, che sempre più si consolidano in tale forma aggregativa, lo fanno anche a causa dei vantaggi visibili che emergono di volta in volta, come ad esempio quelli della riduzione dei costi e della diversificazione dei rischi; quelli di veder maggiore capacità nell'ottenere per ogni progetto un know how specifico e specialistico non a costi fissi; risultato che riescono ad ottenere in tempi brevi con efficacia in vari ambiti; e qualità e tempestività nel dare una efficiente risposta agli stimoli del mercato.
In tal modo, prima o poi, si scopre anche che si può garantire una flessibilità produttiva in funzione a progetti che possono anche variare con una certa rapidità. Tutte cose serie e importanti, da prendere tutti in assoluta considerazione. Concentrarsi in tale direzione, richiede tempo, competenza, sagacia, coraggio, idee, organizzazione stabile, e risorse ben controllate.
Attraverso tale modalità strategica, con la rete d'impresa, si ottiene anche una razionalizzazione e un calo dei costi di approvvigionamento. Tutto questo, serve per rendere sempre possibile un elevato livello di personalizzazione di ogni servizio e prodotto ad elevato standard qualitativo. Per come si sta presentando la competitività globalizzata, i vantaggi che presenta la rete 'impresa, non è cosa da poco. L'orientamento continuo all'innovazione e alla formazione, è naturalmente un plus che non può essere sottovalutato.
Per realizzare un sistema di rete d’imprese moderno, il cambiamento culturale che si richiede non è quindi da trattare con leggerezza. Se ci fosse anche una politica industriale seria di un governo, sarebbe il massimo. Ma lasciamo perdere questo punto.
Questo nuovo modo di fare mercato, si deve basare innanzitutto sulla capacità di saper creare e condividere una chiara visione tra tutti gli attori coinvolti. Imparare a fare veri piani industriali mirati ad ogni scopo e costruirli in modo tale che siano vere mappe da seguire e aggiornare, è un altro piccolo sforzo che anche i piccoli imprenditori devono annoverare tra le variabili importanti da monitorare.
È fondamentale avere un dominio e una chiara trasparenza delle regole del gioco, e bisogna possedere competenze e strumenti idonei per coordinare flussi di comunicazione adeguati. Chiaramente, avere una informatizzazione condivisa che operi in tempo reale, e un'organizzazione flessibile che ragioni per processi e che sia orientata al marketing, non deve essere un altro dato da sottovalutare.
Tutte competenze queste, che non si trovano facilmente sul mercato, senza che vi sia una politica culturale adeguata e una industriale conseguente si può agire ugualmente anche se con più difficoltà. Tuttavia, non serve aspettarsi nulla da nessuno per agire. Proprio la piccola e media impresa, più di tutti, non deve trascurare questa opportunità e può già agire in questa direzione, senza perdere altro tempo. Andare in internet e attraverso google cercare "reti d'impresa" potrebbe essere un prezioso primo passo per imprenditori, professionisti e giovani ambiziosi.
La logica che muove l'impresa eccellente oggi, deve avere come obiettivo di business quello di saper creare valore al cliente, in tal senso, la rete d'impresa aiuta non poco se la si acquisisce come nuovo modo di fare mercato. Urge imparare anche presto e bene, il come sapersi relazionare con efficacia con gli stakeholder, e in che modo riuscire a sfruttare con sapienza, le sinergie di tutti coloro che contribuiscono alla creazione di valore.
Considerando tutto quanto qui esposto, come si può ignorare l'investimento in cultura e tecnologie? Come si può sottovalutare un piano di formazione permanente e qualificato? A cosa serve puntare ancora sulla cultura dell'individualità a discapito della solidarietà?
Bene comune, professioni, professionisti e mine vaganti
In un'economia del bene comune (vedi post 45), oltre le reti d'impresa, abbiamo anche la necessità di costruire una società che sappia fornire loro servizi all'altezza. Una grande rete di professionisti sempre aggiornati e sempre in contatto tra loro in funzione di vari progetti da realizzare, é quello che vedo per uscire fuori dal pantano delle nuove professioni.
Credo che nella società del terzo millennio, le nuove professioni emergenti, anch'esse debbano rivedere i loro metodi e la loro cultura. È importante che tra i professionisti dei vari ambiti, siano sempre di più quelli che inizino a credere in questi processi di rete, fosse solo, per non sentirsi isole disperse. É altresì fondamentale che tutti trovino forme di integrazione, e che ognuno si percepisca come singolo professionista che si deve anche "addestrare", per essere amplificatore serio e utile dell'economia del bene comune. Lobby, albi professionali e chiusure varie, sono solo il freno per la corsa verso il futuro.
Disabilitare le mine vaganti
Gli anni 80, sono stati l'inizio del boom delle partite IVA, nascevano allora mille professioni, quasi tutte abbastanza originali. Vedi figure come consulente globale, venditore di certificati finanziari atipici, programmatori a volontà e informatici, giornalisti di vari nuovi media, consulenti e formatori in differenti ambiti, vari tipi di psicologi, grafici esperti di computer, ingegneri con nuovi impieghi, architetti specializzati in mille rivoli, e chi più ne ha più ne metta. Tutta questa nuova gente, si è inventata di tutto e di più, ma tutto è cresciuto in modo disordinato creando non pochi problemi.
Oggi tanti di queste nuove professioni, sono ormai persone senza consapevolezza di essere professione di una categoria ben identificabile, altri sono solo zattere portati dalle maree degli oceani. Ognuno tende ad essere diverso credendosi davvero unico e irripetibile, e questo di sicuro non serve a nessuno. Si è creato un inferno di mestieri tali, che è ormai difficile districarsi per capire davvero "cosa può dare, chi a chi". Così non è più possibile andare avanti, in realtà, in tanti sono solo mine vaganti agevolatori di confusione. Solo gente iper specializzata oggi può avere un senso nelle professioni, e di iper specializzazioni utili, ve ne sono davvero tante.
In una società civile in continuo mutare, serve un po' più di rispetto sia nei confronti delle vere nuove professioni, sia per quello che davvero le imprese hanno bisogno. Le associazioni professionali in tal senso, dovrebbero avere una politica più aperta, e dovrebbero davvero essere capaci di saper aggiornare i senior e orientare in modo concreto i giovani professionisti.
Le aziende, a loro volta, dalle loro associazioni, dovrebbero essere messe nelle condizioni culturali di imparare a pagare il dovuto, sapendo sempre distinguere quando si ha bisogno di un dipendente, quando di un professionista a tempo, quando di un consulente, quando di un servizio in outsorcing nel breve termine e per cosa, nel medio termine per cosa, e lo stesso dicasi per il lungo termine. Solo apparentemente tutto ciò esiste, in realtà è invece un gran casino. Bisogna disinnescare queste mine vaganti che tanto male fanno alla nostra economia e alla nostra dignità.
Le associazioni tutte, al momento, o sono una sorta di sindacati senza potere negoziale vero e senza nessuna competenza specifica di supporto, o sono solo lobbies politiche da strapazzo, o sono centri di potere per pochi che personalmente, tentano tramite queste strutture di accalappiare committenze.
Che fare? Sarei determinato a non avere una mente ristretta legata alle opinioni di moda. Mi sforzerei di essere aperto alla visione profonda della realtà nel suo continuo mutare, e facendo attenzione anche alle esperienze degli altri Stati virtuosi, con umiltà coglierei l'occasione di fare una vera rivoluzione.

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