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sabato 15 marzo 2014

45 - lavoro e nuove opportunità

Gli errori, come pagliuzze, galleggiano sulla superficie: chi cerca perle deve tuffarsi nel profondo. (John Dryden)

                                      

É evidente che in questo veloce progredire degli eventi, delle tecnologie e della scienza, l'uomo deve correre, e non è facile avere sempre ben presente in ogni circostanza, intenzioni chiare e attenzione alle conseguenze delle proprie azioni, mentre tutto intorno muta in una rete sempre più interconnessa. Essere nel qui e ora diventa fondamentale. 

Bisogna che tutti, senza perdere umanità e buon senso, con saggezza, acquisiscano una cultura della strategia che sappia tener conto delle profonde riflessioni che portano a fare la teoria del caos (vedi post 14 "le sfumature del caos") e la teoria dei giochi (che quanto prima vorrei trattare in un post). Se interessati, intanto suggerisco il video che segue sulla teoria dei giochi del premio nobel Nash http://youtu.be/SrkCL7QrKkg

Nel caotico correre in tutte le cose del mondo moderno, intanto, non tutti possiamo diventare sofisticati strateghi, matematici o fisici. Pertanto, ognuno deve imparare a difendersi a modo suo dai nuovi modi pervasivi che sta assumendo una nuova forma di dispotismo che il nuovo potere sta lentamente costruendo mattoncino dopo mattoncino. Ma questa difesa, senza una appropriata coscienza e cultura adeguata, diventa solo un chiudersi in se stessi e ciò non è il massimo.

Il mondo produttivo si sta sviluppando in modo caotico in ambiti sempre più competitivi, e in tali circostanze, ogni sistema organizzativo aziendale che si rispetti, più riesce a crescere e ad adeguarsi alla velocità dei tempi, e sempre meno ha bisogno di lavoro umano inteso nel senso classico del termine. 

Riguardo il lavoro, continuamente nuove opportunità nascono e muoiono alla velocità della luce. Questo non è cosa da poco conto, e come fenomeno non va sottovalutato. Tutto corre troppo velocemente, e nel frattempo si dà persino per scontata la democrazia. 

Taluni centri di potere, in maniera subdola, lentamente tendono a dare forma a nuove piccole, continue, diverse limitazioni della libertà individuale. La privacy di ogni singolo, pian piano si limita in modo più o meno palese.

Ognuno preso dai tanti problemi, aumentati anche a causa di una crisi economica dura e di lungo corso, qualcosa di importante inizia a sfuggirgli di mano giorno dopo giorno. Si è tutti impegnati nella lotta per la sopravvivenza, nella strenua difesa di qualcosa che si possiede, o chi può, nell'accumulo e protezione di quante più risorse possibili.

Tutto accade solo per il miraggio di una vita dignitosa, mentre fa paura il presente, e quasi nessuno osa più pensare ad una società serena in futuro. Chi tenta di farlo, brancola nel buio, e spesso è senza linee guida condivise, e senza un progetto di visione democratica della comunità.

In tale contesto di riferimento, intanto mi sembra il minimo diffidare di chi dice che le cose debbano essere messe in poche mani per essere meglio gestite evitando inutili sprechi. A fare tali affermazioni, sono già in tanti in ogni dove. La classe dirigente, lo fa capire sempre in varie occasioni, tra silenzi e parole dette e non dette. Ciò che muove tutto per costoro, più che responsabilità per il bene comune, sembra essere difesa di uno status quo. 

Oggi viviamo così tanto nell'oblio del presente e nella paura del futuro, che anche chi non ha nulla da difendere, tuttavia teme di perdere quel nulla che possiede. Vediamo cosa mi passa per la mente, in funzione di quanto leggo e seguo, e in relazione alle informazioni che per motivi professionali mi passano tra le mani.



Democrazia e nuovi sbocchi

Sono un fautore della scuola di elevata qualità, per una cultura e formazione di alto standard. Credo nei principi del reciproco rispetto multiculturale, e ogni valore positivo deve passare a livello più capillare possibile e in ogni area del sociale. Tutto deve sempre considerare in modo intelligente ed umano, le nuove tecnologie, web e media classici che operano in ogni ambito formativo. 

Pensare all'agenda digitale (un piano di formazione per acquisire tutti competenze digitali), investire subito nella banda larga (internet stabile e veloce per tutti) e familiarizzare con le competenze della realtà virtuale, diventa sempre più strategico. Questo, in particolare nei campi della formazione per adulti e della didattica classica scolastica e universitaria. 

Anche se purtroppo se ne parla poco, la virtualità ad esempio, ormai è presente in tutte le forme di ricerca scientifica ad ogni livello; pertanto, a chi si aspetta ad investire in questi ambiti e ad avviare una spinta anche nei consumi dei mercati di massa in questa direzione? Come fare che tutto questo know how non sia per una ristretta minoranza?

É vero, qualcuno potrebbe temere che la realtà virtuale tenderebbe facilmente a sovrapporsi alla realtà per quella che è. Ma è pur vero che in psicologia abbiamo strumenti e supporti abbastanza adeguati per insegnare immediatamente nelle scuole, su come approfondire in vari ambiti, il tema delicato del valore e significato di realtà in quanto tale. 

Tutti abbiamo bisogno di vedere in modo nuovo la realtà. Si riesce ad immaginare quanto valore economico, investimenti e nuove professioni possono nascere per un miglioramento qualitativo allargato della vita di tutti, solo nell'ambito formativo didattico per esempio? Si riesce ad immaginare quanto ciò possa produrre PIL in futuro con le nuove generazioni in particolare?

L’analisi dell’impiego della virtualità va vista innanzitutto dal punto di vista macro economico: si tratta di un mercato ancora poco identificabile, ma immenso. Spesso la virtualità è ancora vista solo per addestramenti militari, in termini futuristici, raramente è considerata in innovazione su prodotti o processi di produzione. 

La virtualità però, può anche essere cultura che lentamente potrà assorbire tutta la conoscenza e renderla facilmente accessibile alla più ampia rete sociale con i vantaggi che la creatività di ognuno può portare. Certo, vi sarà anche un problema di sicurezza e di malavita organizzata da monitorare. Ma come sappiamo, ogni cosa è sia un bene sia un male, e allora?

Non vi é dubbio che la cultura del software in generale sia ancora molto poco sviluppata, figurarsi il resto. Sono tuttavia ancora tantissime le procedure ripetibili che possono fare a meno dell'intervento umano (che semplicemente sarà impegnato in tutte altre cose). 

Confido molto negli open source, nelle diverse comunità virtuali e nei giovani che non si fermano davanti a nessun ostacolo di questo genere investendo in tal senso, sia nella logica della pluralità, sia nell'innovazione e nella creatività. Prima si inizia ad investire in tali ambiti, prima si ridurranno in futuro masse enormi di disoccupati con conseguenti aggravi socio economico.

Anche l'arte avrà bisogno di tante nuove professionalità, e per quanto riguarda l'Italia come grande centro per la cultura, il tempo libero e le diverse arti tradizionali e nuove che dovrebbero nascere, comporteranno tantissime opportunità. In un Paese a base turistica non è poco il vantaggio di questi tipi di investimenti che non possono essere solo privati senza monitoraggio di governi lungimiranti e seri, oltre che onesti e concreti.

Integrando ricerca e sviluppo con scienza, arte, storia, cultura e innovazioni tecnologiche, si potranno avere nuove forme di ricchezza inventandosi monete e biglietterie elettroniche; scuole di musica, cinema, televisione, danza e teatro della tradizione e del futuro. Oro per il turismo e il Made in Italy. Musei, teatri e i diversi luoghi turistici di arte e natura del nostro Paese potrebbero essere valorizzati dal mondo intero. Tutto ciò non richiede petrolio, gas e non invita a distruggere ambiente e natura.

Ho provato anche ad immaginare un data base di tutte le tradizioni delle varie medicine a disposizione e di tutti gli scienziati del mondo, per metterli in collegamento tra loro. Ciò che mancherebbe sarebbe solo un'etica adeguata a questo nuovo mondo. Ma me tapino, sono solo un uomo primitivo del futuro, e la momento altro non saprei valutare.

Tanti mestieri e professione classiche stanno per morire o si stanno radicalmente trasformando e nuove stanno prendendo forma, se vogliamo possiamo aiutare questo processo e guidarlo con intelligenza sociale ed emotiva. 

In futuro occorreranno specialisti nei servizi alle persone e agli anziani, si svilupperanno chiaramente quelli tecnologici e informatici, molti altri mestieri nuovi prenderanno forma in vari ambiti del commercio, del turismo e della cultura. Non mancheranno evidentemente specialisti del mondo della finanza e dell'ordine pubblico. Per il resto non sembra esserci tanto sviluppo riguardo i vecchi classici mestieri di un tempo. Quelli che resteranno, in ogni caso saranno da rivedere. Perché indulgere?



Una nuova visione dell'economia

L'unica cosa che mi viene in mente riguardo una giusta ed equa responsabilità del nuovo corso dell'umano, é una economia fortemente orientata al bene comune che deve essere vista sempre più come linea guida. Altrimenti la potente integrazione verso tutto quanto fin qui riportato, potrebbe diventare un incubo se dovesse capitare tutto nelle mani di pochi

Ormai gli Stati, governati spesso da lobby e piccoli poteri dislocati e diffusi in varie aree, con la disinformazione e l'utilizzo sofisticato dei media e dei sondaggi, è chiaro che puntano a non voler cedere alcunché di quanto finora hanno usato con maestria a loro vantaggio. 

Noi dobbiamo puntare al progresso allargato, alla cultura diffusa, alla responsabilità della cosa pubblica, all'equilibrio tra etica condivisa tra le diverse culture, la tecnologia da sola farà il resto. Responsabilità, attenzione, etica, consapevolezza del proprio potenziale, e rispetto reciproco, devono chiaramente essere le radici della nuova pianta.

Parlo di economia del bene comune perché trovo che sia straordinariamente adeguata allo scopo di un futuro tutto da crearci insieme. Questi modo di fare economia, si basa molto su formazione della fiducia, cooperazione, stima, democrazia e solidarietà. Valori perfetti in un Paese con le nostre tradizioni e cultura, se vogliamo sforzarci a vedere la parte più nobile della nostra storia, il terreno mi sembra fertile. 

Secondo le più recenti scoperte scientifiche, le relazioni funzionanti tra gli umani sono quelle che portano la massima felicità e la massima motivazione alle persone. In questo tipo di economia del bene comune, il successo economico non si misura esclusivamente su base monetaria. Secondo questo modello, quanto più le imprese agiscono e si organizzano in maniera sociale, ecologica, democratica e solidale, tanto migliori sono i risultati di bilancio che si ottengono. Pertanto, quanto migliori saranno i risultati dei bilanci del bene comune ottenuti dalle imprese nell’economia di un Paese, tanto maggiore sarà il prodotto interno del bene comune. 

Vediamo qualche filmatino sugli albori di questo nuovo auspicabile futuro: dopo aver aperto il file su youtube, salta l'annuncio pubblicitario e vedi l'intervista: http://youtu.be/zomUjQ--EyY Vedi sul sito anche l'indirizzo: www.economiadelbenecomune.it ancora: http://youtu.be/4tOa1Y1ZQ_0

In questo quadro di riferimento, le imprese che hanno dei buoni bilanci del bene comune, devono ottenere vantaggi sul piano giuridico. Abbiamo pertanto sgravi fiscali, mutui agevolati, precedenza negli appalti pubblici e nei programmi di ricerca, eccetera. In tal modo si faciliterebbe l’ingresso sul mercato di attori etici, e i prodotti e i servizi di questi ultimi, diventerebbero più convenienti di quelli non etici, non equi e non ecologici. In questo sistema, il bilancio finanziario diventa secondario e il capitale si trasforma da fine a mezzo. Bisogna assolutamente approfondire questa strada.

Dicono coloro che stanno sperimentando questo percorso, che i profitti nel bilancio possono essere utilizzati per: investimenti (con un plusvalore sociale ed ecologico), estinzione di mutui, accumulo in un fondo di riserva in misura limitata; si ha una diversa ripartizione dei proventi ai dipendenti; i profitti chiaramente non possono essere utilizzati per: ripartizione dei proventi a persone che non lavorano nell’impresa; acquisizioni ostili di altre imprese; investimenti sui mercati finanziari, o finire per finanziamenti ai partiti, (e qui un altro capitolo che non mi va di affrontare).

Dato che in tale sistema di riferimento il profitto diventa un mezzo più che un fine, le imprese che operano in tale direzione, non devono più temere di essere inglobate e non devono crescere solo per essere più grandi, più forti ed economicamente più vantaggiose di altre. Tale rivoluzione copernicana, induce anche a rivedere in chiave diversa la società civille.



Dove andare

Il sistema democratico con questi elementi in gioco passa da rappresentativo per essere integrato dalla democrazia diretta e dalla democrazia partecipativa. Il popolo sovrano in tal senso, deve sempre poter correggere i suoi rappresentanti, e possibilmente deve deliberare direttamente alcune leggi, oltre che aver modo possibilmente, di controllare direttamente i servizi essenziali

Per far conoscere e praticare i valori dell’economia del bene comune fin dall’infanzia, si possono introdurre fin dalle scuole dell'obbligo materie di insegnamento come educazione ai valori, educazione alla comunicazione, educazione al diritto e altro ancora che al momento non mi viene in mente.

Dato che, nell’economia del bene comune, il successo economico avrà un significato completamente diverso da oggi, saranno necessarie qualità di leadership completamente diverse; tendenzialmente saranno richieste e prese ad esempio le persone più responsabili e più competenti dal punto di vista sociale. In particolare, saranno premiate coloro che hanno capacità di condivisione di valori e di empatia, e quelle dotate di un modo di pensare e di un sentire sociali ed ecologici che vanno oltre l’interesse egoistico.



Nuove opportunità per i nuovi capitali e le nuove generazioni

Il capitalismo viene oggi definito come la migliore forma di modello macro economico attualmente possibile. Anche se chiaramente, come tutte le cose, questa è vista come migliorabile per correggere le sue distorsioni ed anomalie. Bisogna ammettere tuttavia, che per certi aspetti, anche grazie alla finanza più che all'economia in sé, il capitalismo sta diventando sempre più una diseconomia.

Vediamo perché. Se siamo d'accordo sul fatto che l'economia debba essere una scienza sociale che studia le scelte razionali per impiegare risorse scarse che possono avere usi alternativi, e se siamo altresì convinti che tutto deve essere fatto allo scopo di produrre vari tipi di beni e servizi per l'uomo, è chiaro che le scelte devono essere poi volte a distribuire questi beni e servizi tra gli individui e i gruppi sociali, in modo da essere da tutti più o meno raggiungibili. Dov'è quindi il problema?

Nessuna industria produce qualcosa che poi non vuole vendere. Il tutto quindi, è fatto per il solo scopo ultimo, di poter fare cose, prodotti e servizi, utili a soddisfare al meglio i bisogni individuali e quelli collettivi più in generale. Ma a chi vende cosa, se non tutti possono acquistare alcunché di quanto si può produrre?

Visto che l’economia è una scienza che cura i bisogni dell’uomo, individuali e collettivi, e considerato che essa cura tutto attraverso scelte razionali, c'è qualcosa che non quadra, visto gli sprechi delle risorse naturali, soprusi e povertà dilagante anche nei paesi ricchi.

Se non si crea un sistema sociale coerente, se si considera la finanza e le banche le uniche depositarie degli equilibri economici e sociali, i grandi capitalisti, le piccole e medie imprese e i professionisti e commercianti tutti, che chiaramente intendono produrre e vendere beni e servizi, che cavolo se ne vogliono fare della loro merce, se sempre meno persone potranno usufruirne? Domandiamoci ora se l'attuale capitalismo ottempera alle premesse fatte

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