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domenica 2 marzo 2014

43 - fine crisi: in 4 mosse virtù ed esempi

In democrazia nessun fatto di vita si sottrae alla politica. (Gandhi)

       

I problemi dell’Italia è evidente che non sono solo legati alla recessione. Essa è stata semplicemente lo scossone che ha reso palpabile la precarietà della nostra competitività. Il Pil italiano è aumentato del 55,7% negli anni Sessanta, del 45,2% negli anni Settanta, del 26,9% negli Ottanta, del 17% nei Novanta e del 2,5% nel decennio 2000-2010. Negli ultimi tre/quattro anni, addirittura lentamente diminuisce. Il nostro debito pubblico ha un numero impronunciabile! Sembra un vero scioglilingua. 

Nonostante tutto, tra i Paesi europei, siamo quello che esporta di più. Circa l'80% della popolazione ha almeno una casa di proprietà! e fino a pochi anni fa, insieme ai giapponesi, eravamo il popolo che riusciva a risparmiare di più. Nessuna nazione del mondo avanzato ha avuto untale excursus e un quadro di riferimento controverso, e così ricco di contrasti e sfumature. 

Negli ultimi anni, il declino sembra che abbia preso un volo inaspettato ma non imprevedibile. Lasciamo qui perdere cause e colpe una volta tanto, e vediamo qualche considerazione su quali sono le cose migliori che sento da specialisti e studiosi costruttivi.

Partiamo dal piccolo particolare che produciamo beni e servizi troppo poco innovativi. Non è poco, ma poco male considerando storia e cultura di questo popolo. Anche in un contesto mondiale dove l'offerta è altamente competitiva, e dove molti altri Paesi sono entrati in scena facendoci di fatto concorrenza in tutti i settori tradizionali, abbiamo ancora chance. 

Nel mio piccolo mondo, ho voluto fare delle considerazioni, pertanto visto che in Italia siamo tutti commissari tecnici, da buon italiano mi aggrego e mi sarei inventato 4 mosse per uscire dalla cosiddetta crisi, o forse meglio dire nuova realtà di partenza. 

Le vie d'uscita nella mia modesta riflessione, per quello che può contare, sembrano possibili con sole ... quattro mosse che sono di tipo: 1) macro economico politico; 2) socio culturale; 3) gestionale organizzativo; 4) soggettivo. La quarta, mi sembra la più strategica per mettere in moto qualsiasi altra mossa. Da lì a mio avviso poi, per la cura dei dettagli (dove di solito si nasconde il demonio) il resto verrà da sè.



Via d'uscita 1. Prima mossa. Ambito macroeconomico e politico in otto punti 

Se riusciamo ancora ad esportare un motivo ci sarà. In ogni modo non basta e bisogna organizzare meglio in che modo difendere le nostre "truppe d'assalto" di imprese in prima linea oltre confine.

1) Innovare intanto. Innovare riconsiderando il potenziale della rivoluzione tecnologica in atto, e vederla  come variabile strategica competitiva di tipo strutturale di ogni organizzazione aziendale pubblica e privata. Ciò aiuta a migliorare efficienza della pubblica amministrazione, e contribuisce a competere in settori produttivi del privato, dove costi bassi e margini ridotti sono ormai un dato di fatto incontestabile nell'intero scenario mondiale. 

2) La sola piccola e media impresa da sola per una Nazione moderna può fare poco. Bisogna quindi attrarre dall'estero innovazione, know how, e capitale umano adeguato per tale obiettivo. Pertanto la scuola e l'università devono avere un ruolo strategico. Come minimo a livello europeo, devono attrarre giovani, professori e ricercatori stranieri

3) Uscire dalla falsa convinzione che "piccolo è bello". Sarà anche bello, ma non è più determinante per lo sviluppo di un Paese. La piccola e media impresa, o conquista specifiche nicchie di mercato mondiale oppure può servire ben poco in questa nuova guerra fatta con nuove armi. In particolare poi, se la finanza con le sue piccole grandi follie, continuerà a guidare il mondo.

4) Ricerca scientifica in ogni ambito. Impossibile rinunciare. Nell'era moderna non è cosa da poco conto, e dato che questi settori non possono essere considerati strategici da un'azienda familiare di piccole dimensioni. Stato attraverso università ed altre strutture specializzate, insieme a grandi imprese italiane, devono collaborare in tal senso, incentivando e promuovendo progetti seri. Mossa questa teoricamente affascinante, ma praticamente difficile da percorrere a causa della nostra cultura.

5) Rivedere necessariamente le politiche fiscali e vincoli burocratici attualmente freno di ogni iniziativa che di fatto scoraggiano innovazione e investimenti. Anche il concetto di lavoro deve essere rivisitato in chiave di metodo e tecnologie utili ai diversi obiettivi. Il problema è il come, ma il problema più grande è il non confondere etica con morale di moda.

6) Riuscire ad attrarre capitali e industrie dei settori hi-tech, farmaceutici e del tempo libero per aiutare anche la nostra industria culturale e del turismo

7) Investire in logistica, infrastrutture e comunicazione informatizzata (vedi ad esempio la banda larga)

8) Quanto prima, assolutamente e radicalmente eliminare sprechi pubblici cancellando, Enti inutili, CDA incomprensibili, semplificando la burocrazia. Fantasticando lo chiamerei "progetto qualità totale pubblico" dove ogni spreco deve essere ridotto a zero, senza con questo compromettere una democrazia  efficiente e indispensabile. Anche se a dire il vero, anche sulla visione della democrazia vedo tanta confusione 



Via d'uscita 2. Seconda mossa. Ambito  socio culturale

Come già approfondito nel post 4, si parte dall'idea che in occidente, come dice Lee Yearley (Professore di Etica dell’Unuversità di Stanford) esistono tre diverse tradizioni filosofiche che guidano il nostro cammino. 

Esse sono il liberismo, il quale modello sostiene che tutto ciò che soddisfi l’individuo sia giusto; il razionalismo, che ritiene etico solo le azioni ragionevoli che risultano essere tali in tutte le situazioni; ed infine il perfezionismo, il quale orienta l’azione individuale verso dei principi da seguire, dove il comportamento, quanto più si conforma a questo ideale, tanto più è da ritenersi etico.  

Partendo quindi da questa disamina, facciamo alcune considerazioni. Se un uomo o una donna si sente orientata al bene comune in modo equilibrato (ossia senza per questo rinunciare al suo essere se stesso/a), naturalmente, dovrebbe avere dei principi che lo/la guidino a credere in una visione fatta di un mondo futuro migliore per tutti. 

In questo caso, conseguentemente, abbiamo come vincolo primario, il bene della comunità e non l’egemonia dell’individuo. Questo è dunque un razionalista che attraverso l'uso della ragione, si trova un posto nel mondo, e da qui valuta tradizione e futuro.

Tale persona, essendo orientata al bene della comunità come linea guida, si orienterà a vedere il miglioramento qualitativo delle organizzazioni e dei processi, si può concentrare nel dare contributi operativi e concreti per la gestione e la cura del territorio; l'attenzione a trovare giusti mezzi ad eliminare sprechi sarà il suo territorio fertile su cui lavorare.

Questa persona con tale orientamento, si impegnerà ad esempio (in modo concreto e preparato), allo studio di soluzioni per le riforme strutturali delle amministrazioni, della politica e delle istituzioni del bene comune. Le idee in questi ambiti possono essere tantissime. 

Il nostro Paese offre molte opportunità per migliorare efficienza ed efficacia della qualità delle politiche sociali, culturali e di buona convivenza civile. Sport, teatro, partiti, sindacati, cinema, scuola e associazioni varie di volontariato e non, sono gli spazi più adatti a questi tipi di persone con i valori tipici dei "razionali".

Se invece al contrario, un uomo o una donna, ha in mente una società, la cui formazione deve basarsi prevalentemente da persone che devono esprimere innanzitutto la loro individualità, seppur in un contesto sociale che non deve limitare nessuno, questa persona può definirsi liberale. 

In questo caso, abbiamo come vincolo primario, l’egemonia dell’individuo che come singolo, intende influire personalmente sul bene comune, pensando che prevalentemente ognuno in questo modo, attraverso sé può portare al miglioramento di ogni comunità. 

Qui passato e futuro dipende molto dal progetto che ognuno si fa della comunità. Tuttavia partendo dalla sua libera iniziativa, iniziando a vedere in chiave positive le variabili sulle quali lavorare. Da solo, può trovare modi e azioni per dare il suo contributo.

Nel caso in cui invece ci si dovesse ispirare al perfezionismo, qui le cose cambiano un po', costoro, hanno un modello ritenuto perfetto come riferimento verso il quale tutti dovrebbero dirigersi. 

Religiosi monoteisti e non di varie fedi, anche se non taleban e non necessariamente anti futuristi, pensano che un perfetto modello di riferimento possa aiutare ogni causa umana. 

Bene e male da qui possono sorgere in modo più netto e preciso; giustizia, passato e visione del futuro, hanno un peso specifico di non poco conto. Le aree di intervento, per tutti sono molteplici. Buon senso e funzionalità organizzativa a bassi costi gestionali, avrebbero anche un'anima grazie a costoro. Qui il rischio da superare, è solo quello di evitare di dividere il mondo in buoni e cattivi.



Via d'uscita 3. Terza mossa. Ambito  gestionale organizzativo

Per quest'area, vedo indispensabile che tutti gli imprenditori e chiunque si senta classe dirigente di ogni struttura organizzativa di qualsiasi tipo pubblica e privata, prenda in seria considerazione la struttura che gestisce, affrontando in modo scientifico i seguenti punti:

1) Uscire dall'idea che solo la piccola impresa da sola sia un bene; imparare a lavorare in rete;

2) Avere una visione chiara del mercato le opportunità, per individuare in modo preciso una mission;

3) Puntare all'internazionalizzazione e saper fare squadra, con piani di marketing molto strutturati;

4) Consolidare un'organizzazione razionale che sappia puntare nell'eccellenza e nell'utilizzo appropriato delle tecnologie più consone alla gestione dei processi;

5) Saper trovare giusti mezzi della gestione del rischio (risk management) che è il processo mediante il quale si misura o si stima il rischio e successivamente si sviluppano delle strategie per governarlo. 

Stabilendo bene i cinque passi  che sono: 
5.1) Stabilire il contesto; 
5.2) Identificare i rischi; 
5.3) Analizzare i rischi; 
5.4) Valutare i rischi; 
5.5) Trovare strumenti idonei per monitorare i rischi;

6) Impostare in modo rigoroso un dettagliato controllo di gestione da monitorare con grande attenzione;

7) Evitare di far diventare le banche dei soci occulti che partecipano solo e sempre agli utili

8) Saper proteggere know how e brevetti eventuali;

9) Confrontarsi con il mondo partecipando a fiere e convegni internazionali;

10) Imparare a saper gestire la crisi di un evento negativo dipendente da sviluppi aziendali controversi. Esempi: difficoltà logistiche, sicurezza dei prodotti e incidenti tecnici, reputazione nei confronti di campagne mediatiche critiche o negative verso prodotti, servizi e dell'impresa stessa. Sempre, monitorare la fiducia degli stakeholder;

11) Imparare a gestire il mondo web e i diversi percorsi dei social

12) distruggere ogni burocrazia inutile!



Via d'uscita 4. Quarta mossa. Ambito  soggettivo. A mio avviso la più importante di tutte!

A tal proposito cito un personaggio che può offrire spunti di riflessione di non poco conto: il maestro Zen vietnamita Tich Nath Han candidato premio nobel per la pace. Il quale vede nella base dei suoi cinque addestramenti il punto focale da segui per avere presenza mentale utile al governo di ogni cosa. Egli li propone come linee guida per la difesa della libertà e come supporto alla nostra vita quotidiana. Sono visti come la base per la felicità di individui, coppie, famiglie e società.

Il Primo Addestramento alla Consapevolezza
Consapevole della sofferenza causata dalla distruzione della vita, mi impegno a coltivare la compassione e a imparare modi per proteggere la vita di persone, animali, piante e minerali. Sono determinato/a a non uccidere, a non lasciare che altri uccidano e a non legittimare alcun atto di uccisione nel mondo, nei miei pensieri e nel mio modo di vivere.

Il Secondo Addestramento alla Consapevolezza
Consapevole della sofferenza causata da sfruttamento, ingiustizia sociale, furto e oppressione, mi impegno a coltivare la gentilezza amorevole e a imparare modi per favorire il benessere di persone, animali, piante e minerali. Mi impegno a praticare la generosità, condividendo tempo, energia e risorse materiali con tutti coloro che sono in reale bisogno. Sono determinato/a a non rubare e a non possedere nulla che possa appartenere ad altri. Rispetterò la proprietà altrui, ma impedirò agli altri di trarre profitto dalla sofferenza umana o dalla sofferenza delle altre specie sulla Terra.

Il Terzo Addestramento alla Consapevolezza
Consapevole della sofferenza causata dal comportamento sessuale scorretto, mi impegno a coltivare la responsabilità e a ricercare modi per proteggere la sicurezza e l’integrità di individui, coppie, famiglie e società. Sono determinato/a a non impegnarmi in relazioni sessuali prive di amore e di impegno a lungo termine. Per mantenere la felicità mia e degli altri, sono determinato/a a rispettare i miei impegni e gli impegni altrui. Farò tutto quanto è in mio potere per proteggere i bambini dall’abuso sessuale e per proteggere coppie e famiglie dalle rotture dovute a un comportamento sessuale scorretto.

Il Quarto Addestramento alla Consapevolezza
Consapevole della sofferenza causata dal parlare non consapevole e dalla incapacità di ascoltare gli altri, mi impegno a coltivare la parola amorevole e l’ascolto profondo, allo scopo di portare gioia e felicità agli altri e confortarli nelle loro sofferenze. Sapendo che le parole possono creare felicità o sofferenza, mi impegno a imparare il parlare veritiero, usando parole che ispirino fiducia in se stessi, gioia e speranza. Sono determinato/a a non diffondere informazioni di cui non sono certo e a non criticare o condannare cose di cui non sono sicuro/a. Mi tratterrò dal pronunciare parole che possano causare divisione o discordia e che possano portare rotture in famiglia o nella comunità. Farò ogni sforzo per riconciliare e risolvere tutti i conflitti, per quanto piccoli.

Il Quinto Addestramento alla Consapevolezza
Consapevole della sofferenza causata dal consumo non consapevole, mi impegno a coltivare una buona salute, fisica e mentale, per me stesso/a, la mia famiglia e la mia società, praticando il mangiare, il bere e il consumo consapevoli. Mi impegno a ingerire solo sostanze che proteggano la pace, il benessere e la gioia nel mio corpo e nella mia coscienza, come nel corpo e nella coscienza collettivi della mia famiglia e della società. Sono determinato/a a non fare uso di alcol o di qualsiasi altro intossicante e a non assumere cibi o altre sostanze che contengano tossine, come certi programmi televisivi, riviste, libri, film o conversazioni. Sono consapevole che danneggiare il mio corpo o la mia coscienza con questi veleni è tradire i miei antenati, i miei genitori, la società e le future generazioni. Lavorerò per trasformare violenza, paura, rabbia e confusione in me stesso/a e nella società, praticando una dieta per me stesso/a e per la società. Comprendo che una dieta adeguata è essenziale per l’autotrasformazione e per la trasformazione della società.



Un esempio raro:  José Alberto "Pepe" Mujica Cordano Presidente dell'Uruguay 

Non ha bisogno di una scorta, il Presudente José Alberto "Pepe" Mujica Cordano, classe 1934. È un esempio di buona politica. Ogni mese dei 250.000 pesos (circa 10 mila euro) del suo stipendio da Capo di Stato, Mujica trattiene per sé soltanto 800 euro, che in Uruguay equivalgono allo stipendio di un impiegato bancario. Il resto dei suoi emolumenti, è devoluto ad un'istituzione che aiuta lo sviluppo delle zone più povere dell'Uruguay. Pepe, come ama farsi chiamare, è un ex guerrigliero ai tempi della dittatura di Jorge Pacheco Areco. Mujica nel marzo del 2010 ha stravinto le presidenziali con il Movimento de participación popular (Mpp). È descritto come un uomo per bene, la cui sete di vendetta non ha mai guidato le sue scelte politiche, nemmeno contro i suoi aguzzini che lo tennero in prigione per 15 anni nel terribile carcere di Punta Carretas, la Alcatraz del Cono Sur. 

Abita nella periferia di Montevideo, in una fattoria tra cavalli, mucche e galline. Quando gli chiedono il motivo di tanta austerità risponde: "Questi soldi, anche se sono pochi, mi devono bastare perché la maggior parte degli uruguaiani vive con molto meno". Anche la sua pensione di senatore, la dona in beneficenza. Zero  sprechi anche nella sua presidenza. Niente auto blu e inesistenti i parlamentari baby-pensionati. Oltre alla generosità, Pepe ha persino aperto le porte della sua residenza ufficiale ai senza tetto: ha disposto che una vasta area del Palacio Suarez y Reyes ospiti chi non ha niente. Segue un suo discorso. http://youtu.be/C5u-wa6YVbE Per il resto, no comment, basta solo riflettere per uscire non solo dal pantano, ma anche dai continui inutili lamenti di sofferenza passiva!



Un imprenditore dell'era contemporanea (tratto da biografieonline.it)

Richard Charles Nicholas Branson. Imprenditore britannico fondatore di una delle case discografiche più importanti della storia della musica contemporanea, la Virgin Records, marchio d'elezione dei Genesis, Sex Pistols e Rolling Stones. È di fatto uno degli uomini più ricchi del mondo.

Il giovanissimo Richard viene da una famiglia della middle class britannica. Durante l'adolescenza, è noto il suo fallimento scolastico soprattutto ai test di intelligenza. È proprio in questo periodo che il preside della scuola, stando ai racconti di Branson, a colloquio con i suoi genitori avrebbe parlato del loro figlio in termini quasi profetici, con una frase tra le più citate nelle biografie che lo riguardano: "questo ragazzo o finisce in galera o diventa milionario".

Poco dopo gli anni della scuola, insieme con i suoi soci decide di prendere in gestione un magazzino situato al piano superiore di un negozio di scarpe. L'idea è quella di farne un negozio di dischi a buon mercato e la cosa funziona sin da subito, anche grazie alla concessione del proprietario dell'immobile, convinto a rinunciare ai propri interessi sull'affitto.

Il negozio prende il nome che sarebbe diventato celebre: "Virgin". Già nel 1970, quando Richard Branson ha appena vent'anni, l'azienda Virgin si lancia nella vendita tramite servizio di posta, concentrandosi sui dischi e sui nastri cassetta. Due anni dopo, gli stessi soci prendono un sottoscala dell'Oxfordshire e lo trasformano nella prima sede storica della Virgin Records, che diventa un vero e proprio studio musicale, trasformandosi in etichetta discografica a tutti gli effetti.

Qualche mese dopo la fondazione della casa discografica, arriva anche il primo contratto. Mike Oldfield realizza il suo album di esordio, datato 1973: "Tubular Bells". Il disco vende circa cinque milioni di copie e segna l'inizio del grande successo della Virgin Records. Da lì a pochi anni, le band e gli artisti che la Virgin mette sotto contratto aumentano in modo esponenziale, con nomi di rilievo del panorama musicale contemporaneo: dai Sex Pistols di Sid Vicious, icona del punk inglese, sino ai Culture Club e ai Simple Minds, passando per artisti importanti come Phil Collins, Bryan Ferry e Janet Jackson, e concludendo con i mitici Rolling Stones di Mick Jagger e Keith Richards.

A partire dagli anni '90 cominciano ad arrivare le fusioni con altre società e gli investimenti negli altri campi dell'economia. Ma, soprattutto, arriva la cessione da parte di Branson della sua geniale creatura, venduta alla EMI nel 1992 per una cifra orbitante intorno ai 550 milioni di sterline. Il capitalista hippie, come viene anche chiamato, ha intenzione di dedicarsi ad un altro dei suoi grandi amori, oltre alla musica, ossia il volo. 

Così, dopo aver creato nel 1996 la V2 Records, la quale si ritaglia subito un posto nella discografia mondiale, rivolge quasi tutto il proprio interesse verso la sua compagnia aerea, la quale nasce proprio in questi anni: la Virgin Atlantic Airways. Di lì a poco nasceranno, oltre all'Atlantic, dedicata ai viaggi intercontinentali, anche la sorella low cost europea, la Virgin Express, e le due Virgin Blue e Virgin America, rispettivamente in Austrialia e negli Usa.

Nel 1993 Richard Branson riceve una laurea honoris causa in ingegneria dalla Loughborough University. Nel 1995 il gruppo Virgin fattura oltre un milione e mezzo di sterline. Tra le conquiste di Branson, in questo periodo, oltre alla compagnia aerea, c'è anche la catena dei Virgin Megastore e la Virgin Net. Al contempo però, il magnate britannico rivolge la propria attenzione a parecchie associazioni no profit, come l'Healthcare Foundation, che si batte contro la diffusione del fumo. 

Nel 1999 diviene Sir Richard Branson, nominato baronetto dalla regina Elisabetta II d'Inghilterra. Nel primo decennio del 2000, si lega ad Al Gore, investendo sulle energie rinnovabili e appassionandosi alla battaglia per la difesa dell'ambiente e contro i cambiamenti del clima.

La sua ultima trovata si chiama "Virgin Galactic", la quale promette di portare nell'orbita terrestre chiunque abbia intenzione di farlo, prendendo prenotazioni per circa duecentomila sterline a passeggero. Il patrimonio di Branson, attualmente, si aggirerebbe intorno ai 4 miliardi e mezzo di dollari. A 61 anni, all'inizio del mese di luglio 2012, compie l'impresa di attraversare il canale della Manica in kite surf. Uomo pieno di risorse dunque. 

C'è quindi qualcosa di buono oltre altri elementi, persone e cose qui trascurate? Abbiamo esempi, qualora la creatività italiana dovesse essersi eventualmente temporaneamente paralizzata? Concentriamoci  sul meglio e smettiamola di fustigarci pensando solo ed esclusivamente a ciò che non funziona ... Renzi a parte ...





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