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domenica 16 febbraio 2014

41 - Homo oeconomicus

Di tutto conosciamo il prezzo, di niente il valore. (Friedrich Nietzsche)

    

Oggi, ogni tentativo di risolvere la crisi economica utilizzando gli strumenti tradizionali, è chiaro ormai che non porta a nulla. I paradigmi delle scienze economiche figlie della rivoluzione industriale che hanno più o meno funzionato nel secolo delle ideologie, non sanno dare risposte alla globale multi etnica realtà. All'interno di un quadro di riferimento, dove tutto si svolge in un sistema di relazioni fatto di consumatori, produttori, e imprese, la funzione dello Stato diventa pericolosamente vuota, o addirittura non di rado nemica del cittadino. Cosa direi poco rassicurante. Lasciare persone, famiglie e piccole e medie imprese in balia dei (non tanto) capricci dei pochi grandi centri di potere è pericoloso.

Si richiede agli economisti la capacità di elaborazione di nuovi paradigmi che sappiano riflettere la nuova realtà. Bisogna prendere in considerazione il fatto che stiamo vivendo in un sistema globale-integrale, e che solo quando avremo capito le sue leggi, saremo in grado di stabilire correttamente i legami economici utili a produrre un minimo di serenità ed equilibrio.

Economia e finanza si sono creati due mondi paralleli dove ognuno ragiona per suo conto. Esse invece sono scienze umane legate fra loro, e dipendono l’un dall’altro più di quanto si creda. Oggi è incredibile che ormai legalmente e moralmente, sia scontato per tutti, lo sfruttamento della manodopera a basso costo in Asia, Africa ecc. Poca importanza si dà addirittura al consumo irrazionale delle risorse naturali del pianeta che per loro natura non sono infinite. 

Il mondo si sta specializzando, e le società e le culture si stanno dividendo. Abbiamo gli Stati Uniti che sono diventati la super potenza della finanza mondiale che più di ogni altro consuma risorse. Abbiamo Cina, India, Corea e altre, che sono diventate il polo industriale del mondo. Russia, sud Africa e pochi petrolieri Arabi, sono tutti concentrati a vendere e condizionare le politiche nazionali del mondo sfruttando in modo più o meno saggio le loro risorse primarie naturali. 

Ancora non è chiaro che abbiamo bisogno di una visione mondiale dell'economia non dominata solo da pochi? L'Europa schiacciata dalla sua infinita storia fatta di piccoli egoismi di provincia e interesse di bottega (se si ragiona in termini mondiali) che ruolo sta avendo negli scenari internazionali? 

Il sistema globale è connesso come non mai prima d’ora, e gli economisti devono assolutamente costruire un paradigma economico che sappia essere di sostegno alle persone lasciate sole e vittime di questa dipendenza reciproca dei pochi senza confini, che come registi, ormai sono solo loro che guidano la finanza e i destini dei popoli smarriti.

Solo mezzi monetari con una visione politica chiara e solo mezzi fiscali intelligenti, possono aiutare le società, ma solo come primo intervento. Tuttavia, da soli questi strumenti appena citati, sono del tutto inefficaci per curare le radici della crisi. In che modo una scienza umana come l'economia sta garantendo un valido sistema economico, solido e sostenibile?

Cercare di affrontare i nuovi problemi ognuno a modo suo in ogni piccolo staterello, senza con questo comprendere le leggi con cui il sistema globale opera, vuol dire suicidio della democrazia. Estremisti e nazionalisti, prima o poi prevarranno e non escluderei una guerra totale come logica conseguenza finale, per rimettere successivamente in ordine, ma partendo da macerie.

Gli economisti devono sentirsi responsabili per partecipare in modo attivo e non accondiscendenti dei pochi, sapendo che la loro, ripeto ancora: è una scienza umana! L'economia nasce per essere al servizio del giusto profitto di chi produce beni e servizi, deve servire alla giusta solidarietà e tendere alla coesione sociale. Vediamo solo ciò che intendiamo vedere e quello che ci è stato insegnato di vedere. Per i neuro scienziati, noi volutamente eliminiamo e ignoriamo tutto ciò che non fa parte dei nostri pregiudizi e convinzioni. Da dove partiamo dunque? Ma questa moneta che ruolo ha?



I giochi virtuali della moneta

Terminata l'era del baratto, con  l'ingresso in campo della moneta, l'uomo si è lentamente allontanato dalle leggi della natura per passare alle norme dei "numeri relativi" e degli algoritmi scaturiti dal pensiero di alcuni terrestri, per giunta non sempre d'accordo tra loro. Gli economisti. 

La nascita della moneta, lentamente nel tempo, porta con sé nuove prospettive, nuove ventate di vita, nuovi modi pensare, nuove attività e nuovi problemi. Viaggiando rapidi nel tempo, il concetto di denaro ci porta ad oggi, dove ogni cosa a causa sua, è fonte primaria di ogni bene e ogni male. Tutto ormai gira sempre più in sua funzione. 

La moneta è ormai  un valore concettuale, di sicuro non basta mai ma non sai perché, se ne hai poca te ne accorgi e diventi uno strano povero; se ne hai molta non sai se basterà per quel che accade giorno per giorno e sei in ansia. 

La moneta porta a vivere come in una coreografia di un balletto classico quale potrebbe essere ad esempio lo schiaccianoci di Cajkovskij. Una trama dove tutto si svolge in un mondo surreale e finto, e dove si raccontano storie di incantesimi, trasformazioni improvvise e iniziazioni che coinvolge anche chi non è più nè carne nè pesce, e chi non sempre sa cosa desidera per iniziare ad essere se stesso. 

Sulla moneta e sul suo valore, come in una fiaba, non si sa più cosa conviene e cosa no. A cosa può servire ciò che si ha se si ha, e per cosa. Ho soldi, mi conviene investire o è meglio la finanza? Preoccupa chi ne ha tanta per paura che qualche governo possa fare qualche trattenuta direttamente dal conto corrente. 

Preoccupa chi ne ha pochi perché ha la sensazione che potrebbe  essere anche nulla. Tutto è sempre più virtuale come in un video game. La moneta ha un suo senso, basta averlo, ma non si sa come proteggerlo e se nella vita può improvvisamente sfugirti di mano non solo per tuoi errori.

Il denaro oggi è ormai un seme che si sviluppa e porta i suoi frutti, in infiniti tipi di terreni che non sono solo quelli intesi in senso classico del termine che usa di norma un agricoltore. Gli uomini inventando la moneta, scoprono che la realtà della vita e il benessere, possono anche essere slegate dal classico lavoro come lo si intendeva prima che il suo avvento avviasse anche il suo dominio su tutto. Il lavoro con l'avvento del denaro diventa tante cose insieme, ma non più, sempre garanzia di benessere.

Prima che la moneta nascesse per correggere le storture del baratto, la parola lavoro neppure esisteva nel senso che poi ha assunto a seguito della sua venuta al mondo. Nei tempi remoti, il frutto del lavoro aveva solo un fine di soddisfacimento dei bisogni primari, e doveva trovare un suo equilibrio e una sua armonia tra corpo, mente e rapporto con i misteri della natura e i suoi continui capricci. 

Tra gli umani, con la presenza del denaro, può iniziare a bastare solo il pensiero elaborato dalla mente per risolvere tantissimi problemi della vita. Basta inventarsi un mercato, un commercio, ma se vuoi essere più tranquillo e rischiare meno, con amicizie giuste, meglio una truffa legalizzata o sfruttamento del danaro pubblico. Dalla venuta al mondo della moneta in poi, con il denaro in mano, si puó iniziare ad severe tutto quel che si desidera quando si vuole ... o quasi.

Agli inizi di tutto, dalla natura si dipendeva solo, e bisognava saper solo riconoscere il veleno delle piante o i pregi per nutrirsi senza rimetterci le penne. Con la scoperta dell'agricoltura, con la natura si entra in contatto imparando a conoscerla nei suoi mille misteri. Dalla invenzione del denaro in poi, la natura diventa relativa se si vuole. Da qui l'uomo va per la tangente e perde spesso l'orientamento.

Il denaro diventa oggi un prezioso seme che per moltiplicarsi non dipende solo dalle strette condizioni atmosferiche. Il suo moltiplicarsi, si basa sul fatto che da solo permette benessere solo avendone in gran quantità; ciò cambia la visione del mondo in ogni uomo minimamente intelligente. Et voilà, il gioco è fatto! Ora sembra quasi che grazie ad esso tutto sia possibile, ma chiaramente non prevalentemente per chi lavora su idee e progresso umano equilibrato.



Nuove vie e dimensioni non favorevoli ai nostri tempi

Con la presenza della moneta tra gli esseri viventi di ogni razza umana, ciò che è razionale assume sempre più valore. Il lavoro che porta più vantaggi, diventa quello concettuale; la moneta, essendo piccola, senza documento di identità e quindi un bene al portatore che fa nascere mille idee sane e insane. Il denaro basta averne tanto e saperlo nasconderlo per tirarne fuori quel tanto che basta quando occorre, e si scopre che in tal modo, si può dominare in modo diverso i propri simili. 

A parte le vie truffaldine e immorali, i segreti per aumentare la quantità di denaro, si basano tutti sul saper leggere la realtà in maniera creativa, nel saper essere fantasiosi per capire come convincere altri a privarsene per darli a te grazie ad un'idea, prodotto o bene da vendere. Se poi si impara bene la "scienza" della razionalizzazione dei processi e l'attenzione della riduzione dei costi, tutto ciò può diventare un modello di vita adatto ad una filosofia di vita. Eppure oggi è così al punto che, ormai tra di noi serpeggia una cultura sottile e sempre più condivisa. Quella dell'homo oeconomicus. Chi è costui? 

L’homo oeconomicus è colui che sta segnando lo start up o punto di inizio di una nuova era. Egli è una persona che in ogni azione della sua vita, sa sempre come ottenere il massimo vantaggio per sé stesso, e si distingue per essere persona fortemente orientata agli obiettivi che deve raggiungere per sentirsi realizzato. Possiede la sapienza di saper limitare ogni sforzo, e sa ridurre ogni costo possibile ritenuto da lui inutile. 

Tutte queste qualità straordinarie sono eccellenti per tutte quelle azioni mirate che nascono al fine di stabilire i criteri di una pianificazione strategica, per interventi tattici commerciali o produttivi, per imparare a gestire e amministrare come si deve, ogni amministrazione pubblica, privata e ogni economia domestica. Dov'è quindi il punto debole di tutto ciò?

Quest'homo oeconomicus, parla quasi sempre in prima persona in caso di successi, e fa parte di un gruppo quando vi sono insuccessi; incentra tutto nella vita basandosi su analisi costi benefici finalizzati a suoi personali scopi; perde spesso di vista visione di lungo termine; etico/non etico sono concetti momentanei e molto soggettivi; non ha un orientamento nel saper vedere le cose in una dimensione più ampia e nella loro complessità; infine, sottovaluta l'interdipendenza delle variabili che determinano ogni equilibrio. 

I problemi delle nostre società, partono da questo approccio alla vita, che sembra essere una delle caratteristiche più diffusa della nostra epoca. Di conseguenza, cosa accade, e con alta probabilità, cosa potrebbe ancora accadere senza essere apocalittici? 

Nella vita, tanti soldi possono giungere per abilità commerciali o imprenditoriali, grazie ad un buon lavoro, a diverse possibili circostanze favorevoli, alla fortuna, ad una eredità, o per contorte vie del male. Riguardo i mezzi strettamente legati all'ottenimento di questi soldi, in un mondo manifatturiero o di servizi che sia, il lavoro non ha più connotati di un tempo, e si perde unità di visione delle cose. In tal modo si danneggia il capitalismo, qualsiasi idea socializzante, e ogni visione perfezionista della realtà e di ogni tipo di modo del convivere umano. 

Il mondo ormai è così piccolo e con tante culture diverse in uno stesso piccolo mercatino che tante cose conviene ripensarle. Ad esempio una prima domanda da farsi è quella di capire se è importante sapere cosa debba essere etico. In pratica, a cosa devono servire i soldi? Quale confine ci deve essere tra impegno collettivo e quello personale? A cosa serve uno Stato su questi temi!

Ogni cosa è sia un bene sia un male, tuttavia se di questi soldi uno ha la percezione di averne a sufficienza, sarà elevata la probabilità che vi sia un buon rapporto tra sé e le cose del mondo circostante. La soglia di percezione però che stabilisce il grado di sufficienza monetaria, dipende da molti fattori, e questi condizionano in modo diverso da persona a persona. 

Tale processo appena descritto, determina sia le relazioni tra sé stesso e gli altri, sia  il come uno immagina che debba essere la sua esistenza, sia la visione di una società. In tale quadro di riferimento, cultura, etica e famiglia, stabiliscono i criteri di scelta per individuare la fonte della provenienza del denaro utile a quelli che si chiamano fabbisogni. 

La magia dell'umanità, sta nel fatto che da secoli, tutto si basa sempre più da sofisticati algoritmi matematici e da complicati leggi di mercato. Questi due fattori, servono anche per stabilire quanta moneta deve essere a disposizione di tutti, affinché ognuno possa sentirsi più o meno realizzato e senza problemi di sussistenza. 

Ma algoritmi e mercato, essendo essi frutto della imperfetta mente umana, creano inevitabilmente e contemporaneamente giustizia e ingiustizia, che sono state, sono e saranno ancora, eterni motivi di conflitto tra gli umani. Cosicché, mentre per gli altri animali, è ancora la natura a stabilire i sui equilibri, per l'uomo è sempre più il denaro che porta con sé, anche nuovo bene e nuovo male.

Quando si è soddisfatti della quantità di denaro in possesso, e si é in armonia con ciò che si desidera, si è in una condizione di sano orientamento al miglioramento delle proprie condizioni di vita, ma si corre anche il rischio, di non aver più mordente nella vita. Quando si tende a voler sempre di più, e a non esser mai soddisfatti di ciò che si ha, si tende a creare sviluppo, si può avere auto realizzazione piena o meno, si crea benessere, e si può fare molto per se stessi e altri, sia tanto bene. Fortuna e disordine di una persona e di una società, dipendono da come si trovano questi equilibri.

In tali circostanze, visione della vita e autostima non dovrebbero aver difficoltà a collaborare insieme per sviluppare intelligenza, intuizione, sensibilità al mondo circostante, fiducia e azione. Eticità, cuore, positività e piani di vita, in tali contesti, dipendono solo dal valore che si sa dare alle cose che si fanno e che si intende realizzare. Avidità, generosità, onestà e disonestà, sono frutto di una coscienza figlia di una cultura personale, familiare e ambientale. Se non si cade nel vizio e si è attenti ed equilibrati, se si possiede la grazia di avere un buon stato mentale e di salute fisica, una sana cultura aiuta a sentirsi fortunati e fa sentire consapevoli se stessi e aiuta ogni forma di convivenza civile.



Valore e valori

Se di soldini uno ne ha pochi o quasi nulla, più che le logiche dell'economia e della finanza, quello che capisce é il reale valore del denaro in funzione dei reali bisogni e delle scelte a sua disposizione. Se invece, la vita ascetica dovesse valere più di ogni altra cosa al mondo, allora vuol dire che il valore inizia ad assumere significati molto sofisticati, ma per questo ahimè, poco comprensibili ai più. Insomma il valore é un concetto dalle mille sfaccettature. Il valore del valore é anche legato ai valori, non è proprio un gioco di parole se ci si sofferma sul diverso significato che assume la parola valore.  

Basti pensare ai modi a disposizione che abbiamo per districarci nel valore, abbiamo: Valore in senso economico; Valore aggiunto a beni e servizi, e/o cose che si fanno; Valore azionario delle performance aziendali percepite dal suo specifico mercato; Valore nominale di un bene, un titolo o una valuta; Valore morale o ideale di una persona o società; Valore legale nelle problematiche della giurisprudenza e così via tanto per restare solo negliga ambiti che stiamo considerando. 

Se uno ad esempio di soldi ne ha tantissimi, entrano in gioco tanti valori con significati e sviluppi spesso impensabili, abbiamo visto ad esempio, che si può puntare anche all'eternità terrena. In questo caso, addirittura si arriva a mettere in discussione il concetto del valore della vita ultraterrena non solo per le religioni monoteiste. Itskov (il famoso miliardario russo, che ci tiene a vivere in eterno. Vedi post  35 - saremo tutti immortali) ad esempio, fa capire tante cose a proposito della questione soldi. Scrive così ai suoi colleghi miliardari del mondo per convincerli ad aderire al suo progetto: 

“Avete lavorato duro per raggiungere questi straordinari risulti, spesso compromettendo la vostra salute, la vostra longevità. E sfortunatamente, la medicina moderna è ancora la medicina di una mortalità pari al 100%: il meglio che può fare è ritardar e temporaneamente il processo di invecchiamento umano. Ma non deve essere sempre così. Oggi voi investite in affari che vi porteranno a guadagnare un altro miliardo. Ma avete anche la capacità di finanziare l’estensione della vostra stessa vita fino all’immortalità. La nostra civiltà è arrivata vicinissima alla realizzazione di tali tecnologie: non è fantascienza. È nel vostro potere far sì che questo obiettivo venga raggiunto nel corso della vostra vita”.

Una lettera piena di spunti di riflessione per saggi, gente di fede, atei, spendaccioni e semplici avari, fiduciosi, sfiduciati e comuni mortali. La parola soldi ha qualcosa di così umano nel bene e nel male, che a volte disarma, é chiaro che é proprio figlia dell'umanità. 

Attraverso il danaro l'uomo esprime quanto di più profondo ha nascosto in sé, se si impara ad osservare. Prudenza, avventatezza, amore per il rischio, modo di vedere la vita e modo di viverla e basta la vita stessa. Meschinità, coraggio, tenerezza e umanità. Valore e importanza delle cose e dei valori. Priorità. Come si giudica e come si osserva. Cosa si teme e cosa si spera. Si vede chi sei insomma, anche per come guadagni e spendi, per come risparmi o sprechi, per come aiuti o investi; per come fuggi e con cosa fuggi! 

A volte il denaro lo si desidera perché é un desiderio che si vuole comprare, a volte lo si cerca per sopravvivere, a volte semplicemente solo per il fatto di possederlo ti fa tirare fuori il peggio o il meglio della tua anima, raramente lo si rinnega se bisogna trascorrere albe, giorni, tramonti e notti fra i mortali di questo pianeta. Itskov, Lo vede per essere immortale ad esempio. Bene e male si sintetizzano in modo magistrale in questo caso!

Economia e in particolare la finanza non sono affatto solo matematica e razionalità come pensavo da giovane prima degli esami di economia. Come ogni umana cosa, la fantasia e la creatività sono di casa in queste particolari scienze sociali; razionalmente é possibile ingannare la realtà circostante utilizzando i numeri con modalità (tutte ritenute rigorosamente scientifiche) più o meno fantasiose. Leggi falso in bilancio ad esempio. Oppure quando un'azienda sembra florida per poi un bel giorno scoprirsi fallita. Non parliamo di uno Stato quando un governo fa sapere che il suo popolo può esser felice se non per l'eternità, almeno fino alle prossime elezioni. 

L'economia come scienza sociale é spunto di molte riflessioni per poter dare un senso compiuto a come gli uomini regolano comportamenti e relazioni. Già nel lontano 1975, avevo compiuto appena la maggiore età, ed economia e finanza erano per me ancora scienze più o meno esatte, mentre beavo nella mia illusione, un certo Herbert Simon, (psicologo cognitivista), approfondiva temi che poi lo avrebbero portato nel 78 a vincere il suo premio nobel dell'economia. 

Se a suo tempo solo fossi stato più aggiornato e maturo, lo avrei studiato, e tante cose su questo tema, forse avrebbero preso un corso diverso nella mia vita.

Simon è stato uno psicologo innovativo, la sua ricerca e le sue curiosità di scienziato lo hanno messo in contatto con le più importanti discipline scientifiche dell'era contemporanea, senza tregua e timori riverenziali, egli ha spaziato dall'intelligenza artificiale, alle scienze dell'organizzazione, e passando dai sistemi di simulazione informatizzatasi, ha toccato l'economia, approfondendo le dinamiche del processo decisionale nelle organizzazioni. Risultato: in tutte le sue cose, l'uomo, non si attiene assolutamente ai criteri tipici della ragione e dell'utilità, tutt'altro. 

Anche nei processi organizzativi, osservò che qualsiasi scelta di qualsiasi portata, non rispetta assolutamente i criteri tipici dell'approccio logico. Proprio così, le decisioni che si assumono in qualsiasi affare, sono frutto di una "razionalità limitata". Ciò vuol dire che ogni scelta fatta anche da mille ragionamenti, che vuole presentarsi come fatto razionale, é invece di fatto limitata! Il morivo? Perché influenzata alla base, sia da limiti cognitivi della persona, sia da limiti delle conoscenze relative ai fatti specifici della decisione da prendere. 

In pratica, ogni persona, contrariamente a quanto va dicendo in giro, spesso nella vita, più che fare scelte oggettivamente ottimali, fa scelte sistematicamente soddisfacenti per sé. Queste scelte, dipendono da ciò che circola nella sua mente e dalle conoscenze che ha in quel dato momento in suo possesso. Non male direi! 

Ciò vuol dire che, quando una persona sceglie, lo fa per cose che lo/la soddisfano, sia per motivazioni organizzative, sia per suoi limiti imposti dalla sua mente e dal sistema culturale prevalente tra gli umani in quel dato momento storico. Però! Come si ragiona quando appartieni all'élite del mondo della finanza e sai che i governi "cinciscano" tra lobby, incoscienti e illuminati non vedenti non sempre per colpa loro?

Credo ancora nell'educazione e nella formazione, credo fermamente nell'importanza che in ogni umano devono assumere la conoscenza profonda delle proprie intenzioni, e dell'attenzione e responsabilità delle azioni che deve avvenire a tutti i livelli. Ma questi elementi devono sempre avere una base elevatissima di consapevolezza che non é facile pretendere dall'uomo, anche se sono per me una vera medicina per scelte di azioni equilibrate di cui, in presente e in futuro avremo sempre più bisogno. 

Pensiamo ad esempio chi occupa posti nevralgici in ambiti militari, economici, della finanza, o pubblici in generale; chi deve agire in situazioni contraddittorie o chi frequentemente si trova difronte ad un bivio e deve prendere velocemente una scelta, tutti costoro, continuamente si trovano a fare i conti con le loro vere intenzioni, e le loro azioni sono solo una conseguenza. 

Ma siamo tutti interdipendenti che ci piaccia o meno! Una cultura che ci orienti tutti alla conoscenza approfondita delle nostre emozioni reattive e poco riflessive che scaturiscono quasi sempre da paura e da chiusura mentale, spesso pilotata dalla pigrizia, sono un aspetto serio da affrontare, e tenerne conto nei programmi di studio fin dalle scuole elementari, non sarebbe un male. Per una collettività, saper tutti gestire questi temi, serve allo sviluppo della persona, alla condivisione del come vivere in comunità, ad avere basi per ridurre inutili conflitti, serve anche al nostro PIL. 

Il PIL di una nazione moderna, in particolare quando l'economia di questo popolo si basa molto su turismo e servizi vari creativi e non, l'elevazione della cultura media dei suoi cittadini é automaticamente una risorsa primaria, come l'oro, il petrolio, il gas ecc; la difesa del patrimonio storico culturale é il sale di tutti i condimenti; la difesa del territorio e dell'ambiente é l'assioma di tutti gli investimenti.  

Un Italia multirazziale, multi culturale, molto più orientata ad una seconda lingua straniera che non alla strenua difesa dei dialetti, e con una chiesa aperta al confronto attivo con tutte le altre fedi, senza per questo perdere la sua identità, potrebbe essere un Paese ambito da turisti di tutto il mondo che potrebbero tornare anche più volte e sempre per motivi diversi (mare, laghi, montagne, fiumi, terme, città antiche, arte, spettacoli, religione e chi più ne ha più ne metta).  

Questo Paese potrebbe essere il posto sognato da anziani benestanti di vari continenti o nazioni europee, che in questa terra potrebbero trovare spazi e luoghi per ogni tipo di serenità meritata; in Italia, potrebbero arrivare artisti di differenti culture, arti e credenze; potrebbe essere sempre più vista come segno di distinzione da ricchi magnati per investire in immobili di prestigio e iniziative varie di moda, cultura e ricerca in vari ambiti scientifici. 

Fa riflettere che kahneman (altro psicologo) nel 2002, prende anch'egli un Nobel per l'economia. Per cosa? Secondo lui e il suo collega Tversky, é proprio in economia e nel mondo della finanza, che le decisioni che si prendono non sono affatto razionali come sembra. 

Come ulteriore notizia, davvero non male; ma a cosa servono tutti questi Nobili Nobel se poi tutti siamo schiavi della finanza fino al punto che l'economia reale ne dipende? Sto vivendo una realtà virtuale o la virtù della realtà ha perso i sensi? Kahneman e Tversky, mostrano per la prima volta in modo davvero convincente, ed inattaccabile, come i giudizi degli individui siano il prodotto finale dell’azione di particolari meccanismi cognitivi ben identificati. 

Questi specifici processi cognitivi, in maniera del tutto inconsapevole alla nostra volontà, dirigono e influenzano la grandissima parte parte delle nostre decisioni. Interessantissime le loro ricerche per capire che da una parte va la scienza e separatamente dal resto del lavoro serio di scienziati e studiosi vari, va l'egoismo del valore di pochi folli che nessuno sa più come controllare. Dare uno sguardo alle loro ricerche apre davvero la mente e le riflessioni che ne scaturiscono non sono davvero poche se vogliamo dare importanza a intenzioni e cause ed effetto di un'azione. 

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