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domenica 9 febbraio 2014

40 - camaleonti e città intelligenti

La difficoltà non sta nel credere nelle nuove idee, ma nel fuggire dalle vecchie. (John Maynard Keynes)

   

Con questo post, termina il tema dedicato alla politica. Un post fatto di un mix tra riflessioni e desideri su un argomento complesso e per nulla appassionante visto quanto ci circonda. Per completare il quadro, chiudo questo capitolo, con tre concetti chiave. Il primo è la sussidiarietà; il secondo la città intelligente; e il terzo, l'importanza delle informazioni aperte a tutti, grazie ai data base in possesso di enti, centri di ricerche e pubblica amministrazione.



La sussidiarietà

Ha come presupposto il governo affidato ad un’istituzione di immediata prossimità al cittadino. Il principio parte dal presupposto che un elevato livello di attenzione e qualità di servizio alle politiche sociali, deve essere demandato all'istituzione più vicina alla gente. 

Il ruolo dell'istituzione gerarchicamente più distante dai cittadini, si prevede che abbia solo un ruolo strategico. Il centro di potere più lontano da ogni comunità, per sua configurazione, deve limitarsi ad essere solo di indirizzo verso le periferie. Ciò è dovuto alla sua natura che ragiona avendo a sua disposizione informazioni tali che le permettono una visione globale dei fatti, delle opportunità e dei problemi. Un’idea di questa portata, legata a questo principio in analisi, è niente affatto originale, in ambito filosofico, si risale addirittura ad Aristotele, quando egli parlava della gestione e del coordinamento nel rapporto necessario tra governo e libertà. 

La sussidiarietà, è per i cattolici un importante tema, sul quale si basa la visione di ciò che riguarda l'amministrazione pubblica. Il principio caratterizza questo principio, comporta non poche analisi e considerazioni. La chiesa la tratta nella sua dottrina sociale. L'argomento è presentato come uno strumento atto ad agevolare e migliorare le condizioni di base della convivenza civile tra le persone.  

Il punto focale, è che tutto ciò comporta un aspetto che riguarda necessariamente aspetti inerenti la  visione che si deve avere nella spesa pubblica in materia sociale. Di questi tempi non è il massimo, ma la complessità del mondo moderno, non può essere trattata con strumenti non adeguati. 

I modelli da prendere in esame più in generale andando oltre la visione cattolica su questi delicati punti, sono quelli relativi alla visione del welfare dei Paesi del Nord Europa, quelli del modello Franco/tedesco, e quello anglosassone. Qui si apre un mondo, e uscirne fuori non è davvero semplice. 

Tutto comunque si concentra sul delicato e astioso problema del welfare, che sempre più nel tempo, resta per tutti i modelli identificati un processo difficoltoso da impostare un po' in tutti gli Stati. Ma che comunque, ognuno finora ha dato una risposta a modo suo, e ognuno cerca una via d'uscita.

In Italia, il welfare è un termine ambiguo, vischioso, soggetto a sabotaggi, a costruzione di centri di potere a scopi elettorali, e a bordate di non poco conto che raramente, da parte del governo centrale, tendono ad avere una visione globale del problema e a dare risposte non ambigue.

La solidarietà nel nostro Paese ha una sua storia diversa dal resto dell'Europa. Qui onde perdersi nei meandri della spesa sociale in termini vaghi, si parla di sussidiarietà come una sorta di via d'uscita. Per rispettare tale principio, esistono pertanto dei modelli organizzativi che sono visti come occasione offerta alle comunità locali. 

Questi modelli, hanno lo scopo di programmare e guidare il proprio sviluppo. Uno di questi che meglio racchiude un po' la sintesi di tutte le offerte di welfare in Italia è il "piano di zona". Chiaramente, nulla ha a che vedere con quanto accade nel resto d'Europa, e in genere, appartenere ad uno schieramento, ha il suo peso, la sua funzione, e il suo significato.

Questo piano di zona, sulla carta purtroppo, è uno strumento davvero straordinario. Prevede che le Istituzioni si impegnino ad analizzare ed interpretare i bisogni e i problemi della popolazione, al fine di individuare e coinvolgere solo successivamente risorse professionali, economiche pubbliche e private presenti il più vicino possibile al territorio. Di fatto però, ciò accade in maniera confusa, con non pochi giochi politici, e con irrisorie risorse effettive. Parliamo qui, anche del mondo detto "terzo settore", ossia i veri Panda in via di estinzione, sempre soffocati da continue lotte fratricide per pochi spiccioli.

Il processo riguarda i temi sociali più diffusi (anziani, sanità ecc) e prevede la seguente prassi. Una volta individuati i bisogni dati da precise indagini, si passano a definire obiettivi e priorità per creare dettagliati piani ad hoc. Finalizzando risorse appropriate, e individuando le forme organizzative più adeguate agli scopi si offrono servizi mirati nelle aree più delicate della società. 

Tutto ciò, avviene nel rispetto dei vincoli normativi esistenti, e nel rispetto delle specificità e delle caratteristiche delle diverse comunità locali. Questi Piani di zona, per come impostati, diventano anche lo strumento utile nelle mani del programmatore locale che li utilizza. Egli in tal modo può garantire le rispondenze tra i diversi programmi, gli obiettivi e i risultati raggiunti. Di fatto però, sono poche le Regioni che ci lavorano seriamente.

Lo scopo fondamentale che si devono porre questi piani, sono quelli di strutturare in maniera organica, le politiche di erogazione di prestazioni alla persona bisognosa, attraverso servizi fra loro integrati. Tali servizi, devono privilegiare anziani, disabili e l'età evolutiva.  

In sintesi, la predisposizione del Piano di zona comporta la gestione di tre fasi  che sono: 
1) di analisi dei problemi e dei bisogni, di lettura delle risorse disponibili, di individuazione dei soggetti interessati a questa programmazione; 
2) di sviluppo organizzativo, economico e di approvazione dei contenuti del Piano; 
3) gestione del progetto. 

I Sindaci che coinvolgono nelle diverse fasi tutti gli Enti e le Istituzioni interessate, sono i soggetti che promuovono e curano la predisposizione del Piano di Zona. 

È inutile dire, che su questi piani di zona, esistono un gran numero di iniziative, ma spesso ognuna interpretata a fini politici vari, quasi nessuna eseguita a dovere. Ma la cosa più grave, è che la gran parte dei politici, neppure pensa minimamente di avvicinarsi a tali progetti se non teoricamente, anche per come sono angustiati dai mille fattori che  li bloccano, vista la situazione economica generale. Per mettere a punto questi piani, entrano in gioco il giro di soldi pubblici, che riguardano in pratica le politiche sulla sanità, assistenza e scuola. Cose non proprio da nulla.



Il contributo della tecnologia nella democrazia di prossimità

La banda larga è il primo investimento su cui puntare senza esitazione alcuna, essa consentirà il collegamento a Internet ad una velocità di trasmissione dei dati, di gran lunga superiore rispetto a quella attuale. Questo comporta diverse applicazioni, e come ogni cosa si rivelerà sia un bene, sia un male; ma tali aspetti son cose che poi si vedranno come affrontare. Anche non fare nulla sarà sia un bene, sia un male. Tuttavia, fermando inutilmente il tempo, certa sarà solo la perdita di ogni vantaggio competitivo sia sul piano culturale che economico.

Tale investimento, renderà possibile la trasformazione dell'intero sistema culturale economico-sociale e produttivo. Forse questo fa paura ai piccoli "centrini" di potere da quattro soldi. I grandi centri di potere invece, avranno altri scopi manipolatori con i quali poi bisognerà fare i conti. Vantaggi enormi saranno anche per Amministratori e cittadini. Per le imprese, la banda larga significa comunicare con clienti e fornitori in tempo reale, aprirsi a nuovi mercati, modernizzare l’organizzazione, e inventare nuovi servizi. L'occupazione e nuove professioni non sono da escludere.

Una rete veloce offre anche la possibilità di studiare con modalità diverse e una didattica più efficace. Permette di far accedere ai nuovi servizi pubblici e privati, nonché di far partecipare alle decisioni della comunità. Scuenza, educazione, tempo libero, formazione ed economia, potranno anche entrare in contatto con sistemi di realtà virtuale per aprire nuove frontiere. 

Tutte cose da non temere e a vantaggio della scienza, arte, educazione e dello sviluppo economico.. Alla Pubblica Amministrazione, la banda larga consente di offrire informazioni e servizi in rete, e comunicare ed integrare i servizi tra gli Enti. La conoscenza viaggia già in rete, e tutte le comunità locali devono avere accesso alla banda larga quanto prima.

Altra risposta interessante per la democrazia, ci arriva dalle tecnologie e dalle innovazioni per le pubbliche amministrazioni. Si  tratta di progetti chiamati città intelligenti. Chi realizza questi disegni, sono quei Comuni che concentrano i propri sforzi, puntando allo sviluppo del capitale umano e sociale nei trasporti e nelle tecnologie più in generale, nella comunicazione informatizzata, nella gestione oculata delle risorse naturali e nella promozione di una governance partecipativa. 

In tal modo, la città intelligente riesce a conciliare e soddisfare le esigenze dei cittadini, delle imprese e delle istituzioni. Non a caso sempre più, l'uso della tecnologia nella gestione e nel trattamento delle informazioni, assume crescente importanza strategica per tutte le organizzazioni. In particolare sono le istituzioni educative tra le più coinvolte, con il fine di migliorare il proprio progetto didattico. Esse prevedono appositi percorsi di formazione, utilizzando queste nuove forme di comunicazione e trasferimento di informazioni. 

Queste comunità definite "città intelligenti", si muovono principalmente nei campi della comunicazione, della mobilità, delle politiche ambientali e dell'efficienza energetica. Contemporaneamente, fanno anche molta attenzione affinché si riscontri un certo accordo sulle caratteristiche di attenzione ai bisogni delle persone. In questo spirito, la gestione oculata delle risorse e dello sviluppo sostenibile, diventa davvero strategico. 

Tutti, a partire dai privati, alle aziende, famiglie, ecc, inclusi i mezzi di trasporti e la relativa pianificazione urbanistica, devono assolutamente puntare alla diminuzione di sprechi energetici e alla riduzione drastica dell’inquinamento. A tal fine, come si può ben vedere, esistono delle bussole per quello che sono i tantissimi aspetti da curare e da prendere in sera considerazione. 

La politica, grazie ai valori di solidarietà, e grazie alle scoperte ed innovazioni tecnologiche, se vuole quindi, è in grado di dare le basi per offrire una risposta concreta al futuro che parta dal basso. Il problema purtroppo, è che anche a livelli amministrativi, nella gestione della cosa pubblica, ci si perde dietro alla ricerca spasmodica del successo personale e del consenso fine a sé stesso. 

Quello che abbiamo in sintesi, è solo un sistema di governance che non risponde ai cittadini, anche se le opportunità non mancano. Ho tralasciato volutamente gli aspetti nazionali, onde evitare di cadere in argomentazioni complesse che in questo contesto non mi va di affrontare oltre quanto già fatto.

In Italia, in particolare per ciò che riguarda il bene comune a livello amministrativo, c'è ancora tanto da fare. Le politiche degli enti locali, dovrebbero essere maggiormente orientate all’impiego delle soluzioni tecnologiche più all'avanguardia per orientare i cambiamenti sociali in una giusta direzione. Il fine è naturalmente quello di poter soddisfare meglio le esigenze della cittadinanza, almeno a livello periferico.

Per tali progetti, sono disponibili anche miliardi di finanziamenti previsti dalla programmazione UE 2014-2020. Tutti soldi disponibili per ogni intelligente iniziativa che miri all’efficienza energetica, logistica e dei trasporti in città. Come mai in Italia non esistono intelligenze e creatività tali, da saper progettare, organizzare e impegnarsi sulle azioni utili a tale scopo? Quali gli ostacoli? Un razionale utilizzo sia dei piani di zona, sia delle città intelligenti, riudrebbe anche gli sprechi, se solo però, alla base ci fosse una cultura adeguata e maggiore eticità.

Risulta che Milano, Pisa e Firenze sono in testa per iniziative in tal senso. Trento, Verbania e Pordenone sono le città più verdi. Per la mobilità: Milano, Venezia e Bologna mantengono la loro posizione. Sulla governance: Torino, Genova e Bologna le più "intelligenti". Per qualità della vita risultano essere Siena Trento e Trieste. Ravenna Trento e Bolzano non sono da meno.

I governi nazionali avranno sempre meno potere assoluto, e la politica nazionale, ara sempre più europea, la cultura di massa deve prepararsi a ciò, ma agendo in modo attivo e concreto. La democrazia oggi, basata sulla maggioranza, andrebbe già rivisitata. 

C'è un "ma", la partecipazione della gente in modo attivo, preparato e concreto manca del tutto, in particolare a livello periferico. Ci siamo imprigionati tutti nella paura del futuro e nel panico del presente. Questi signori del potere, impostano democrazie basate sulla ricerca della maggioranza troppo dipendente dalle tecniche di propaganda e rispondono troppo ai mercati delle movimentazioni finanziarie. Questo è un problema. 

Il concetto di libero mercato inteso nel senso antico del termine, ormai è solo teoria allo stato puro. Un potere che entra in economia in senso stretto, come sappiamo, è solo minaccia pura. La politica deve trovare spazi di programmazione equilibrati e questo è un problema non da poco.

Una volta terminata la fissazione delle politiche di bilancio e di economia monetaria che non pochi effetti deleteri hanno portato su crescita ed occupazione, si può riprendere un nuovo cammino? 

È chiaro che quello che stiamo attraversando, e una guerra senza armi ma con i missili micidiali della speculazione e del disprezzo per la vita. Tutto ciò è in antitesi con qualunque principio di sussidiarietà, e assolutamente lontano da ogni possibile "città intelligente". 

Sulla città intelligente è stimolante seguire il sito wwww.icitylab.it e il sito di radio 24 su Smart city.



Da città intelligenti agli open data il passo è breve

La politica può e deve essere occasione di sviluppo di progetti e idee per il bene comune, le basi ci sono, gli strumenti pure. Per fare politica senza parole al vento, e senza le sole emozioni del momento, ad esempio si potrebbero utilizzare di più web e quelli che vengono comunemente chiamati dati aperti (meglio conosciuti con il termine inglese "open data"). 

Si tratta di informazioni di base liberamente accessibili gratuitamente da tutti. Tali dati, essendo privi di brevetti, nati così per non limitare il potere delle ins formazioni strategiche, ci danno la possibilità di approfondire temi ed entrare in contatto con istituzioni e amministrazioni. Quando si utilizzano queste informazioni, si è obbligati solo a citarne la fonte. 

Qui si entra nel mondo del “governo aperto”, trattasi di un nuovo concetto di Governance a livello centrale e locale, basato su strumenti e tecnologie, che consentono alle amministrazioni di essere trasparenti nei confronti dei cittadini. 

In particolare questo concetto ultimo, presume che tutte le attività dello Stato, debbano essere aperte e disponibili, al fine di favorire azioni efficaci, e garantire un controllo pubblico sull’operato. Il mondo web aiuta non poco sia nuove firme di dittatura, sia nuove vie di democrazia. Sta a noi. L’etica, e la coscienza civile, dovrebbero fare il resto come ogni cosa dell’umano, da che mondo è mondo.

Questa dottrina del “governo aperto” prevede che la pubblica amministrazione sia sempre a disposizione dei cittadini, tanto in termini di trasparenza quanto di partecipazione diretta al processo decisionale. Tecnicamente, come abbiamo detto, si chiamano “open data”, sono dei database su tematiche che vanno dalla cartografia, alla genetica fino ad arrivare alle bioscienze.

Tutti questi importantissimi data base, includono dati anagrafici, dati governativi e tutto ciò che riguarda ogni tribù di ogni luogo. Attualmente, su questo aspetto vi sono ancora non pochi problemi che non si possono considerare secondari. Essi vanno dal valore commerciale che potenzialmente hanno in sè, alle non poche difficoltà di voler divulgare pubblicamente queste informazioni da parte di chi le detiene.

Il problema comunque si deve risolvere in qualche modo meglio prima che poi chiaramente. Su questo tema vi sono grandissimi ed importantissimi dibattiti che politicamente hanno non poco valore per le nostre democrazie. In Italia si è cominciato a parlare di dati aperti ma solo per pochi intimi. I mass media sono in tutt'altre faccende affaccendati, la nostra bassa cultura per la matematica, le scienze e le tecnologie fanno parte della nostra storia, e tutto ciò non aiuta.



Governi di nazioni vecchio stile, in fase terminale 

Chiuso un ciclo storico, abbiamo ora bisogno di un governo europeo che sia più responsabile; uno nazionale più attento, meno corrotto possibile, e più coerente con la cultura e la società mutevole di una nazione; di uno locale più efficiente e vicino ai cittadini per davvero. 

Noi come entità definita astrattamente "popolo", dobbiamo studiare ed essere sempre più preparati a comprendere le complessità della modernità, e le leggi della convivenza civile in permanente mutare. Finora abbiamo rinunciato a governare, dando deleghe in bianco, facendoci manipolare, e mettendoci sotto la tutela dei mercati, per giunta fatta da pochi invisibili, e da tanti con tanta paura di aver da perdere qualcosa. Conoscendo l'avidità umana, si corre il rischio che i tanti che hanno paura, nel tempo saranno sempre di meno.

Le deleghe in bianco hanno portato sfacelo socio economico e ricchezza a pochi; facendoci manipolare, vi è stato un andamento lento di un lungo stato ipnotico; mettendoci sotto la tutela dei mercati, per quanto importanti, si sono ignorati man mano, tantissimi aspetti della vita quotidiana. 

La crescita può  ancora essere vista come nuovo punto di partenza, ma con criteri diversi. Possiamo avere sia miglioramenti quantitativi, sia qualitativi in termini economici su base diffusa. Non bisogna buttare via il capitale umano e quello sociale però. Ma qui entriamo in un altro mondo, in quello parallelo alla politica che si chiama economia. Vedremo dal prossimo post in poi, gli aspetti legati a quest’altra scienza sociale. 



Statisti, politici e politicanti

Tra necessità di città intelligenti, sussidiarietà, open data e politiche sociali da tener conto in un equilibrato contesto socio economico, affinché il tutto non diventi solo cultura degli sprechi pubblici, e nuove visioni della corruzione o quant'altro di peggio si possa immaginare, una nuova cultura urge anche per avere nuovi politici. Migliorando la coscienza civile diffusa, migliorano i rappresentati di fatto. Tutto è interdipendente come continuo a dire in ogni frangente possibile.

Il politikòs oggi, deve essere un esempio che sappia realizzare un modello positivo. Centrale è saper svolgere con competenza ognuno il proprio ruolo in ogni ambito professionale e lavorativo.

A tal proposito, non mi stancherò mai di ripetere quanto importante sia un’educazione incentrata all’equilibrio, al controllo e alla conoscenza dei meccanismi che guidano la propria mente. La cosa peggiore, sta quando nella folla, il singolo non si sente mai responsabile per ciò che accade. 

Ogni persona, cittadino di ogni ordine e grado, professione o mestiere, statista di élite, o di diverso livello di responsabilità istituzionale, deve essere messo nelle condizioni di poter essere in equilibrio con i bisogni della comunità. La pena, è la perdita di dignità e di coscienza prima di singolo e poi sociale.

E’ lecito credere nel futuro e impostare un nuovo miracolo economico e sociale in chiave europeista. Ma per non attendere che qualcosa arrivavi dal cielo, non sarebbe male iniziare a realizzare quanto possibile fin da ora, ognuno nel proprio personale e sociale. La vera rivoluzione deve essere radicata nei territori, nelle famiglie, nelle scuole, nelle persone, deve quindi essere culturale ed eticamente il più condivisa possibile, nel rispetto delle divergenze di vedute della vita.

Ci dividiamo sul nulla. Ad esempio, cosa vuol dire oggi destra e sinistra? Esse sono due posizioni che non riassumono granché. Senza poi considerare i "conservatori" di destra, sinistra e centro e i "progressisti" di destra, sinistra e centro. Se poi per giunta, si pensa solo all'Italia come entità a sè, o peggio ancora solo al proprio piccolo clan del proprio campanile non in chiave di sviluppo tecnologico integrato, senza per questo perdere di vista le qualità culturali e umane, secondo me, vuol dire impegnarsi tanto, ma solo per fermare inutilmente le lancette dell’orologio, mentre indifferente a tutto ... la nave solcando gli oceani, inesorabile va.

Un altro problema in politica che spesso è sottovalutato, riguarda le persone per bene, le quali, quando si dedicano alla politica, non sempre sanno che i primi acerrimi nemici li devono scovare non nei partiti avversi, ma proprio tra coloro che essi stimano o meno, ma che vivono tra le loro fila. Non di rado, meglio tenere d’occhio i più vicini. 



Attrattori e spiriti diversi

La politica in generale, fallisce in tutto ciò che riguarda il bene comune, perché attrae molti, ma solo per il fatto che essa é una delle scienze umane più affascinanti, che nello stesso tempo, avvicina agevolmente al peggio che non manca mai nella vita. 

Cattura i delinquenti di piccolo o alto livello che hanno bisogno di essa per proteggersi meglio; attrae gli egoisti ipocriti abili nelle arti dell'inganno; incanta facilmente i frustrati che nella vita sentono il bisogno di sentirsi importanti per qualcuno o qualcosa visto il loro vuoto; alletta in tanti, che sanno che solo in tal modo, possono definirsi professionisti di qualcosa; illude i più che non sanno autodisciplinarsi pensando prima all'auto governo di sè, imparando poi anche il funzionamento delle istituzioni; inganna i bisognosi che vivono in tal modo, nella speranza eterna che qualcuno possa pensare a loro come figli bisognosi di eterno aiuto; è capace infine, di far sentire soli chi davvero ha bisogno.

In politica, ciò che più grava sulle spalle delle organizzazioni che tentano di agire per fini sociali, è il fatto che queste devono anche contare tra le loro fila tante comparse, che senza mete, cercano in questi luoghi personali spazi, sperando di rendersi utili almeno a se stessi, sapendo di non saper fare nulla. 

In questi ambienti, vi è anche una pericolosa cultura: raramente si pensa al lungo termine, facilmente si sognano mondi illusori. Si sta insieme, di solito più per paura della solitudine che altro. Non è poco, ma non basta alla sua funzione reale.

Tale clima strutturale, non offre spazi a Statisti potenziali, e il tutto lascia intendere sempre più problemi nel tempo, e non indirizza gli uomini e le donne ad avere una visione. La classe dirigente, non dirige alcunché, per dirigere qualcosa, bisogna avere qualcosa in mente. Costoro nos sanno neppure più  comunicare al proprio interno nelle apposite sedi. 

Manchiamo sempre più di prospettive comuni, ed in questo modo l'unità di qualsiasi comunità di piccola e grande dimensione, inevitabilmente fa in modo che tutti i suoi membri, entrino prima in crisi e poi nel fatale egoico calcolo. Quanti ostacoli hanno progetti di sviluppo di cui si parlava agli inizi di questo post! Il vuoto a volte è incommensurabile, se ci si ferma un attimo e si sintetizza quanto fin qui riportato, avremo sempre meno esempi virtuosi, e solo tanto disequilibrio in più.



Considerazioni finali 

Esistono spazi per agire. Ma in realtà, la verità è che gli uomini sono spinti da due cose: l’amore di sé e il timore di perdere qualcosa (bene, soldi, salute, amori, vita), L'amore di sé può avere un risvolto positivo ed uno negativo. Il risvolto positivo é legato al sapersi prendere cura di sé con equilibrio, in modo da potersi proiettare positivamente verso altro e altri. Il risvolto negativo invece, scatta quando questo tipo di amore acceca l'uomo facendo proiettare su di sé ogni cosa, mentre il resto della vita viene messo in ombra. Il timore di perdere qualcosa, ammutolisce ogni energia positiva.

Oggi si é spesso frastornati. Ci vuole sagacia e grandissimo equilibrio, l'elettore, raramente rispetta chi si impegna per una società migliore, è affascinato più da chi lo proietta in un immaginario illusorio. L'elettore, nel suo egoismo, ha bisogno di capri espiatori e rarissimamente ha consapevolezza che elegge i suoi simili. Questi simili, stanno al gioco delle parti, tutti ognuno con un misero o onorevole tornaconto. Il copione di questi film è davvero miserevole.

Un vero politikòs che intenda dedicarsi alla politica tra questi frastuoni, é un dono del cielo se nella sua natura, possiede la logica dello scienziato del laboratorio che non si fa ingannare dalle apparenze e dalle lusinghe del potere. É una vera disgrazia per se stessi e per il so popolo, se continua la sua strada senza saper leggere la bussola, capire i venti e le correnti degli umori del popolo.

L’onestà non sempre paga in politica, questo è un altro punto fisso. Spesso le situazioni che si creano, indipendentemente da tutto, si presentano in modo ingarbugliato. Non di rado si presentano fatti precisi; il confine é labile tra morale e immorale. Tale confine spesso lo si travalica lentamente nel tempo se si é in partenza in buona fede; lo si trapassa velocemente, se il politico é eticamente labile. 

In questi ambienti, devi saper mediare continuamente tra le persone di potere trattando cose, fatti, eventi e interessi specifici con distanza e disincanto. Non devi perdere di vista però morale e il bisogno di consenso. Non devi mai dimenticare chi intendi difendere davvero, indipendentemente da quello che devi dire per convenienza o per dovere. A volte perdersi non è così difficile in queste atmosfere. Solo impegni pubblici con mandati a scadenza, e senza rinnovo immediato, può aiutare tutti e ogni comunità do ogni ordine e grado.

Per essere in politica, ci vuole un grande coraggio ed una grandissima personalità dentro un corpo sano e una mente colta e  sensibile. Ma chi ha questi valori, non sempre è così motivato a frequentare mediocri presuntuosi pieni di sé.

Un politico deve indossare maschere per interpretare più ruoli nello stesso copione, deve soddisfare le aspettative delle persone senza generalizzare mai il concetto di popolo, ma avendo però sempre in mente che tipo di società immagina creare. Difronte alla gente, senza mai perdere di vista il suo progetto/programma, un vero politico deve sempre essere qualunque cosa il popolo voglia che lui sia. Il trucco però, consiste che mai davvero deve  pretendere di essere quello che l'umore popolare desidera in maniera infantile. Se qualunque cosa il popolo chiede, lui è pronto a promettertela, illudendosi di poterlo fare, si perde nei vicoli dell'inferno per se e la sua missione. 

Abbiamo anche il politicante. Chiudo con questo diffusissimo losco personaggio. Costui non è uno statista e neppure un politico, in quanto politicante, dato che conosce bene il suo copione e la trama del film, egli sporca la cultura e la storia di una nazione. Il problema dell'inferno per questo strano personaggio non si pone, la sua vita stessa è un inferno fatto di meschinità e miseria umana. Mente, illude, è un illuso, sogna, trasogna, fa sognare, si associa a tante mele marce come lui, inquina, infanga, e distrugge ogni bene. Non lo vedi. È un camaleonte.

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