Sono più le persone disposte a morire per degli ideali, che quelle disposte a vivere per essi. (Hermann Hesse)
Quando una persona entra in relazione in maniera attiva con ogni forma di potere, in qualche modo assume incarichi che lo portano a decidere e condizionare l'andamento della vita di altri. Tale contesto, in particolare per gente che si avventura in politica senza adeguata preparazione, è facile che metta in atto un processo dove visibilità, onori e fama prendano vita. Dii conseguenza, per tali motivi, costoro perdono facilmente l'equilibrio che occorre avere in questi casi.
In tali circostanze, non di rado l’ego di queste persone si gonfia, l'arroganza prende forma, il loro mondo interiore sfugge al controllo della coscienza, e il contatto con la realtà perde colpi. Il problema serio di questa breve considerazione appena descritta, sta nel fatto che, la persona impreparata, e quindi facilmente un instabile. Entrando in contatto con l'olimpo del potere, ossia facendo parte di chi legifera per altri, questi perdono il contatto con la realtà. La qual cosa crea una leggera disarmonia, e ciò non è proprio il massimo per nessuna comunità.
In tali contesti, si viene facilmente in contatto con i "salotti buoni" della società, con centri di potere non visibili ai più, e si entra a far parte quasi senza accorgersi, di giri interessanti di vari generi sia sani e virtuosi, ma anche malati e corrotti. Qui privilegi, sottili e sofisticati ragionamenti nel bene e nel male, assumono una forma che trasforma la percezione di chi si credeva di essere. La mente prende il dominio totale. Il cinismo è un embrione che diventa lentamente modo di vedere la vita. Solo equilibrio, serenità d'animo e giusta equidistanza dalle cose belle e brutte che si contattano, aiutano a non lasciarsi prendere solo dal fascino della forma e dei rituali di boh ton, ma visti come base dell'ipocrisia.
Cultura dell'apparire, ricchezza e sfarzo; insieme a cecità dei veri problemi della gente e mancanza di presenza mentale, portano a gratificare l'occhio, annullare l'ascolto, ingannare la mente, oscurare il cuore, e far nascere nuovi desideri e tentazioni di vario genere. Trattasi di tutte cose utili al successo personale e al proprio status, ma non servono al ruolo che bisogna ricoprire. I sette vizi capitali facilmente potrebbero prendere potere assoluto!
In questi luoghi di potere, si ottengono anche informazioni preziose e aggiornamenti in tempo reale, su fatti importanti, accadimenti vari, e notizie non secondarie. Che uso si fa di tanto materiale? Dipende?Non lo trovo rassicurante. Sono informazioni e dati sempre vagliati con accortezza e sapienza? No! L'uomo di potere, a causa di tali circostanze, cause ed occasioni, il tentativo che ha di manipolare il tutto solo per accrescere la posizione del suo ruolo è altissima. Addio senso della missione e buoni propositi. Addio contatto con la realtà.
Nascono in tal modo, in particolare tra i "potenti di provincia" e chi di piccolo calibro si sente grande, lotte intestine, meschini inganni e autoinganni, complotti e gelosie, per chi prima mette una bandierina di visibilità maggiore. Invidie non mancano, e a volte nuove percezioni della vita e delle cose, fanno vedere il mondo, così come esso in realtà non è. Si crea una schizofrenia come nulla, tra le esigenze importanti e le priorità di chi governa, e il mondo della gente comune che ha dato loro, vere e proprie deleghe in bianco. La democrazia, lentamente potrebbe svuotarsi del suo significato
Le Istituzioni, in realtà, diventano così la scacchiera personale, dove ognuno si crede re o regina, e pensa di muovere le sue pedine, le sue torri, i cavalli e i propri alfieri. Addio ancor più, il contatto col mondo reale. Addio per sempre! I valori di origine, potrebbero essere inquinati, corrotti, travisati, ma non impreziositi. Tutto ciò può essere gestito con superficialità, intelligenza, ipocrisia, forza d'animo, o arroganza. Ma da così in alto, ci si perde nello spazio, e il mondo diventa solo un puntino.
Nell'arte della politica, essere amici di tutti sapendo di dover diffidare del miglior amico, vuol dire saggezza. Essere scaltri è un valore positivo. La famiglia e gli affetti, non possono avere predominanza e non devono essere un ostacolo. Il tempo della politica, perde il suo valore e non è più quello della gente comune. Crearsi dei propri spazii di visibilità tra i concorrenti in campo diventa prioritario.
Conoscere i propri limiti diventa un dono sempre più raro nel tempo. La lungimiranza è roba rara. Saper comprendere e monitorare gli apparati buorobratici è indispensabile ... ma spesso più per proteggersi. Avere giusta autorevolezza è il minimo, ma chi domina, è l'illusione di sentirsi raro, utile, e indispensabile. Vi sono troppe cose da gestire per chi si avventura senza una preparazione in questi labirinti. È facile perdersi per i mediocri, ed è un vero disastro per chi scambia con l'onnipotenza.
Da aggiungere infine, che quando un politico entra in contatto con una serie di informazioni su aspetti legati ai fatti riguardanti i ministeri dell'economia, difesa, interni ed esteri, se egli non ha una dirittura morale adeguata, una visione, e una giusta preparazione, il suo equilibrio psicologico potrebbe avere un motivo ulteriore per perdere stabilità. Per cui, almeno che costui non si limiti a fare la comparsa per la sua retribuzione mensile, i condizionamenti negativi e i danni che può creare non sono pochi.
Chi naviga da sempre in questi ambienti per storia di famiglia o per vari altri motivi simili, raramente sbaglia mosse, e con maggiore semplicità legge sfumature di persone, fatti e pensieri. Chi invece proviene "dall'altro mondo", quello dei comuni mortali, le nuove relazioni possono portare nuove visioni, senso di forte inadeguatezza, o totali ripensamenti sui propri valori.
Virtù, vizi, influenze di vario genere e benefici personali, fanno vedere a costoro la realtà con occhi diversi. Questo può essere sia un bene sia un male a seconda delle circostanze, per il senso di responsabilità, e statura umana e morale della persona. Valori, etica, sensibilità, intelligenza sociale e relazionale; cultura, ideali, carattere, dignità e personalità in genere, hanno un peso specifico notevole per agire in armonia col bene e col male che si può determinare.
Quanto importante sia per queste persone, saper vivere la propria esistenza, senza perdere le proprie radici, non è cosa secondaria. Fare in modo che intenti, ragionamenti, pensieri e azioni, siano utili al bene comune, coerenti con la storia, e che non procurino solo invidie e sospetti, sarebbero fatti da considerare con grande attenzione. La vera abilità, consiste di non alimentare mai una cultura che porti l’intera società a diventare ipocrita, egoista e sempre, o più conservatrice, o violentaa, o disequilibrata. La cattiva politica, nasce anche dal non saper gestire con cuore e mente tali contesti fin qui esposti. Questa capacità gestionale di cuore e mente in armonia con la realtà, è un bene raro di pochi.
Da bandire e da privilegiare
La cattiva politica deve essere messa in minoranza perché agevola solo una cultura negativa della conservazione dello status quo di gente pigra, rafforzando passività e cultura assistenzialista. Essa, anche per chi ha poco o nulla, porta tutti ad agire nel vedere che fare per non perdere i vantaggi dei privilegi consolidati, e non premia il merito e la propensione ad innovare.
Il sudore del lavoro imprenditoriale, professionale o manuale che sia, così non si orienta all'innovazione e alla crescita. Questo è a parer mio, uno dei guai che creano gli incompetenti della politica, e coloro che si dedicano alla cosa pubblica, pensando di vedere sufficiente, la cura solo dei problemi continui dei pochi privilegiati e gli interessi di lobbies varie.
La cosa è semplice affinché questa paralisi dello sviluppo avvenga in mala o buona fede che sia. La cattiva politica la si crea anche senza far nulla; anche addormentando gli spiriti annoiati e solo ansiosi e preoccupati ma senza più energia e idee; anche solo discutendo a lungo con passione di tutto e di più, senza però mai avere una visione e una coscienza critica dei punti di forza e debolezza, di una cultura di un popolo, della sua storia, delle sure reali risorse potenziali.
Poi abbiamo anche i sistemi di credenze più radicati che possono metterci del loro. Anche se non è affar mio, pure le religioni devono fare attenzione, poiché credo che oggi la spiritualità debba comunicare messaggi di fiducia e solidità dell'individuo in modo molto più curato, spontaneo, meno elaborato e meno strumentale per soli fini di mera adesione di anime.
Abbiamo acquisito ormai nei secoli una religiosità matura; si è sempre in contatto con la morte e i valori della vita, ma è finito il tempo della fede magica fine a se stessa, per la sola paura dell'inferno. Già su questa terra, l'inferno lo si vede bene da sempre; ma si è visto storicamente, anche i danni e la pericolosità di far sognare solo paradisi lontani e post mortem, a discapito dell'incentivo a continuare una quotidiana consapevole ricerca di equilibrio e senso del bene comune. Qui non mi riferisco chiaramente agli impegnati seri e scrupolosi nelle varie attività sociali, qui mi riferisco ad una sorta di cultura di massa bisognosa di esempi.
Già con Weber abbiamo visto quanto importante sia la religione in una cultura di una nazione, e se questa di questi tempi induce solo a passività o a fede ipocrita e consolatrice, non può andare molto lontana. Peggio ancora se poi, se la si incammina per farla vedere prevalentemente come mezzo per imparare a subire e ad accettare le cose più allucinanti, anziché farla concentrare sulle più elevate per la dignità umana.
Credo che in tal modo, come si tende a farla vivere di solito, la spiritualità oggi non renda proprio onore al vero messaggio dei Profeti, dei santi, dei Saggi e dei Maestri. È certo che come un tempo, un popolo preoccupato, abbia solo bisogno di una "religione" e non di una visione di una spiritualità?
La fede profonda ma cieca assicura e rassicura, ma porta lontano però da ogni paradiso terreno ed eventualmente anche ultraterreno. Essa non credo che abbia bisogno di realizzarsi solo nel saper dare consolazione, si esprime meglio se riesce anche ad offrire strumenti di ricerca di miglioramento continuo di sé e della visione della vita comunità. Diversamente, se anch'essa porta a far chiudere la persona nella sua paura, perde la sua nobiltà, e può solo chiudersi in un piccolo mondo antico. È vero che questo conviene a tantissima gente di potere, ma non è la missione di nessuna religione.
Un popolo solo preoccupato dai problemi, come potrà mai pensare di raggiungere le alti vette della spiritualità? Quelle dell’ubbidienza è più facile in questi casi? Come porsi su tali temi, non è secondario.
Dal cielo alla terra
Tornando ora alla politica più terrena, dove le preoccupazioni non mancano mai, ciò che si evidenzia, è che il nostro popolo purtroppo, non ha gli strumenti per autogovernarsi, e mancano giusta coscienza civile e giusta consapevolezza sociale e preparazione tecnica formale del funzionamento delle istituzioni. L'italiano preferisce delegare ad altri le cose pubbliche, perché in questo modo, ognuno ha così più tempo per pensare alle cose proprie. Chi invece ha tali propensioni, non ha sempre adeguata vera preparazione e formazione. È solo colpa di chi governa se le cose vanno come vediamo?
Il concetto aberrante della maggioranza della gente é il seguente: caro politico, non so tu cosa faccia nella vita per vivere. Se ti candidi un motivo tuo c'é; ti delego. Guadagna pur bene, cerca però di rompere le scatole il meno possibile, e facci solo sapere qual'è il minimo che dobbiamo fare per la cosa comune, chiaramente, al sol fine di non aver casini peggiori del male attuale.
Il politico intelligentemente capisce il suo ruolo di questo copione, e lo recita con piacere. Tra l'altro, se non sa fare quasi mai altro nella vita, sta al gioco e impara a straparlare. Se invece sa quel che fa nella vita e sa quel che deve fare li, sta nel suo habitat ma saprà prima o poi come e cosa fare?
Tutti sanno intanto che mentire non è un problema, poiché tutto presto o tardi va nel dimenticatoio dell'inconscio collettivo. Nel caso in cui il politico sia un imprenditore, difende i suoi interessi e quelli dei suoi collegati. Se rappresentante di una qualsiasi lobby, difende i suoi padroni. Se è lì per caso, cosa possibilissima, buon per lui se saprà barcamenarsi tra il bene e il male, tra il peggio e meno peggio, per garantirsi in questa vita pane quotidiano e serenità personale.
La cultura deve muoversi rapida e silenziosa, quasi in modo evanescente, ma contemporaneamente, deve però prima o poi emergere e capace di cambiare in modo radicale e profondo ogni vecchio modo di fare politica. Lo so, sto qui farneticando.
Sul bene e lo sviluppo dell'umanità, confido più in alcune menti del mondo della cultura, della libera informazione internazionale e del mondo web, più che nell'uomo addetto al governo delle cose e dei progetti inesistenti o incomprensibili. L’avanzata inarrestabile della cultura multietnica, diffusa e multidimensionale, si getta in questo modo nei varchi delle società amplificando ogni minima cosa, e contribuendo allo sviluppo delle nostre comunità. Ma da sola non basta.
La degenerazione degli attuali partiti politici, è lo specchio di come la nostra società viva in maniera confusa questa era. I politici, politicanti e personaggini vari che ci circondano, non mortificano per niente i nostri ideali, sono il nostro specchio, se noi invece di inveire contro di loro, usassimo loro per guardare noi, ci guadagneremmo tutti.
Molto più semplicemente, non avendo noi ideali, valori nobili condivisibili se non quelli di proteggere i nostri orticelli, ci identifichiamo in questo modo con il vuoto. Così facendo, è quindi il vuoto che noi abbiamo che ci ritorna tramite chi vediamo apparire in TV, del mondo sociale e politico in senso stretto.
Gli scenari
Il parlamento é sempre lo specchio di un popolo; esso rappresenta ciò che è in noi e non ci piace vedere, rappresenta il bene e il male, il brutto e il bello della nostra vera anima sociale. Il governo, raffigura la maggioranza del popolo che attraverso i suoi rappresentanti nel mondo, dice cosa il popolo serba in animo, e chi crede di voler essere (come poi appare agli occhi del mondo è un’altra cosa) attraverso chi lo rappresenta pubblicamente.
L’area conservatrice presente nei partiti sia di destra sia di sinistra e centro, rappresenta le diverse sfumature delle nostre paure del futuro che si nascondono attraverso ideologie disparate, ma che sono anche il nostro ancoraggio alla storia; essi ritraggono il passato che non vogliamo far morire.
L’area progressista presente nelle formazioni di destra, sinistra o centro, rappresenta quella parte di noi che ha il coraggio di saper guardare avanti con fiducia, ma che nel nostro Paese, è percepita spesso come la frangia degli idealisti, degli sfigati, o degli snob. A dire il vero, in quest’area, gli arrabbiati non mancano quasi mai. Sono quasi sempre tutti inascoltati, sono generalmente vissuti come pericolo per la "stabilità". Intendendo con tale termine, le poche categorie elettorali che ognuno pensa di poter rappresentare per propri vantaggi.
I veri leader con una visione dello Stato e con un progetto non mancano per fortuna, ma nel frastuono delle notizie che fanno scoop, questa è gente che urla nel deserto. Dai loro stessi partiti sono spesso "oscurati". Di gente positiva di questo segmento, di sicuro ve ne sarà tanta in giro, ma purtroppo, sono in troppi tra la gente comune, i disorientati convinti di non esserlo. È anche da questo, che si capisce che la nostra società non ha una rotta.
Oggi abbiamo la necessità di ridimensionare posti di potere e puntare più su un’organizzazione efficiente, efficace, e che sappia far interagire diverse culture ed etnie. La nuova organizzazione politica di base, la vedo come un laboratorio di appassionati artigiani della politikòs in cui tutti si cimentano per trovar miglioramenti continui a progetti che s’implementano di nuovi linguaggi. Per far ciò bisogna andare oltre ogni diversità. Farnetico ancora lo so. Ma questo blog lo usi anche per questo forse. Come mezzo di solitudine per discutere senza chiasso e rumori intorno.
Solo i giovani possono cambiare una rotta sociale, ma si tenta continuamente di anestetizzarli. In una società polverizzata con una politica polverizzata e senza progetti, dove ognuno dice la sua ma non si sa mai bene a quale progetto si riferisca, porta a creare un popolo fatto di singole persone senza radici comuni. I comportamenti consequenziali, sono da spiriti affamati che corrono sempre dietro qualcosa che non trovano mai per paura di non aver quel che serve. Ma spesso non si sa più davvero cosa serva, e per non sembrar matti, tutto si traduce solo in bisogno di ... sempre più soldi, che tra l'altro, sono nel frattempo sempre meno.
Gli spiriti affamati sperano di essere amati e ignorano in che modo toccare le bellezze della vita che li circonda. Sono così perché orfani di una sicurezza di appartenenza e si preoccupano di perdere i loro privilegi. Non sono ben educati ai concetti di solidarietà e comunità, si perdono nel tumulto della società contemporanea. Ripeto, non sano cosa davvero vogliono!
Essi non riescono a avere una visione della complessità delle cose che ci circondano, ma spesso alcuni si vestono da leader in vari ambiti più per sentirsi sicuri che per capacità reale. Io credo che loro siano solo persone sole e senza unità, consapevolezza, stabilità ed equilibrio interiore. Trattasi in pratica di gente sola e senza mappe.
Il politikòs non è smarrito
Nel titolo di questo post si riportava: il politikòs è smarrito. No, non è così, ad essere smarriti sono società civile e politici da strapazzo. Il politikòs, quello del significato nobile del termine, non è smarrito. Lui vive sempre, basta solo saperlo abbracciare e dargli energia, è in ognuno di noi quando si prende coscienza. Come si è potuto notare, ho sempre usato il termine politikòs per elencare le qualità della politico oggi assente. La nostra società ha un gan bisogno di uno spirito del genere. Trovando lo in noi, i nostri rappresentanti saranno diversi.
La nostra società oggi produce milioni di spiriti affamati di ogni età, cultura e ceto sociale. Politikós nel senso nobile del termine, non desidera spiriti affamati, non ha bisogno neppure di parole, leader mediatici o miracolati. Ha bisogno di esempi con progetti e programmi eticamente condivisi. Politikòs deve saper offrire non solo ricchezza in parte finta, spread, tasse e continuo sottofondo di paura del futuro. Politikós sa offrire anche una visione di un significato della vita e di un qualcosa in cui credere. Tutti abbiamo bisogno di poter trovare il modo di ricostruire le fondamenta delle nostre comunità e offrire agli altri qualcosa in cui credere, senza per questo maledire o benedire il nuovo mondo.
La cultura della “presa di coscienza” della realtà per quella che essa è, per imparare a trovare un proprio spazio valoriale è qualcosa in cui si può credere e aiuta non poco. Politikós sa come offrire quest’opportunità nei suoi programmi. Chi non crede in nulla è senza energia vitale, e vive come una zattera tra le onde degli oceani. Attenzione, con questo non si estirpa il male di ogni problema, tuttavia si riducono le conseguenze di ciò che di male non si riesce a estirpare.
Occorre conoscersi, confrontarsi e insieme individuare le soluzioni, sconfiggendo ogni forma di fanatismo. Ogni nazione è fatta di tante differenze, occorre impegnarsi per fare in modo che le differenze non siano fonte di conflitti. C’è bisogno di vera strategia e di gente che di tattica politica ne capisca davvero qualcosa.
Una politica senza strategia gira a vuoto e non sa immaginare un futuro; una politica senza tattica corre il rischio di divenire pura letteratura o confusione. Una politica con tanta strategia piena di tatticismi uccide la società, deprime l'economia, fa sentire soli e impauriti i suoi figli. L'Italia è una provincia europea così come lo sono le altre ex nazioni. Abbiamo bisogno di strategie di respiro europeo per rilanciare qualsiasi mercato nazionale (europeo).
Occorrono più investimenti per favorire lo sviluppo della formazione professionale e l’opportunità di maggiore confronti tra i paesi dell’Unione Europea per essere attori nel mondo. I servizi richiedono maggiori investimenti non tagli. Maggiori investimenti non vogliono dire nuovi sprechi. Investire il massimo nelle risorse vere dell'ecosostenibilità, in internet, trasporti pubblici funzionali e orientati a ridurre gas velenosi, traffico cittadino e stradale.
La sovranità nazionale bisognerebbe iniziare a decentrarla con più attenzione e criterio, non secondo astrusi principi. Vanno trovati nuovi equilibri internazionali che tengano conto sempre del limite che ci deve essere tra interdipendenza e indipendenza di differenti valori, tradizioni e culture dei diversi popoli che si stanno conoscendo sempre di più a livello di massa. Credo nell'Europa, lerchè se non fosse stato per lei, da sola l'Italia, con i suoi quattro sbandati, clown e cavalier serventi, di raddrizzamenti veri non ne avrebbe mai fatti. Questo è già un esempio di come ci si aiuta a vicenda per crescere in unità. Il fatto poi che raddrizzare un vecchio male porti tanto disordine, questo è la strada da correggere.
Bisogna entrare nelle logiche del futuro della nostra società esistente, rivedendo la politica energetica come bene primario per salute, famiglie e imprese. Politica dei rifiuti, della giustizia, dell'apparato burocratico da snellire al massimo, senza creare problemi sociali nel breve, ma anche senza farsi soffocare da ogni lobby. Bisogna vedere infine, in che modo rendere competitivo il nostro Paese con infrastrutture adeguate. Non solo, ma vedere anche come rendendolo attraente per altri imprenditori di altri continenti extra europei. Bisogna insomma che l'Italia diventi finalmente Stato, per essere una buona provincia europea. Implementare poi turismo e investimenti nei beni culturali e ambientali, non sarebbe secondario per lo sfruttamento delle nostre risorse.
Una delle cose importanti da trattare, riguarda proprio le politiche sociali e di distribuzione della ricchezza. Mi sembra evidente che la centralità della persona non possa essere messa in secondo piano, solo per la salute della moneta. Non dimentichiamoci che la povertà, non potendo sempre avere un sano apporto con la dignità (a meno che non si decida di vivere in santità o che lo si faccia per scelta valoriale), la logica conseguenza che porta, è una cultura del conflitto e del rancore. Da qui, può solo sbocciare il peggio dell’umanità.
Tornando all'uomo nella sua singolarità
Purtroppo l’uomo, non curandosi dell'equilibrio della sua mente, che già di per se non è cosa facile, egli si trova a essere innanzitutto, sempre schiavo del "bisogno" di qualcosa che non ha. Di conseguenza, essendo un insaziabile, possedendo una natura istintiva non educata al monitoraggio della propria mente, tende spesso al potere e al voler desiderare ogni cosa per dare un senso alla sua esistenza. Per questo é sempre alla ricerca della fortuna e non vive in armonia con il mondo, e per questo risulta, continuamente mai contento.
Il massimo del ridicolo, è voler dimostrare ipocritamente di essere felice per farsi o invidiare o per celare la propria perenne grigia esistenza. L’esistenza sembra vivere in funzione del consenso, in realtà, in questo modo non può aver tempo per guardare dentro di se. A volte evitare di guardarsi dentro, è anche per la paura di poter eventualmente vedere i possibili vermi che ci divorano.
In questo modo quest'uomo mediocre, tende non di rado a esaltare il passato quando serve (ricordandosi solo ciò che di positivo gli aggrada); a biasimare il presente, concentrandosi su ciò che non va e su quanto di brutto gli altri hanno lasciato in eredità. Punta a lodare un futuro non ancora esistente se non nella propria mente. Il tempo va, nel presente, vive in questo caos facendo spesso poco e con poca consapevolezza, e così facendo si costruisce un futuro sociale sempre più instabile.
Il politikòs, il progetto, il programma
Il politikós deve essere un "eletto", perché persona in grado di saper far superare queste limitazioni umane che possono essere reindirizzate per azioni più nobili. Nel frattempo però, essendo sempre il desiderio al di sopra di tutto, anche per il politikòs, la magra contentezza di ciò che si ha, nel breve termine, porta poca soddisfazione ma è pur tuttavia meglio che nulla. Da qui partono balle, promesse senza senso, e sola permanente ricerca del consenso. Da qui, la politica è vista in funzione delle prossime elezioni e non delle future generazioni.
Il politikòs, non può essere uno qualunque anche se ricco, di successo, colto ecc. Il politikòs é uno al di sopra e al di fuori delle parti, ha un rapporto sano con la mente, possiede doti di equilibrio. Ha etica condivisa, progetto e programma. Mi piace questo mantra! Progetto e programma. Tuttavia però, con l'intelligenza sociale di saper affrontare gli imprevisti che non mancano mai.
Il bene comune vedo negli anni della mia vita, che ha insito in sé molto delle qualità femminili, in particolare quando bisogna agire pensando alle future generazioni e alle attenzioni che richiede la vita nel momento presente. Le donne in più occasioni si distinguono in politica per concretezza, per un forte orientamento anche a rivedere nuove formule quando le cose oggettivamente non vanno come si deve. Quindi, occorrono più donne in politica.
Noi abbiamo da una parte un popolo spesso stupido poiché appena riesce a uscire da un inganno, è presto pronto ad accettarne un altro. Abbiamo politici esaltati, poiché fragili mentalmente o di idee e senza visione, o ne abbiamo di altri mossi dalla mala fede. Costoro, sono pronti a ingannare se stessi e gli altri spesso per vanagloria, spessissimo per calcolo personale, normalmente per sete di affermazione di un sé bisognoso di successo.
Il politico mediocre, quando capisce i meccanismi del potere, una volta compreso magari come nascondersi dai media per non complicarsi la vita, cerca al momento opportuno, ciecamente la carriera nella politica invisibile, e per questo, difficilmente molla. Bisogna eliminare i posti per gli invisibili.
Il politikòs invece studia, fa ricerca, matura come uomo e come donna in privato e in silenzio, fa altri lavori e non vive di politica, eventualmente torna in campo, se davvero ha il senso della missione sociale. Ma in ogni modo per ritrovare se stesso/a, deve tornare a casa, deve purificarsi per un lungo periodo. Il politikòs, deve sempre tornare ad avere a che fare con i comuni mortali, ad integrarsi nel tessuto sociale, e poi eventualmente, riprendere il suo cammino istituzionale. Questo vuol dire fare esperienza politica.
Solo chi si può permettere una vita serena può avere un'anima serena; solo quando un popolo ha una classe media ampia e serena può costruire una democrazia solida. Non bisogna fare in modo che tutto cada dal cielo (anche per il semplice fatto che non è reale e quindi ingiusto da far credere). Tutto deve essere costruito per far si che tutti abbiano opportunità per crescere lentamente, nel bene comune, avendo tempo per dedicarsi anche alla cosa comune.
Conclusioni
Il popolo è come un figlio unico viziato, che vuole sempre tutto e subito, questo principio fa nascere un politico che una volta al potere, disinforma o informa a corrente alternata, cercando sempre e solo di dire ciò che la gente vuole sentirsi dire. Il popolo si auto acceca, perché non osa osservare la realtà e ha la memoria breve, non osa neppure minimamente studiare per le cose che già fa per il suo lavoro e la sua famiglia, quindi non può continuamente riprogrammarsi consapevolmente ogni qualvolta la comunità lo richiede. Un popolo non avido e non avaro invece, non lo si inganna.
Il politico fa nascere desiderio e illusione che le cose si possono ottenere a costo zero. Lo fa per autodifesa, per proteggere la sua poltrona che raramente sente scomoda. Solo chi non è alimentato da avidità e avarizia, conducendo però una vita economicamente serena, e avendo tempo per se, lentamente può diventare maturo e attento al bene comune.
Oggi in Italia abbiamo i partiti politici che hanno perso la loro funzione. La democrazia deve ora provvedere a limitare al massimo la concentrazione del potere e i privilegi di chi sente di rappresentare qualcuno. Un nuovo scopo dovrebbe essere quello di avere un potere sempre più diffuso fatto di "medi statisti" che studino con consapevolezza le difficoltà da saper superare per esserlo. Qui non si sa più di chi sia la colpa dello spread, chi ci guadagna e chi fa cosa per chi e per quale scopo.
Il Paese, monitorando bene i costi della democrazia, necessita di un'organizzazione politica che sia capace di estendere gli spazi possibili in cui il governo e il cittadino siano orientati all’azione su fatti condivisibili, e dove tutti, devono sapere chi fa cosa per quale scopo. Il Comune di residenza è uno di questi, ma da sola questa Amministrazione, vista la quantità enorme di comuni che abbiamo, potrebbe portare grandi sprechi. Per cui la logica dei piani di zona o dei consorzi tra Comuni limitrofi, potrebbero stabilire i costi comuni possibili e la gestione dei servizi.
La Rete dei comuni deve mirare proprio verso una valorizzazione profonda dei beni comuni e dei diritti fondamentali a essi collegati. Questo non vuol dire fuori dall'Europa, bensì esattamente il contrario. So per certo che gente molto preparata su tali temi hanno elaborato proposte molto interessanti. Si cerca un nuovo tipo di relazione politica in tutti i modi e in molti portano avanti progetti che potrebbero essere integrati, ma gli attuali ostacoli al futuro (gli attuali politici) ragionano ancora con lucidità visto che sono sicuramente preoccupati che qualcosa possa scardinare le loro poltrone?

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