Sii gentile, perché ogni persona che incontri sta già combattendo una dura battaglia. (Platone)
Essere taleban in senso metaforico, o spregiudicati e ingenui fiduciosi di un fulgido futuro, è il rovescio della stessa medaglia. È un dato che si manifesta facilmente in ogni cultura, ed è anche un principio che porta ad avere una visione della vita pericolosa e buia in entrambi i casi. Avere invece dei sogni supportati da un pensiero positivo aderente alla realtà, dovrebbe essere la linea guida da seguire. Obiettivi concreti e realistici in questo caso è il fulcro del lavoro da fare.
Proprio nei momenti di crisi, entrambi gli opposti prendono di norma una pericolosa forza che non di rado si trasforma prima o poi in mostro. In genere, per costruirci questa visione semplicistica orientata alle tradizioni o al cieco futuro, porta a dividere prima o poi il mondo in buoni e cattivi, dove i cattivi risiedono tutti e solo nello schieramento avverso, i buoni sono tutti solo dalla nostra parte.
Talebani e futuristi, ognuno protetto da una propria formazione di riferimento, più sono estremisti, più agiscono ignorando le sfumature dei colori della vita. Entrambi si dichiarano essere unici portatori di verità assoluta, insieme abitano la casa dell'arroganza in Via della smarrita realtà, numero civico infinito.
I ciechi fiduciosi del futuro, hanno lo stesso atteggiamento taleban, ma vivono solo un altro film. Sono anch'essi assenti nel presente, risultano ingenuamente fiduciosi di un futuro sfavillante senza limiti e lo credono eterno nel tempo.
Tale situazione li porta spesso a perdere la natura essenziale delle cose fondamentali della vita. Questi, in modo più o meno consapevole, nel bene e nel male, contribuiscono a creare una cultura dell'idealismo negativo, della divisione e non di rado dell'individualismo.
Comportarsi in senso opposto, rifugiandosi ovvero solo nelle proprie antiche seppur nobili tradizioni o proprio passato, anche qui, più si esagera, più si perde la dimensione reale della vita per quella che è. In questo caso, una visone che nega la qualità della vita nel presente e l’armonia con il mutare del mondo, porta a chiusura mentale e asprezza d'animo.
In tal modo, vivendo nel passato e professando tradizione e nazionalismi senza un minimo di discernimento, si diventa sempre più provinciali e facile preda di turbe e ossessioni che bloccano il proprio potenziale. Tuttavia volendo negare il passato, cadere nella follia è cosa facile.
Globalizzazione e tecnologia non tendono a smussare gli estremisti talebani e futuristi, anzi, possono solo creare più confusione. Da qui la necessità di leggere i due mondi insieme, che convivono nei tre percorsi più comuni: liberali, razionalisti e perfezionisti.
In occidente, dice Lee Yearley (Professore di Etica dell’Unuversità di Stanford) esistono tre diverse tradizioni filosofiche che guidano il nostro cammino. Esse sono il liberismo, il quale modello sostiene che tutto ciò che soddisfi l’individuo sia giusto; il razionalismo, che ritiene etico solo le azioni ragionevoli che risultano essere tali in tutte le situazioni; ed infine il perfezionismo, il quale orienta l’azione individuale verso dei principi da seguire, dove il comportamento, quanto più si conforma a questo ideale, tanto più è da ritenersi etico.
Partendo quindi da questa disamina, facciamo alcune considerazioni. Se un uomo o una donna si sente orientata al bene comune in modo equilibrato (ossia senza per questo rinunciare al suo essere se stesso/a), naturalmente, dovrebbe avere dei principi che lo guidino ad avere come visione un mondo futuro migliore per tutti. In questo caso, conseguentemente, abbiamo come vincolo primario, il bene della comunità e non l’egemonia dell’individuo. Questo è dunque un razionalista che attraverso l'uso della ragione, si trova un posto nel mondo, e da qui valuta tradizione e futuro, si spera con giusto equilibrio. In questo caso, mancando però una visione transpersonale della vita, ci si potrebbe trovare non di rado in un vicolo cieco.
Se invece al contrario, un uomo o una donna, ha in mente una società o una vita, la cui formazione deve basarsi prevalentemente da persone che devono esprimere innanzitutto la loro individualità, seppur in un contesto sociale che non deve limitare nessuno, questa persona può definirsi liberale.
In questo caso, abbiamo come vincolo primario, l’egemonia dell’individuo che come singolo, intende influire personalmente sul bene comune, pensando che prevalentemente ognuno in questo modo, attraverso sé, può portare al miglioramento di ogni comunità. Qui passato e futuro dipende molto dal progetto che ognuno si dá a se stesso e alla visione della comunità.
Nel caso in cui invece ci si dovesse ispirare al perfezionismo, qui le cose cambiano un po', costoro, hanno un modello ritenuto perfetto come riferimento verso il quale tutti dovrebbero dirigersi. Piaccia o no, ma anche questo non è così raro in nessuna società.
Religiosi monoteisti e non monoteisti di varie fedi, anche se non taleban e non necessariamente anti futuristi, pensano che un perfetto modello di riferimento possa aiutare ogni causa umana. Bene e male da qui possono sorgere in modo più netto e preciso; giustizia, passato e visione del futuro, hanno un peso specifico di non poco conto. La ricerca di equilibrio, in tali ambiti diventa un assioma per non perdersi nel becero e non nobile idealismo.
Tuttavia, è bene anche precisare che oltre alle fedi religiose, conviene non dimenticare il secolo passato (e non solo) fatto di fedi ideologiche della stessa portata, e che si ispirano allo stesso atteggiamento perfezionista. Cosa sia più o meno nobile e/o giusto è un altro discorso. Individualisti e razionalisti, non di rado fanno un monitoraggio di questi schieramenti del mondo dei perfezionisti, pur cercando di starne il piu possibile alla larga, seppur spesso in modo controverso.
Tutte e tre le posizioni, in realtà nessuna esclude le altre, anche se sempre una di essa è leggermente prevalente sulle altre due in un a personalità più che in un'altra. A mio avviso, cercando un permanete confronto fra questi apparenti opposti, c’è anche la vita che passa da un modello all’altro in funzione dei momenti storici, economici, e di fasi particolari sia di una persona, sia a livello sociale per la società.
Cause, necessità e condizioni del momento, è bene non sottovalutarle mai, poiché contribuiscono non poco a determinare il prevalere di un modello o di un altro nei differenti ambiti della vita, a volte, fino al punto da farci sembrare non sempre coerenti.
Tutte le posizioni riportate, le vedo come un pozzo da dove prendere l'acqua, esse hanno in sé, sia il bene sia il male, ma aiutano a fare tanta chiarezza su tantissimi temi che tratteremo anche in futuro.
Quando si tende a vedere chiaramente le cose, fa capolino un po' di saggezza, ed è più facile mettere al posto giusto ogni elemento come se tutti fossero tesori preziosi. Un buon lavoro questo, per evitare di fare grandi rivoluzioni con il telecomando della TV, come si concludeva nel post 2 di questo blog.

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