Pagine

domenica 8 giugno 2014

57 - non mi sono ancora presentato

Raggiungi il vuoto e l'apertura.
Coltiva la calma. Assorbi l'armonia.
Mentre le diecimila cose sorgono e svaniscono,
contempla il loro ritorno alla radice.  
- Lao Tzu (Tao Te Ching)



Come Ulisse, dobbiamo saper navigare nell'Odissea della vita 

con amore, astuziaattenzione, coraggio, curiosità, equilibrio, intelligenza e sensibilitàDa questo mix un uomo o una donna, sviluppa la propria personalità, la quale, interagendo col proprio carattere, in tal modo crea anche il proprio mondo dei valori. Ora, affinché tutto sia in armonia, è utile aver sempre chiaro il vero scopo della propria esistenza. A questo punto però, prima di procedere, dobbiamo fare qualche chiarimento e stabilire il significato di carattere, personalità e vero scopo.


Il carattere riguarda la parte psichica che definisce indole e temperamento. 

La personalità invece, riguarda il complesso delle caratteristiche psicologiche e intellettuali che si manifestano nel modo di interagire con l'ambiente che può essere determinata, insicura ecc. 

Il vero scopo della propria esistenza, enuclea la persona che si realizza nella sua totalità attraverso qualcosa, armonizzandosi in tal modo con l'ambiente circostante, e portando ovunque fonte di felicità, fiducia e sicurezza. 

Le persone realizzate in qualcosa di bello, sono coloro che hanno saputo entrare in contatto profondo con il vero scopo della propria esistenza.

Per raggiungere tal fine, la mente deve imparare ad auto osservarsi, e nel mentre, deve saper vigilare con attenzione il bisogno senza confonderlo col desiderio. Il primo riguarda ciò che parte dal mondo interno e alimenta ciò che dà vita ed energia a corpo, spirito e mente; il secondo, il desiderio, dipende più  dal mondo esterno. Entrambi sono sempre presenti, e spesso sii confondono.

Non di rado il desiderio, agisce più per farsi accettare, o condizionare e manipolare altri. Esso non ama molto relazionarsi col proprio mondo interiore, ama più colloquiare con l'ego. Ma cos'è l'ego e in cosa si differenzia dall'Io?

L'"io" cerca di entrare in rapporto con la mia realtà sia interna che esterna, e tenta di farlo in modo più adulto possibile, mirando a gestire al meglio il mix degli stimoli ambientali, delle relazioni oggettuali e cura la mediazione con la consapevolezza. 

L'Ego corrisponde invece più ad una forma infantile di ricerca di affermazione di sé stessi, di solito agisce per avere o dimostrare potere sugli altri. L'ego è ciò con cui si è più spesso in contatto. Esso utilizzando le percezioni, e influenzato dal desiderio di avidità, mondanità e vanità, falsa ogni cosa della realtà

Solo una profonda e solida formazione della consapevolezza, aiuta ogni singolo ad entrare in contatto con la realtà per quella che è, e con lo scopo ultimo che un'esistenza ha nel proprio dna. Trovare poi il giusto equilibrio sociale, è la missione della vita. Dov'è il problema?

Mentre i desideri indotti sono evidenti e potenti, il vero scopo della nostra esistenza, è invece sempre nascosto. Per emergere, deve evitare di mortificare ogni vero bisogno ed ha bisogno dell'attenzione, della responsabilità e della stabilità. 

Il nostro tesoro che se scoperto e alimentato tutto può, è chiuso in noi nel profondo della nostra mente, e solo noi possiamo cercarlo. Il fine ultimo presente in ognuno di noi, ama celarsi tra i meandri dei sogni, della ragione, e pian piano nel corso degli anni, diventa visione di vita e dà forza e consistenza alla nostra breve esistenza.

Il vero scopo in noi, deve essere ben coltivato per manifestarsi, e deve essere gestito con grande consapevolezza. Diversamente, comunque si realizza, ma convivendo con timori, illusioni e speranze. In ogni modo determina poi azioni compiute con successo o meno; azioni solo pensate e mai realizzate; azioni non consapevoli guidate da ignoranza e ottusità. Il tutto, visto da fuori, in modo più o meno errato, si chiama comunemente destino. 

Le emozioni, i pensieri e il cuore, mettono continuamente in subbuglio energie sottili e l'anima di un'esistenza. Esse influenzano ogni decisione. In tal modo, ognuno di noi crea un personale film da grande pubblico, di nicchia o che nessuno vede. Consapevoli o meno di tutto ciò, la nave comunque va.


Il film

Abbiamo già paragonato la vita ad un film (vedi post del 2013). La nostra sceneggiatura che decidiamo per realizzare la nostra esistenza, indipendentemente dalla sua grandezza o meno, per mille motivi interni ed eventi esterni vari, non sempre o raramente tiene davvero conto di quanto fin qui riportato. 

Anche se la vita subisce continui mutamenti che modificano continuamente il corso della trama del nostro film, difficilmente siamo in grado di saper trovare contatto con il nostro vero fine. Siamo più simili a quei registi o attori, che una volta percepiti dal pubblico "tipici" di un genere di film, difficilmente poi nel tempo si riesce a cambiare e a farsi accettare in modo diverso. Solo con la morte, termina quella sceneggiatura di un ultimo film ... di quel genere. 

A questo accadimento della fine di un corso di vita, alcuni saranno indifferenti, altri meno, qualcuno si addolorerà della perdita avuta. Nel frattempo, l'insieme di tutti i film nel tempo, in qualche modo cambiano lentamente la storia dell'umanità nelle varie culture dei popoli. Scienza, tecnologie e conoscenze allargate ad ampie fasce sociali, le variabili che condizionano ogni storia.

Occorre un mix di coraggio, intelligenza e tante altre mille piccoli grandi caratteristiche per dare senso al copione di un film se si vuol cambiare genere. Vivere è un'arte, ma ha le sue leggi da rispettare. A volte per pigrizia, a volte per eccessiva prudenza di protezione dell'io, a volte per incomprensione, spesso per confusione, c'è sempre prima o poi qualcosa che non va nella vita. In questi casi, l'occasione di cambiare genere di film può essere quella giusta. 

Ciò accade per misurarsi e migliorare o distruggere un progetto. In ogni modo, il fine ultimo non è sempre facile scovarlo; ma è bene sapere che spesso, questo accade più per ego, ignoranza e ottusità, che per oscuri motivi che allontanano dalla verità. 

Conoscere la realtà delle correnti e dei venti, avere una rotta verso un sogno/progetto senza mai perdere la bussola del vero scopo in sé, è l'impervio cammino di chi nasce per navigare questi inospitali mari. Si naviga ora a vista, ora seguendo rotte, si è sempre accompagnati da tempeste, maree e calme piatte. Si naviga, ora sotto cieli stellati, ora sotto il tepore del sole, ora tra buio e nebbie. 

Si cercano porti più o meno sicuri, si tenta di vedere quasi sempre una nuova terra come luogo nuovo dove scoprire un altro mondo. C'è chi lo scopre e lo vede un nuovo mondo, e chi lo scopre e non lo vede. Anche qui... dipende da quanto importante sia ... fare tutto in armonia con il nostro vero scopo.

Quando vi è la ricerca del vero scopo in sé e questo lo si scopre, bisogna poi anche tener conto che vi sarà sempre qualcuno che resterà vicino con amore, e chi metterà invece ostacoli e dubbi ad ogni cosa. Il bene è benvenuto, il male, sappiamo che si fa per ignoranza (Vedi post 56) ma in tali circostanze, spesso non ci si sente sicuri, e la precarietà va superata.

Nella peggiore delle situazioni, ricercando e non realizzando, ma individuando qualcosa di sé, basta la conoscenza e un minimo di buon senso quando serve, al fine di salvarsi dalle tempeste e dai pericoli del mare, nel seguitare il viaggio ... tra i canti delle sirene, i pensieri negativi, le contese, le amarezze e il guardar ciò che ti circonda ritenuto bello o brutto, impari pian piano ad amare e a non temere solitudine e fine del ciclo della vita.



Storia recente, ci sono anch'io



In questo ultimo ventennio, siamo stati drogati. Per motivi e fattori diversi, miraggi e illusioni hanno incantato un po' tutti gli strati sociali. L'illusione di un futuro sereno sembrava quasi vero. Invece era un ologramma. Oltre le colonne d'Ercole c'è sempre un'altra vita, ma la nebbia e spesso il buio confondono la rotta. L'equipaggio e la solitudine spesso necessaria, non possono contare su una mente distratta e chiusa alle sfumature della vita.

Io temo mediocrità e la paura che oggi sempre più col passare del tempo inizia a serpeggiare tra i marinai e nei porti dove mi fermo. La cosa che mi preoccupa é che di bassezze, ne vedo tante in giro ad ogni livello sociale, economico e politico, addirittura anche spirituale. 

Guerre tra poveri di moneta e poveri di spirito, non sono cose più tanto lontane. In una società, da sempre è andata di moda una meschina guerra di genere. Ora una strana cultura emergente, sta iniziando con la guerra tra generazioni e quella tra lavoratori pubblici e libere professioni, senza toccare tuttavia, i veri liberisti opportunisti e approfittatori dei vari schieramenti, che per il momento, restano ancora divisi tra di loro guidati da egoismi e vecchi criteri di vedere la vita. Anche la guerra tra i poveri sta cambiando i suoi connotati storici e culturali.

Le cose della vita che mi affascinano, sono la potenza della natura nelle sue immense manifestazioni benigne e maligne, e la capacità di alcuni uomini e donne di saper incidere nella storia dell'umanità. Vorrei vedere tanti "incisori" a vario livello, e auspicherei che nessuno mai di loro diventi un mito. 

Il mito è un essere raro per gli altri, io desidererei invece una miriade di geniali piccoli grandi personaggi proiettati nel nuovo corso ... perbacco. Forse mi sbaglio, forse qualche mito aiuterebbe. Si forse vorrei che ci fossero veri miti, forse no, non so, con una cultura così depressa ... forse aiuterebbe, mah! Il mito comunque, è sempre segno di povertà di spirito degli adulatori.

Viviamo già nella cultura del mito ora politico, ora sportivo, ora di qualche star del cinema o della musica, e a parte il bene per il mito stesso non ho visto altro. Non so perché, personalmente ho sempre visto i miti con distacco e preoccupazione, non sempre portano tutti davvero bene; tuttavia so che però mythos e logos convivono più di quanto si pensi. 

Mi ha colpito molto quello che diceva Jung: “gli archetipi, i miti, corrono un grandissimo rischio: commuovono, ma inflazionano la coscienza, la distruggono, annullando i processi di individuazione. Il mito va dunque tenuto a distanza, ma non tanto da essere ciechi nei suoi confronti, da ignorarlo nella sua potenza”. Meravigliosa osservazione! Chiedo venia per l'entusiasmo.

É così che trascorro la mia vita, tra il mito di Ulisse e le sue colonne di Ercole, e il suggerimento di Jung, cercando in qualche modo di fare al meglio sempre tutte le cose che faccio. A conti fatti, sono nato sotto una buona stella, posso permettermi di dubitare dei miti. 

La cultura del nostro Paese, se ha prodotto me con questi tipi di pensieri, qualcosa ancora di potente ancora possiede. Anche se di origini modeste, nascere nelle condizioni in cui sono nato giusto alla fine degli anni cinquanta nel mio Paese anziché altrove, vuol dire molto e solo per questo mi ritengo fortunato e amo la mia Nazione ... nonostante tutto.

Non tanto per la tradizione italica, di fatto un tempo classita, ma per il fatto di essere nato quando in Italia si iniziava lentamente a diventare meno provinciali. La mia generazione ha avuto  grandi fortune o non sempre sa essere grata alla vita. 

Se dovessi morire oggi, sarei grato alla mia vita per ciò che ho avuto. Qualunque cosa dovesse accadermi, ringrazio tutti i miei avi di questa terra che tanto mi hanno insegnato in ogni ambito.
Personalmente, tranne che nei film, tv e libri di storia, di guerre ne ho solo sentito parlare; ho visto l'italietta divenire Italia; sono nato quando l'Europa politica muoveva i primi passi. 

Ho visto generare una nuova moneta; ho visto fare conquiste dei meno agiati; ho visto nascere e svilupparsi la tecnologia e le scienze insieme alle diverse forme di comunicazione; ho avuto modo di cercare di capire le tanti fedi che ci sono; ho visto svanire il secolo delle ideologie che tanti morti ha raccolto nel suo tempo per follia umana; ho visto le ceneri del fascismo e ho anche visto morire il comunismo. 

Ora sto assistendo al ripiegamento su se stesso del vecchio capitalismo; ho persino visto per le strade delle città, e per tv, la gioia di un popolo che si gode orgoglioso le tante medaglie alle olimpiadi e le vittorie della Nazionale di calcio campione del mondo  o in finale di qualcosa. 

Ho persino avuto modo di conoscere personalmente tantissimi fratelli e sorelle di culture diverse in tantissimi contesti di confronto culturale e non solo. Ringrazio sempre tutte le persone che ho incontrato nella mia vita, e tutti coloro che nel passato si sono stremati o immolati per darmi questo bene; é con loro, e grazie a loro, che in me si sono prima lentamente formate e poi solidamente strutturate, tutte le cose più positive che mi appartengono e che posso riscontrare in me. 

Spesso, molto spesso, le sofferenze sono arrivate da me stesso, dalle mie piccolezze, non dalla storia e dagli insegnamenti. Come Ulisse, la rotta non sempre mi ha portato per mari sereni e orizzonti luminosi. Forse non so navigare, ma intanto la nave in qualche modo ancora va.

A conti fatti, è vero che sono una persona che può definirsi fortunata, ma per il fatto di essere nato quando in Italia si iniziava lentamente a diventare meno provinciali, è stata davvero una grande buona sorte. 

È verissimo che la mia generazione non sempre sa essere sempre grata alla vita. Ora mi vedo circondato solo da poche persone davvero equilibrate e positive che per fortuna vedo, conosco e frequento, ma guardandomi intorno, vedo anche tanti piccoli soggetti con tanti piccoli disagi che insieme a me, e tanti peggio di me, sono assorbiti da tante energie non positive.  

Tantissimi altri ancora e forse più, sono vittime della prostrazione e dal mondo delle lamentele, certo discrete, ma sempre in sottofondo urlate però a squarciagola solo dagli occhi, dal tono e dalla mimica. 

Si rende necessaria una cultura di riscatto che parta dalla fiducia della persone più prossime, fino ad arrivare alla comunità di riferimento e poi man mano alla società, tutto nel rispetto della multietnicità e delle diversità. Tutti i ceti sociali, tutti i generi di tutte le età, tutte le arti e le professioni sono invitati a costruire un mondo migliore e ad uscire dalle piccole meschinità.

Spesso in taluni un po' più intraprendenti, la prostrazione si manifesta in violenza verso i più deboli (bambini o donne), bullismo nelle scuole, in stupide follie da stadio ecc. Per non avvilirmi, non tocco l'area diffusissima della solitudine e della mancanza di sensibilità ed intelligenza sociale. Non si parla di suicidi per esorcizzare il problema. Ora basta. 

A volte credo che il padre si stia ristrutturando molto lentamente, e che la madre faccia bene la madre ma spesso troppo sola e al punto di volere per molto tempo il suo bambino, sempre bambino, e che quindi, faccia in modo ansiogeno anche il non padre. L'esaltazione dell'IO ci ha condotto nel peggio della solitudine, il peggio è passato?

Tutti vogliono sentirsi liberi, ma non si sa da cosa, visto che siamo al momento ancora formalmente liberi. In realtà, credo che tutti ancora, vogliano solo manifestare al meglio il proprio ego, per questo, non accorgendosi più di oessere solo più soli, sordi e ciechi, non più solo individualisti, ma solo più soli o strani socialsoli. Spero almeno che a nessuno di questi ultimi venga mai in mente a breve o medio lungo termine, una sorta di richiesta autoritaria. Lo temo purtroppo. 

Ciò potrebbe avvenire per il semplice fatto che non si vuole capire che insieme possiamo e dobbiamo gestire questo mondo che ci siamo creati noi dopotutto. Non amo molto i miti, e di questo ne ho già parlato. Un tempo ci si concentrava sul vecchio artigiano, l'insegnante, il parroco ecc. Poi, c'erano i grandi Maestri con la M maiuscola che erano (a parte un Dio), i modelli da seguire (non miti) che erano da esempio in arte, politica e professioni varie ma per la loro eticità. 

Oggi tutti viviamo avendo come maestro il desiderio e l'ego, o in alternativa la falsa modestia mixata con l'arroganza vissuta in silenzio nel proprio animo "socialsolo".

Oggi nel mondo dell'ipercomunicazione, esistono ancora maestri e Maestri, ma possono essere solo i programmatori invisibili di surrogati virtuali, ologrammi, o subdoli o intelligentissimi video games? La cultura deve fare il suo corso e deve saper gestire bene questi normalissimi processi della nuova era. I comportamenti continuano ad essere ispirati da maestri e Maestri, ma solo che questi, non devono essere invisibili. Tutto qui. 

I genitori e la scuola non possono andare a ruota libera su questi temi e la trasparenza e la visibilità del ruolo dei programmatori e dei nuovi editori del mondo web deve essere un tema trasparente e visibile. I maestri invisibili che si mostrano solo nel loro pensiero e non nella loro persona devono essere pubblicamente oggetto di analisi e discussione. 

Perché di un film si cerca di capire la vita dell'autore e del regista e del mondo web no? Tra l'altro, sarebbe anche un ottimo mercato per nuove professioni. Per certi aspetti credo che anche le religioni istituzionali stiano generando un po' di caos, in particolare quando si chiudono nel settarismo e quando perdono di vista la mancanza di senso della trascendenza a favore del puro schieramento non detto ma ben comunicato a vari livelli. 

Non esistono buoni e cattivi, in ogni schieramento vi sono buoni e cattivi. Questo solo per far chiarezza onde evitare una ulteriore base di spaccatura tra le tante posizioni delle fedi esistenti. Anche in questo ambito, a tutte le fedi e non fedi, conviene saper comunicare correttamente messaggi precisi e non subdole tattiche di induzione alla paura o alla mistificazione della morte e della vita eterna. 

Ricordo qui che la grande rete web, a tutti permette di approfondire in modo corretto o addirittura anche sbagliato! Allora? Se come ho già prima affermato, dovessi morire oggi, personalmente, è vero che tranne che nei film, tv e libri di storia, di guerre ne ho solo sentito parlare, ma so bene che ancora oggi in vari angoli del mondo gioiscono armieri per le morti ingiustificate di pochi folli. 

È vero che ho visto l'italietta divenire Italia, ma è pur vero che ancor oggi sento parlare di mafie, mafiette, e sotto prodotti di mafie racchiuse in vari club protetti da lobby più o meno oscure che nei loro piccoli grandi privilegi temono tutto. È vero che sono nato quando l'Europa nasceva, ma è pur vero che ancora spesso sento troppi parlare che era meglio prima, per ... e via giù ognuno con a sua personalissima esperienza che non capisco proprio cosa c'entri con i processi storici. 

È vero che ho visto generare una nuova moneta, ma vedo anche che i più temono la bimba appena nata, anziché pensare a come debbano farla crescere bene e sana. Solo pochi samurai e prodi guerrieri monaci da soli combattono contro i fantasmi delle paure dei molti, che in alternativa sanno solo riproporre il passato! Incredibile ma vero!! 

È vero che ho visto fare conquiste dei meno agiati, ma mai come ora sto vedendo tanti ex agiati che stanno peggio degli ex disagiati. Poi, mai come ora, vedo che tanti ex disagiati, hanno dimenticato i loro valori storici sono ormai anche tanti di loro, gente chiusa nel loro bozzolo e possibilmente meglio se in silenzio ma sempre tutti contro tutti. 

Non solo, pochissimi di questi sanno vedere o appena percepire e condividere progetti e programmi con la massa dei neo disagiati non classe, non nulla, senza storia solo perché nuovi disagiati per giunta senza identità e quindi lasciati ancor più soli. 

È vero che ho visto nascere e svilupparsi la tecnologia e le scienze insieme alle diverse forme di comunicazione, ma sto vedendo che l'uomo stupidamente ora teme ciò che egli stesso ha creato di utile. Non solo contemporaneamente ora ne è vittima e ignorante. Quanti davvero sanno usare ad esempio un costosissimo i Phone, tablet ecc.? In tanti possiedono un aggeggio del genere, ma solo pochi sanno cosa farsene davvero. Quanto caos per interrogare il nostro vero essere!

È vero che ho avuto modo di cercare di capire le tanti fedi che ci sono, ma sento solo altrettanto dolore perché si incita più alla fade per abbonare quante più anime possibile per il proprio schieramento, anziché vedere in che modo aiutare l'uomo di ogni cultura alla ricerca della propria vera spiritualità più adatta alla sua vera dimensione, alla ricerca della propria vera spiritualità; come? Bene, si facciano avanti i veri santi, saggi e illuminati di ogni parte dei vari "schieramenti" istituzionali e millenari esistenti. Tutti hanno forze sane.   



La vita degli esseri 
è simile al galoppo di un cavallo. 
In ogni suo movimento si modifica, 
in ogni suo istante si sposta.
Voi mi chiedete quello che dovete fare 
e quello che non dovete fare? 
Lasciatevi andare 
alle vostre trasformazioni naturali.
- Zhuangzi











Nessun commento:

Posta un commento